Favoletta, poesie di Marco Saya

Favoletta, poesie di Marco Saya.

   

   

discussione

litigavo con la Morte, oggi. le chiedevo il senso
di questo sbattimento per arrivare a fine mese
o alla terza settimana, visti i tempi. e poi perché
con tutto questo spazio nell’universo ci si affollava
in un unico gramo buchetto nero che ciascuno poteva possedere
il proprio senza dover sopportare l’altrui villania.
sogghignava la scellerata canticchiando:

Non ti scordar di me la vita mia legata è a te
c’è sempre un nido nel mio cuor per te

***

beffa

può essere improvviso
quello sbattere della vita.
nella folata si stacca il quadretto
e tu, lì dentro, ti guardi mentre
precipiti invece di salire.

***

favoletta

e poi non rimaneva nulla
che non fosse stato già riferito
alla tuttologa e spensierata congrega
dell’usurato fraseggio,
amico del turpiloquio.

eravam tre piccoli porcellin
eravamo tre fratellin
mai nessun ci poté dividere
tralalalala!
 

così mascheravamo la disillusione
per le risposte che, da sempre,
ci bidonavano e le bestie di turno
stupravano la bella olandesina
che, dall’alba della storia,
era perennemente narcotizzata
ignara del bacio di un tortello
e altri ranocchi si erano convertiti
alla vigliacca astinenza
non sapendo quali labbra
ora sfiorare e, tutti, si parcheggiava
in quello stagno fetido,
piattamente in attesa
della rugiada mattutina,
sottile velo, temporaneo,
che ricopriva la colpa
di una ninfea immota.

***

cliché

questa storia del cliché
che è tutto un clichè,
cambiamo almeno l’accento
grave o acuto, un altro sapore
like ma è la solita zuppa. Oh
si stupiscono del cambiamento
ché, anche chè, non hai percorso la retta via.
tollerano il sound quasi uguale
ma non uguale. questa volta
sei perdonato ma che sia l’ultima
e non ti scordar di loro e se
scriverai clicè o clicé scomunicato
sarai per l’eternità dal cliché
chè o ché la scrittura è uguale
solo per i pochi o pòchi o po’chi.

***

canzoncina

dorre_miffa_solla_sido_remi_falla_solfa_mirre
_similaresoldofa_faffafa_faffafa_uno_un_valzer_con_spritz_con campari_o_Pithecanthropus Erectus_o_So What_così era_grazie dei fiori_melensa poesia_torna a Surriento_si sta meglio a Seattle Jimi_ doremifasollasidooooooooo_Spike_fai la cosa giusta_ la musica ribelle_ now’s the time_che si ribelli_ che tutti si ribellino_ cocaine_cocaine_cocaine_il 2014 non è DOCG
_ fa sbocciare la rosa finale O Bomba di Primavera_Yes Gregory_sboccierà_ oh yeah_sboccierà_dorre_miffa_solla_sido dadaumpa_dadaumpa_dadaumpa

***

Marco Saya, un passato da informatico e una vita parallela presente che trascorre tra un grande amore per il jazz, la scrittura poetica e una neo casa editrice. E’ nato a Buenos Aires da papà siciliano e mamma romagnola. A tre anni è stato dirottato a Rio de Janeiro per 5 anni. Quando è arrivato a Milano parlava solo lo spagnolo e il portoghese, l’italiano lo masticava a malapena tanto è vero che una “simpatica” maestra lo voleva cacciare dalla scuola e, poi, come se non bastasse, era anche un maledetto mancino extracomunitario, così lo apostrofava! Durante questi lustri, dopo il diploma al liceo classico Giovanni Berchet e una lunga frequenza universitaria presso la facoltà di Ingegneria Elettronica mi è dedicato per anni al jazz come chitarrista professionista, alla poesia con diverse pubblicazioni e collaborando con diversi siti letterari. Adora leggere e ricercare la caratterizzazione nella scrittura e questo è anche il suo obiettivo come editore, pubblicare ciò che gli sembra degno di nota nell’articolata partitura del versificare poetico.

IF

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