Il cartello, racconto di Loris Maria Marchetti

IL CARTELLO, racconto di Loris Maria Marchetti.

    

     

Il tardo pomeriggio di un giorno di luglio, spietatamente afoso e soffocante, ve ne tornate a casa a piedi come di consueto dopo lunghe ore di lavoro in studio, gravose e travagliate. La stagione è a un punto tale (la seconda decade del mese, già inoltrata), per la calura e lo stress cumulato in tutto un anno, da indurvi ormai pensieri di vacanza, di chiusura – insomma, è ora di staccare, di cambiare finalmente aria.

In vista del palazzo dove risiedete da oltre quarant’anni scorgete qualche cosa di strano sulla destra del portone, a fianco della tavola dei pulsanti dei campanelli, ma non vi preoccupate più di tanto, la vostra mente vaga altrove, del resto verificherete quasi sùbito. Dopo pochi secondi, infatti, vi trovate di fronte al portone e avete agio di appurare che la “cosa” nuova che vi ha blandamente stupito da lontano, l’ “oggetto” misterioso che al mattino, al momento di uscire, di sicuro non c’era, in nient’altro consiste che in un banale cartello di società immobiliare con sopra scritte scheletriche frasi di rito:

VENDESI APPARTAMENTO
ecc. ecc.
METRI QUADRATI
ecc. ecc.
TEL.
ecc. ecc.

To’ guarda – vi viene di pensare – chi sarà mai che ha deciso di vendere. Incuriosito, leggete con più acuta attenzione:

VENDESI APPARTAMENTO
ecc. ecc.
METRI QUADRATI
ecc. ecc.
QUARTO PIANO
ecc. ecc.
TEL.
ecc. ecc.

Beh, strano, strano davvero, quasi incredibile, ma dalla sommaria descrizione vi sembra il vostro alloggio, l’alloggio dove abitate da oltre quarant’anni. E già. E quel numero di telefono, se ci riflettete bene, non vi è del tutto ignoto, vi pare di averlo forse composto, ma non spesso (al massimo due volte), di recente. Corrisponde a una società immobiliare… ma perché mai è in relazione con un appartamento che, a quanto si può leggere, somiglia molto al vostro?

Siete stanco, stordito, contrariato – sulle prime pensate a un colpo di calore o a uno scherzo di qualche vostro famigliare o di un amico amante delle burle («certo, il solito Guglielmo…») – ma poi a poco a poco nella vostra mente si vanno radunando elementi dispersi, frammenti di un processo logico, riuscite in parte a riannodare con un filo sottile di coerenza i tasselli di un ragionamento che avvertivate alieno o che, com’è più probabile, avevate rimosso con fastidio. A fatica, ma con squarci crescenti di schiarite incresciose e stupefatte, vi sovviene che alcuni giorni innanzi, come in un sogno o in uno stato di trance o di ubriachezza o comunque di non perfetta e vigile coscienza, avevate dato mandato a una tizia di parlantina sciolta e maniere sicure ed insinuanti, firmando una carta zeppa di espressioni e di cifre incomprensibili, di porre in vendita il vostro alloggio (nel quale risiedete da oltre quarant’anni, dove avete studiato e siete diventato uomo, dove sono adunati memorie e cimeli di famiglia, dove è spirato chi vi mise al mondo, dove i muri raccontano fedeli ogni giornata della vostra vita, compresa quella sera di un luglio soffocante come questo, quando con sforzo sovrumano evitaste di accostarvi troppo alle finestre sul corso per tema che il richiamo del vuoto finisse per convincervi…) perché esigenze imprescindibili costringono voi e la vostra famiglia a trasferirvi in locali ancora più comodi e spaziosi, in un quartiere più centrale, meglio servito, «più strategico e vivibile per tutti». A voler essere sinceri, è forse un po’ eccessivo trincerarsi dietro i bastioni di una forte e cogente costrizione, ma il ricorso a parole così solenni e impegnative è un espediente (misero, patetico espediente) per dare un crisma di necessità alla decisione. E la giovane signora bruna e tonda, ma melliflua scattante vispa come il diavolo, vi garantì per l’ennesima volta, dopo la doppia firma su quel foglio, che mettendovi nelle sue mani vi sareste trovato in una botte di ferro e che sia per la vendita sia per l’acquisto l’impresa sarebbe stata coronata dalla soddisfazione più totale da parte vostra e dei vostri cari. Tanto per cominciare – aggiunse – fra qualche giorno esponiamo il cartello, così passiamo senza indugi alla concreta fase operativa…

Dopo quel colloquio, avvenuto circa una settimana prima, preso da mille altri problemi e incombenze avevate espulso dalla memoria e dalla coscienza l’intera faccenda – figuriamoci poi il particolare del cartello… Così, in modo affatto inopinato, ci avete sbattuto il naso contro, quel tardo pomeriggio di un giorno di luglio, spietatamente afoso e soffocante, e da quell’ora il vostro vivere ha subìto la metamorfosi più drastica e imprevista, con la complicità di un cambiamento d’aria fin troppo radicale, quasi ai confini dell’insalubre.

                             

diga Verzasca, Svizzera
diga Verzasca, Svizzera

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