Il racconto del mese: Gillette – il meglio per un uomo di Redent Enzo Lomanno

Gillette – il meglio per un uomo

racconto di Redent Enzo Lomanno.

   

  

Se qualcosa proprio non andava giù ultimamente, era quel senso di inadeguato.
Quello strano logorio del mattino, mentre scivolava la schifosa lametta sulla pelle ed il grigio della barba spariva lasciando ancora qualche centimetro arrossato di giovane speranza. Eppure un tempo di quel grigio si agognava il momento. Incredibile come le prospettive della vita, cambino in continuazione , e quasi sempre ahimè, in modo più scuro e triste.
Mi raccontavo allo specchio tutte le mattine, la fiaba del bambino buono.
Di quello che era riuscito tutto sommato a fare qualche schifo di passo in questo mondo.
Che nonostante la sventura infantile, la disgrazia crepuscolare adolescenziale , un pezzo alla volta, un tacco punta , cazzo. Ma nonostante le fiabe che si sa , sono per i bimbi che dormono, per i bimbi che hanno le coperte calde e le mamme splendenti ed azzurre, qualcosa nella rasatura proprio non scivolava. Un po’ come quei bellissimi peli ribelli che sfidano la maledetta forza di gravità e tendono verso l’alto dal collo. Una goduria quei fottuti peletti, come lo fai il pelo e poi contro e pelo, se quelli si girano al contrario?

Tintinnava la voce del solito mattino, con la moto di sotto in garage, che aspettava fredda, il proprio cavaliere armato di casco e valigetta e i tanti  buoni propositi per il grigio ridondante lavoro che sperperava ogni secondo della vita ancora rimasta. Che sì, in fondo un paio di sgommate e qualche penna, magari mi risollevavano la giornata.
Oh la mia moto, il piccolo cuore caldo che ancora mi palpitava da qualche parte.
Spesso tra una barba ed un pensiero, ci volava in mezzo il sogno: uno schianto a 200 km orari. Un colpo secco contro un tir di quelli memorabili, che poi finiscono sui giornali: “ uomo sbarbato si deatomizza sulla tiburtina “ (sottotitolo) l’ultimo pensiero del tale fu: “Ed ora cosa devo pensare in questo frangente, il mio sangue e viscere sparpagliate sulla strada, assumeranno una conformazione consona?” – (Trafiletto al lato) “Nessuno se ne accorgerà, ma di qualche cosa dovremo pure scrivere su questo cazzo di giornale.”

Che tristezza ora questo specchio, queste rughe che scorgo al fianco di una smorfia. Quella faccia che ora osservo un secondo dopo l’altro,  un secondo dopo l’altro  e che non riconosco, non riconosco più.
Mi prendo il caffè, che dopo il dentifricio al mentolo “bianco e subito” mi arricchisco di menta piperita il broncio. Come un albero di natale, di quelli a basso costo.
Perché sì, siamo come alberi di natale, finti e di plastica.
Plastica agghindata a festa di luci e cose inutili
ed ogni nostro passo
si spegne nelle intermittenze

 

4 - Fellini Satyricon

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