Il racconto del mese: “Olio santo” di Giampiero Della Nina

Olio santo

racconto di Giampiero Della Nina

     

Erano passati oltre mesi[1] dall’ultima notte trascorsa in compagnia dell’asino di Boccino, ed il Cignalino continuava a star male. Mangiava pochissimo, perché, in ogni cibo ci sentiva quel terribile odore di stalla.
Si trattava di una penitenza conseguente ad una scommessa, fra i tifosi di Coppi e di Bartali: avrebbero dovuto dormire in quella stalla, per ogni giorno che il corridore scelto dalla parte avversa, avesse indossato la maglia rosa. E siccome Fausto Coppi l’aveva conquistata alla diciassettesima tappa (Cuneo-Pinerolo) per tenerla fino alla conclusione del Giro, i bartaliani furono costretti ad onorare la scommessa e a sopportare la satira dei vincitori.
Era stata scelta quella stalla, particolarmente puzzolente, perché si diceva che Boccino non avesse mai lavato l’asino ed il fetore nell’angustia di quelle quattro mura, era davvero insopportabile, tanto è vero che la prima notte i perdenti non chiusero occhio. Stettero in piedi non sapendo dove sdraiarsi, con la bocca ed il naso rivolti verso quella piccola unica finestra, posta a due metri da terra.
Il più a soffrirne fu sicuramente il Cignalino, che con il suo metro e cinquanta di altezza, era il più lontano dalla presa d’aria.
Essendogli morti entrambi i genitori, viveva da solo, nella seconda corte di Pacconi. Lo tenevano d’occhio i vicini, vedendolo così bisognoso di cure e fu proprio Anna, la moglie del Parigino ad accorgersi che il Cignalino, quella mattina non si era alzato, come al solito, per andare al lavoro. Così avvertì Giorgia ed insieme entrarono in casa per capire cosa fosse successo. Lo trovarono in letto, ancora più verde del solito e con gli occhi lucidi per la febbre. Avrebbero voluto chiamare il medico ma il Cignalino lo impedì: era una questione di stomaco, disse, e presto si sarebbe rimesso, ma neanche lui lo credeva perché era troppo tempo che tribolava ed ogni giorno era sempre peggiore di quello prima.
Un’ora dopo, arrivò Niccolo in corte. Anche lui aveva saputo. Giorgia gli chiese di salire in camera per convincerlo a farsi preparare qualcosa da mangiare.
Niccolo ci provò, ma il Cignalino gli disse che finché gli restava quell’odore nel naso, non poteva buttar giù nulla.  Niccolo, allora insisté che si facesse visitare da un medico.
– Che può fare un medico, con l’odore che ho in bocca e nel naso! – disse il Cignalino, quasi piangendo – se mi fossi troncato un braccio lo chiamerei, ma posso forse chiedergli di guarirmi dall’odore?
Anche Niccolo la pensava come lui e non seppe aggiungere altro.
– Però – continuò Niccolo – un’altra cosa la potresti fare…
– Non mi dire anche te che sono stregato, ammaliato, maldocchiato, perché io ai sortilegi non ci credo!
– No. Io pensavo ad altro – disse Niccolo – pensavo alle guarigioni quasi miracolose della Volpina che tutti avevano dato per spacciata ed invece si riprese, pur vicina agli ottanta, e qualche mese dopo, addirittura, mise il dente del giudizio…. Pensavo a Clelia …. Anche lei era andata a morte, per quel mal di cuore senza rimedio … ed oggi, invece, sta meglio di me, che potrei essere suo nipote! E perché non pensare al Cherubino, volato dalla finestra… ed al Melenso che appena tornato dall’America, aveva avuto un infarto, e per tutti era morto, tanto che sua moglie chiamò il prete e non il medico…
Il Cignalino, sempre con gli occhi lucidi, aspettava disperatamente la conclusione e Niccolo lo accontentò.
– Olio Santo! – disse.
– Olio Santo? -chiese il Cignalino.
– L’Olio Santo fa miracoli… Tutte le persone, di cui ti ho parlato, si sono riprese a meraviglia, soltanto dopo la somministrazione dell’Olio Santo: tutte! – ribadì.
– Ma il prete vorrà…
– Vorrà cosa? Vado io stanotte a chiamarlo e gli dico che si precipiti perché tu rischi di morire senza i conforti religiosi. Lui verrà qui, ti troverà nel letto e ti garantisco che se stanotte ti manterrai come ti vedo adesso, ci crederà… eccome se ci crederà!
– Sono messo così male? – chiese preoccupato il Cignalino.
– Peggio – rispose Niccolo, più che convinto, perché il suo amico sembrava davvero un cadavere. – Forse è il caso che tu provi a buttar giù qualcosa per sperare di arrivare a stanotte… in attesa dell’Olio. Giorgia è giù che aspetta… Le dico di prepararti un brodino?
– Va bene – acconsentì il Cignalino – ma tu dopo, torna su, perché io non voglio star qui da solo…
– E per il prete, siamo d’accordo?
– Porterà sfortuna? Scherza con i fanti ma non scherzar con i santi, diceva mia madre!
– Ma quale sfortuna…  Se me lo desse, lo prenderei anch’io, tanto per farti compagnia!
Il Cignalino bevve la tazza di brodo che Giorgia gli aveva portato e poi si addormentò, sfinito.

Erano da poco passate le sei del pomeriggio quando il Cignalino, riuscì ad aprire gli occhi. Sebbene avesse dormito tre ore, appariva più spossato di prima.
– Io vado a farmi vedere dai miei e a mangiare qualcosa, poi ritorno – gli disse Niccolo, sperando di riuscire a farsi capire – Ti ricordi dell’Olio Santo?
– Si.

Quando Niccolo tornò, erano da poco suonate le otto ed il Cignalino rantolava. Provò a scuoterlo, e soltanto alla terza volta, gli sembrò che l’amico aprisse un occhio. Ebbe davvero paura e si precipitò giù per le strette e ripide scale. In corte si imbatté in Giorgia e le disse: “Corro a chiamare il prete!”
Giorgia si mise le mani tra i capelli e cominciò a strillare, tanto che si aprirono tutti gli usci della corte e ne uscirono Gianni, Anna, il Parigino, Ida, Chiodo, Gigliola, Giaccò, le sorelle di Anna, suo padre e sua madre e perfino Savina ed il Sagrestano, che, per far prima, arrivarono in corte attraversando la casa di Ida.
Giaccò, intanto, si era messo per traverso all’uscio impedendo agli altri di entrare: non era il caso di affollare la camera di un moribondo.
Il proposto arrivò dopo una decina di minuti, accompagnato da Niccolo. Salutò con un cenno del capo i presenti e salì in camera e dalla finestra che dava sulla corte, chiese a Savina, l’unica donna che frequentava assiduamente i Sacramenti di recitare le litanie della Madonna.   Così Savina, con quel po’ di latino conosciuto alla sua maniera, iniziò, mentre gli altri ripetevano: ora pro nobis.
– Santa Maria, ora pro nobis;
– Santa Mater Dei, ora pro nobis…
proseguendo così fino in fondo.
Niccolo, non visto dal prete, che non ammetteva nessuno mentre somministrava l’Estrema Unzione, si fermò sulla soglia di camera mentre il prete ungeva d’olio la fronte e poi le mani del moribondo, e poi i piedi, biascicando una preghiera in latino con tante “esse” in finale, per cui Niccolo non capì neanche una parola.
Poi il prete si inginocchiò a fianco del letto con le mani congiunte e lì stette alcuni minuti, come se aspettasse che il Cignalino si riavesse. Poi si rialzò, si fermò in fondo al letto e da lì impartì la solenne benedizione.
Niccolo scese di nuovo in corte prima che il prete si accorgesse di lui.
Giaccò che confidava in una risposta rasserenante del proposto, esperto più del medico, in fatto di moribondi, per averne visti tanti, gli chiese con somma deferenza come vedeva il Cignalino. Se la sarebbe cavata?
Per tutta risposta il prete allargò le braccia volgendo gli occhi verso il cielo e disse: “Dio dà e Dio toglie”! Con quel gesto, quelle parole disse tutto e non disse nulla, ma tutti capirono che il Cignalino ce ne aveva ancora per poco.
Così Giorgia chiese a Niccolo se avesse fatto lui la nottata, perché nessuno, ma il Cignalino in particolare, non poteva andarsene senza il conforto di un amico. Niccolo confermò la sua presenza e Giorgia gli disse che gli avrebbe preparato una tazza di caffè Frank.  Al che, lui salì di nuovo in camera.
Si mise ad osservare il Cignalino, quando questi aprì un occhio e disse: “Come sono andato?”
– Perché fingevi?
– No: ho soltanto esagerato un poco, anche per non mettervi in imbarazzo…
– Lo prenderesti un po’ di caffè? Giorgia me lo porterà a momenti…
– Domattina! Non vorrei che giù pensassero ad un effetto troppo pronto dell’Estrema Unzione. Adesso sto molto meglio.

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[1] “Oltre mesi” è un modo di dire toscano che significa “molto tempo”

 

     

Ksenja Laginja, Il cacciatore di sirene, 2019

 

 

 

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