Farmacie, poesie di Christian Tito

Farmacie, poesie di Christian Tito.

   

   

Christian Tito è nato a Taranto e lavora a Milano come farmacista. Chitarra e voce della band Xyma attiva christian tito  2dal ’96 al 2001 e’ autore dei testi che cominciano progressivamente ad avvicinarlo alla poesia. Qualche anno dopo pubblica: “ Dell’essere umani” Manni 2005 e “ Tutti questi ossicini nel piatto” Zona 2010.  Regista dal 2006 di numerosi cortometraggi, alcuni dei quali presenti in vari festivals nazionali ed internazionali, in particolare “I Lavoratori Vanno Ascoltati” si avvale della propria poesia e di quella di Luigi Di Ruscio per narrare le fatiche degli uomini segnati da una vita di lavoro in fabbrica incentrato su Taranto e sulla famigerata Ilva.

    

  

  

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FARMACIA 73. (INGANNI)

Hanno giacche e fretta gli uomini del viagra
un po’ d’imbarazzo in chiunque compri profilattici
più grande di giorno in giorno l’esercito del tavor
hanno le pupille come due puntini gli eroinomani,
ma le insuline sono per il loro cane
sempre nell’altra borsa la ricetta della pillola
si chiama Carlo il re delle feci…
è tutto ciò che oggi mi diverte.

***

Farmacia 43

Corrado entra
chiede acqua
rivotril
e qualche goccia  d’amore

Andrea mi ricorda
che i titoli non fanno l’uomo
né lo studio
l’intelligenza

entra in Cuoco
stanca umanità
che se non puzza
odora di miseria
e rivendica il suo diritto a esistere e maledire
la sorte o almeno l’a.s.l. , il governo
e questo fottuto quartiere d’inferno

entrano i vecchi
a chieder della bionda
che sempre cortese ( pagandone le spese…)
nei loro sensi ridonda

entrano in dicembre
due disgraziati col cacciavite in mano
a chiedere i soldi cresciuti in cassa
che se non saranno in cella
anche loro dovranno fare
i regali di natale

esco io sempre nomade
in Milano

l’avrei giurato:
qualche altro quartiere
mi chiamava pian piano

***

FARMACIA 78
(o 43 parte seconda)

Il farmartista non può essere fermo
un movimento continuo
rimbalzato tra i quartieri di Milano
versi scritti proprio in questo istante
e a questo rigo l’istante è già diverso
e passo le mie ultime quattro ore nella 43
perché la prossima è la 78
queste ultime ore di turno a saracinesca chiusa
ma siamo aperti c’è il cartello suonare
vorrei salutare un po’ di clienti
ma niente Corradi
niente vecchietti maleodoranti
niente di niente forse è la neve che cade
e tutti tiene a casa tranne i drogati in cerca di neve

ed eccomi
io da una parte
il drogato dall’altra
e a dividerci solo un po’ di fortuna
ed è come la loro la neve di Milano
bianca ma una volta sciolta mostra la sua anima nera
come dice Luigi
Luigi ha proprio la faccia e il corpo della sua poesia
la gioia e l’angoscia
donazione totale per la speranza del mondo
la speranza mia almeno
e chi sono tutti questi poeti? Che dicono?
Perché è da tre ore che giro nel web e quanti nomi
e quante parole nella poesia nostra!
Meno male che io non ci sono
felicemente inesistente tra di voi
e se anche i miei lettori sono inesistenti io vi giuro che esisto
e se sono io a leggervi viene voglia anche a me di drogarmi
e se continuo a scrivere poesie mentre vengo pagato per darvi medicine e consigli?
E se per caso esistesse un lettore capo infiltrato?
E se poi mi licenziasse perché non produco soldi ma poesie?
Quando esco mi rotolo nella neve.

***

FARMACIA 48.
(ELA RAP)

Ela
sta
sul bordo di strada
di questa città
e dopo che molti
entrano in lei
lei entra da me
a chieder le pillole
che salvano i suoi
che stanno di là
ad est della costa
di questa sua vita
vissuta a metà
tra il sogno d’un meglio
di uno spiraglio
e la cruda realtà
e pensan che lei
sia venuta fin qua
in cerca d’amore
e di dignità
e non sanno che aspetta
senza speranza
senza calore
senza rumore
sul bordo di strada
di questa città

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2 thoughts on “Farmacie, poesie di Christian Tito”

  1. In piazzale Cuoco ci abita un mio carissimo amico. Per cui, quando passo dalla Svizzera tedesca e capito a Milano, ci vengo spesso. Avessi saputo che lei, Poeta, lavorava là, mi sarei comprato la mia dose di Xanax nella sua farmacia. Così magari me la dava senza prescrizione. Detto questo, devo ribadire la mia meraviglia di fronte a una poesia tanto spontanea, ironica, leggera e di consistenza che solo Tito e pochissimi altri sanno fare in Italia. Una poesia di cui questo paese, affollato da pseudo filosofi malati di grafomania, ha davvero bisogno.

  2. Gentilissimo signor Damaggio, intanto devo ringraziare lei e la sua cordiale amica Claudia se mi trovo a risponderle in questa sede. Che dire? Intanto grazie poichè a causa della mia pigrizia e tendenza all’autosabotaggio, queste sono occasioni rare pur se molto gradite. Poi: il suo amico che abita in piazzale Cuoco sarà mica quel Ninetto che penso io? Altrimenti chi? Li conosco un po’ tutti… Ad ogni modo sarebbe molto bello se un giorno passasse dalla farmacia a chiedermi sostanze psicotrope di varia natura. Sono ferratissimo. E se fosse il Ninetto, l’aspettiamo al Vivà di piazzale Corvetto ore 13,00 per pizza con acciughe. Cordialità e infinite grazie per le bellissime parole spese per le mie cosette. un abbraccio
    Christian

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