Il senso di questo stare di Alessandro Dall’Olio. Note di lettura di Paolo Polvani

Il senso di questo stare di Alessandro Dall’Olio, L.S. Gruppo Editoriale. Note di lettura di Paolo Polvani.

   

   

Il cammino della poesia dispone di un numero illimitato di direzioni. Disseminare inquietudini, porre domande, costellare il percorso di dubbi costituisce una delle possibilità, e Il senso di questo stare, secondo libro di Alessandro Dall’olio,  conduce felicemente a termine la sua missione, fin dal titolo, che suona come un interrogativo che parte dal profondo, fin dalla prima, brevissima poesia, che è una domanda diretta e impietosa:

-Ti hanno mai amato come meriti ? / per tutta la durata di un amore ?-

Da segnalare che nel volume sono cinque le poesie che si concludono con un punto interrogativo, due terminano con la parola – forse -, e a pagina centoventisei da notare l’ultimo, efficacissimo verso: – per quelle lunghe notti tra le domande delle cicale -.

Il titolo suggerisce l’imbocco di almeno tre strade, tre direzioni che tendono a sovrapporsi e a integrarsi.

Il senso come uno dei cinque sensi. Nei testi emerge quasi ossessiva una tensione, una volontà di ascolto, un’attenzione che solo nell’udito trova il suo riscontro pratico, come se esistesse una voce sotterranea parallela alle cose, – l’eco di un canto che non senti -.

E’ il silenzio il terreno che regala fertilità al suono ed è intorno a questa parola che spesso si sostanzia e cresce la poesia: -non ti accorgi che parlo / solo / per colmare i tuoi silenzi ? –, oppure:  – di quando il silenzio interrompe i sospiri – e anche:  – dove sono i silenzi – tra le grida del mercato ? . –

ERWITT BACIO 2Il silenzio dunque come attesa, come il vuoto della fertilità, come la strada che condurrà il messaggero che reca le risposte, luogo metaforico nel quale far risplendere il perenne punto di domanda:  -Mi sono lasciato lì, – fasciato di silenzio, / spiazzato a cercare di capire. –

Tutto il libro non è che un aggrapparsi a questo cercare di capire, e costituisce la seconda via del senso: la direzione.   – Chissà se senti il frastuono / che fa la mia scrittura -. Questi versi ci regalano le coordinate del lavoro di Alessandro, l’indirizzo verso cui si dirige, quella direzione dove – slitto verso altre derive a orecchie tese -. L’indirizzo sono – questi fulmini / che ci fanno scrivere -. Dunque la scrittura come arteria privilegiata, via di comunicazione in cui immettersi – per togliere questa paura / che ha sempre un appuntamento sull’agenda-.

La scrittura come luogo di sincerità, perché nello scrivere non c’è bugia, anche se a volte l’alfabeto s’inceppa, si silenzia, e la parola si arrende a una pura visione.  La scrittura come luogo di liberazione:  – Scrivo per sgomberare questo portarti ovunque -.

Perché forti come schiaffi sonori arrivano le parole, perché è nell’esattezza dell’essenziale che la parola si carica di nuova energia, di un’elettricità al cui bagliore s’illuminano le magie dell’infanzia.

–         Forse in queste parole c’è / più delle parole -.

E infine il senso come significato, come cuore ed essenza dello stare. Qui maturano i frutti del lavoro di Alessandro, e si offrono al lettore come possibilità, come suggerimenti prestati in punta di piedi e con la delicatezza di chi rifugge dalla tentazione di essere assertivo, esattamente come quei frutti che pendono dai rami e si offrono alla mano curiosa e affamata del viandante:  – Entrare in chi ci è diverso / con il fiato sospeso di un saltimbanco -.

Si tentano risposte che vanno in questa direzione, il senso di questo stare è la consapevolezza che – Non c’è abbastanza bene per tutti- e che  – ci vorrebbe altro bene / si carichi nelle stive / si scarichi in ogni porto-.

Altro messaggio che il lettore potrà cogliere come un frutto pendente è – imparare a capire / che tutto quello che c’è / è un privilegio -.

Infine l’amore come senso ultimo e profondo, come missione possibile, come stella polare suggerita per indicare la direzione del cammino. Come centrale elettrica da cui si irradia ogni possibile energia, ramificazione da cui trae forza e giustificazione il senso di questo stare, aspirazione e insieme devozione. Scrive molto efficacemente nella bella postfazione Maria Luisa Vezzali: “la  fedeltà del poeta non indugia, non deflette, permane nella sua salda condizione di devoto. Inabissato e innamorato”.

In queste poesie abita una bellezza sotterranea ma anche visibile, che si manifesta nell’atmosfera complessiva del libro ma anche nel concatenarsi dei versi, e che insieme all’amore si evidenzia come destinazione finale e senso dello stare della poesia.

–         I nostri baci sono un po’ dappertutto. Non vorrei smarrirli –

Libro di interrogativi e di affetto, ricco di passaggi intensi e di splendidi doni.

ilsensodiquestostare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: