Epidrammi, di Salvatore Ritrovato

Epidrammi, di Salvatore Ritrovato.

     

    

Salvatore Ritrovato (San Giovanni Rotondo, 1967) ha pubblicato diverse raccolte di versi: fra le ultime il leporello, con illustrazioni di Siganda, Cercando l’isola (FiorinaEdizioni, 2017), e la plaquette La casa dei venti (Il Vicolo, 2018). Tra i suoi lavori critici e saggistici (su poesia e paesaggio, cinema e letteratura, canoni e antologie, il madrigale cinquecentesco, Volponi ecc.) si segnala la nuova edizione riveduta e ampliata de La differenza della poesia (Puntoacapo, 2017), raccolta di vari interventi di critica militante sulla poesia.
Vive a Urbino dove insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università “Carlo Bo”, e Scrittura creativa presso l’Accademia di Belle Arti.

      

Epidrammi

   

*

    

Fra loro somigliano come fili d’erba che orlano un prato.
All’ombra di ogni filo si aggrappa un germoglio
qualche seme cade qua e là in un giro di corrente
e alla mattina il giorno che illumina la rugiada
appare come una nuova età della vita.
Ma tutto, in ogni giardino, dura niente.
La notte ci inghiotte nei suoi sogni e nessuno
saprà di quella tenera erba dove il tempo è volato.

    

*

     

Da anni passo davanti allo specchio e non vedo nessuno.
Chiamo un po’: “Ehi, laggiù!”…Forse è nascosto.
Sarà andato a prendere un caffè, torna dopo. Aspetto.
Certi giorni però non puoi mollare, il trent’aprile è uno di questi.
Poteva essere un altro giorno e hai voglia a chiamare Giorgio o Roberto
quell’immagine nello specchio in cui oggi mi leggo
o mi’illudo: laggiù, non c’è nessuno.
A parte il tempo, che è già alle mie spalle, come un muro.

     

*

      

Ogni giorno mi sforzo di riassumere quello che ricordo.
Scrivo qualcosa, e il resto lo metto sotto vuoto
in una parte che dimentico del cervello.
Proverò a cercare dove, inutilmente, da domani.
L’acqua, se provo a fermarla, mi lascia una goccia tra le mani.
Qui niente, invece: aspetto solo di rivivere quello che cancello.

      

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per i giornalisti di Charlie Hebdo

    

Quante matite nel mio portapenne, ancora ben affilate.
Ognuna, nel suo silenzio, custode di una parte della mia libertà.
Come ho potuto cancellare ad una ad una le loro strade?
Chi sa dove portavano. Molte forse a casa, qualcuna nell’aldilà.

     

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Per colmare il vuoto dentro gli uomini si riempiono di cose.
Ma a Natale noi vorremmo soltanto avere un po’ di neve in più
qualche giorno di luce bianca sul vetro che si screpola di ghiaccio.
La neve che cade sulle mani come una nuvola di rose.

      

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ai mai caduti e ai mai reduci (come Dio?)
di tante grandi inutili guerre

      

Forse è stato in una campagna di Russia che ti sei disperso
e ora è inutile cercarti, frugare in ogni ripostiglio
della casa dimenticato al tuo ritorno, in ogni angolo
della terra: inutile percorrere tutto l’universo.
Dovunque tu sia stato non esisti.
A cosa serve avere in tasca l’armistizio, angelo mio
custode, e aspettare calmi quando non ci si è mai visti?

       

*

    

Siamo sopravvissuti al silenzio di tanti anni
ma non alle distanze, e spingi le parole in una nuvola di scuse.
Ora è difficile attraversando fusi di sogni e nubi
distinguere gli ordini del fato dalle indicazioni della fortuna
e scoprire il miracolo (un film? un ballo?
un viaggio mai terminato?) che ancora ci accomuna.

      

*

     

Come sempre, un giorno che vorrei sotterrare
è l’ultimo, quello che non potrò mai santificare
con il lavoro, la poesia, la voglia di fare:
l’ultima foglia che si stacca da un ramo
e prende terra ai piedi dell’albero
infreddolito da mesi, nell’ombra del suo scheletro.
Sono tanti i rami nudi, alcuni spezzati.
E piove, e domani, anno nuovo, sarà un pantano.

       

*

     

Nel ricordo di una sosta postprandiale
dove Frank Zappa, appeso a un manifesto
sorvegliava l’attesa sulla tazza del gabinetto

    

Vi è un disegno uguale anche se imperfetto nella vita:
basta attendere, trovare un angolo
remoto come questo, dove riconoscere
il forte e laido odore della morte e interrogare
impaziente sulla riva della vasca
i flutti che precipitano nel gorgo finale.
Schiatto? Ce la faccio? Ecologia della persona
o trita (ma che vende) egologia di un mona?

     

*

 

Dreams are Dreams, Lara Steffe, 2015

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