Giacomo Leronni

Giacomo Leronni.

   

Giacomo Leronni è nato a Gioia del Colle (BA), dove vive, nel 1963. È insegnante di lingua francese nella scuola secondaria. Molte sue poesie sono state accolte su riviste specializzate e on-line. Per la poesia inedita ha vinto, fra gli altri, il Premio LericiPea nel 1998. Ha pubblicato Polvere del bene (Manni 2008) e Le dimore dello spirito assente (puntoacapo 2012).

Ci racconti il tuo percorso poetico?

Scrivo dall’adolescenza, ma sono riuscito a trovare il bandolo della matassa solo molti anni dopo. Un lungo esercizio che continua e che, immagino, non sarà mai interrotto. Sono partito, nella sostanza, da posizioni neosimboliste e post-ermetiche, inoltrandomi poi in un territorio più personale, nel quale riveste molta importanza la ricerca spirituale, soprattutto connessa al quotidiano e comunque rispettosa dei percorsi, anche filosofici, della laicità contemporanea. Per il resto privilegio, quando scrivo, un punto di vista che forse potrebbe dirsi metafisico, trascendente o non immanente e preferisco mantenere un contatto indiretto con la realtà oggettiva che mi circonda, che viene prima da me assorbita e poi ritrasmessa sulla pagina grazie a una sorta di trasfigurazione linguistica che costituisce la sostanza del mio stile.

Pensi che esista un nesso tra la tua cifra stilistica e l’ambiente in cui vivi?

Ognuno di noi è il frutto, anche linguistico, dell’ambiente in cui vive. Questo è innegabile. Tutto sta a vedere cosa si intende fare con questa eredità, che potrebbe pesare come un macigno e predeterminare, di fatto limitandolo, un percorso artistico o poetico, oppure costituire l’occasione per rendersi pienamente liberi, quasi un trampolino di lancio verso altre dimensioni dell’essere, del pensare e dello scrivere. Personalmente cerco di privilegiare questa seconda possibilità e, pertanto, pur essendo molto comprensivo e disponibile nei confronti dei legittimi percorsi altrui, guardo sempre con un po’ di sospetto chi scrive chiudendosi nella sua nicchia geograficamente riconoscibile: certo sono nato in Puglia e la cultura della mia regione è indissociabile dalla mia ricerca. Ma sono, innanzitutto, cittadino e poeta del mondo.

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***

Quella passione per gli occhi
come ridondanza estiva
fra un’erta e l’altra
quel nucleo di assedi
edulcorati al meglio
e messo in spalla
ti portavo lontano
e tu eri nata appena
fresca come un ventaglio
di giorni inesprimibili
avevamo volti sincroni
mani da contenere
tutta la nostra febbre.

***

  
Tu giochi con i tuoi universi
tattili, sottrai vene al legno
e così il giorno implode
lustro, irrimediabile.
Hai il fiato dell’onda
la sua vanagloria: luci
tortili che s’insediano
fra cuore e incaglio
dove il vetro ci aspetta
e conta i minuti

per perdersi meglio con noi.

  
***

  
Tutta la grazia finirà
come occhi che in un remoto frugare
inseguono una promessa
intangibile
la notte frusta, la piccolezza
che scivola sulle guance
come acqua divina
tutto si spegnerà con la grazia
che tossisce: una lama
accesa a ricompensa
ma poveri, nudi
e ancora precari fino al sogno
feriti dal tracciato dello sguardo
scomposti, inverni toccati

da un’estasi inoppugnabile.

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