In sogno tu m’appari, poesie di Gabriella Sica

In sogno tu m’appari, poesie di Gabriella Sica

       

         

Necropoli  

 

Stiamo sovrani su un altro mondo
esteso e ignoto sottoterra
un’immensa necropoli sconosciuta
cresce di anno in anno
è fatta di arbusti erbe e terra
di calde egregie cose
di famiglie intere e persone
ciotole e cucchiai ci serviranno
una matita per gli appunti
chissà su cosa se non si vive
uno specchietto ovale lustro
e qualche orecchino per farci belle.

 

Inedita, settembre 2019

*

 

In sogno tu m’appari
mi stai con un balzo sopra la testa
mi parli nel sonno:
“Tu dormi, sorella? Pene e dolori
deponi, smetti angustie e paure
coraggio, ah gli inutili lamenti
sta male dire sempre cose vane
muta ricordati muta
non si può che stare muti
nel coprifuoco oppressi
hai visto come sono stato muto
mai una parola una lagnanza
ero una porta sprangata.
Le tue care oche non sono fuori
stanno beate dentro casa
a sgranocchiare il grano
e non c’è qui un’aquila a puntarle 
dal becco adunco
impietosa sul punto di accerchiarle”.  

“Ma tu che vieni da lontano,
solo questo sai dirmi un soffio
e subito fuggi via
lasciami un segno da decifrare
se e quanto laggiù soffri.
Ah quante le parole di un tempo!
Perché non mi dici cosa ti succede?
Eppure ci sarà pure una breccia!
Non sai dirmi né se sei davvero tu
se tutto questo è vero come appare,
sei qui in sogno o sei l’ombra del vero?
E intanto si chiudono alle tue spalle
le strette oscure porte
una di corno e l’altra d’avorio.
Non è diverso dalla veglia il sogno
accordare presenza 
e assenza. 

 

28 dicembre 2016 

 

da Tu io e Montale a cena, Latiano (Br), Interno Poesia, 2019 


*

Provo ad abbracciarvi uno per uno
nella grigia sotterranea nube
tre volte mi avvicino a voi
miei amati miei cari amici 
larghe apro le braccia 
nella fitta gravosa coltre di nebbia
stringo fumo e vento 
fino a che mi sveglio
ricordando il sogno e il vento
con le mani vuote al petto.
Non altri che me abbraccio 
non altro rimane di quanto è stato
se non il radioso ordito di un sogno 
affollato di volti fatti d’aria. 

 

da Tu io e Montale a cena, Latiano (Br), Interno Poesia, 2019 

        

 

Gabriella Sica, originaria della Tuscia, vive dall’infanzia a Roma. In modo defilato e tuttavia sempre presente, partecipa al mondo della poesia italiana contemporanea fin dal 1979 quando ha esordito su rivista, in particolare su “Prato pagano”, da lei fondata e curata, su cui nel 2018 la Biblioteca Nazionale di Roma ha allestito una mostra, “Prato pagano e la poesia degli anni Ottanta” e il convegno “Prato pagano. Il futuro nell’antico”. Dopo le Poesie per le oche, pubblicate con la prefazione di Giovanni Raboni nell’Almanacco dello Specchio (1983), nel 1986 esce il suo primo libro, La famosa vita. In versi sono poi usciti Vicolo del Bologna (1992), Poesie bambine (1997), Poesie familiari (2001) e Le lacrime delle cose (2009). È appena uscito Tu io e Montale a cena (2019).
Ha ricevuto il Premio Internazionale LericiPea” per l’Opera poetica nel settembre del 2014.
Tra i vari libri in prosa Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi (2000),  Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010) e Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015). 
Nel sito ufficiale, www.gabriellasica.com/, si possono trovare sue poesie, alcune traduzioni, notizie, interviste e informazioni sui libri e sui video realizzati per la Rai dedicati ai poeti del Novecento.  

 

       

Ksenja Laginja, Cthulhu’s Spring

 

 

 

 

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