Intervista a Alessandro Canzian poeta e titolare di Samuele editore

Intervista a Alessandro Canzian poeta e titolare di Samuele editore, a cura di Paolo Polvani.

                            

                           

In questo numero vi proponiamo un’intervista a Alessandro Canzian, poeta ed editore. A seguire, un articolo con alcune sue poesie.

   

Come si è manifestato per te il richiamo della poesia?

Tu scrivi:

Dicono che la poesia sia grande
quand’è necessaria
quando te la chiede il mondo..

Quale poesia chiede il mondo ad Alessandro Canzian ?

ale2Questo il realtà è un po’ buffo. Perchè di fatto il mondo non chiede nulla ai poeti, tantomeno a me. Spesso anzi se i poeti mettessero via la penna o il computer farebbero un favore al mondo. La poesia è in fondo questo: una cosa inutile. Ma questo non vuol dire che una cosa che è inutile non possa diventare necessaria. Non intendo la creazione di nuove necessità, quasi a livello consumistico, ma la creazione di risposte a domande che non ci poniamo, o che ci poniamo saltuariamente nella vita, ma che esistono. E nel momento in cui la poesia diventa risposta concreta ecco l’uomo si accorge che quella risposta era fatta apposta per una domanda che lui aveva e non se ne rendeva conto. Un in più assolutamente inutile prima e assolutamente necessario dopo. Una crescita. Per passare alla mia di poesia, o meglio ai miei versi, il mondo ancora non ne ha bisogno nemmeno dopo che li ho scritti e fatti leggere. Forse un domani, lo spero. Quello che sento io di dover dare, quando ci riesco, è una bellezza che in qualche modo compensi le cose difficili, le cose brutte anche, della vita. È un affondo nell’umano così umano da dire guardate che noi siamo così, inutile che vi illudiate tanto, e guardate che questo “così” ha una sua bellezza irrefrenabile. Forse dovrei dire cosa chiedo io al mondo sul lato poesia. Una salvezza, una compensazione. Molto semplicemente un dire: ho una vita complicatissima e faccio spesso errori, ma lascio al mondo qualcosa di bello.

Scrivi:  – Le montagne sembrano capelli..–  Che rapporto hai con il paesaggio ?

Il paesaggio, da friulano quale sono, è una componente essenziale della poesia. Il paesaggio è la nostra realtà, il nostro dialogo, è parte dell’umano stesso. Per me è un elemento che muta continuamente, si antropomorfizza, diventa metafora di una presenza quanto di un’assenza. Il paesaggio in effetti è una solitudine, è un essere con cui ti rapporti ma che non ti risponde. Che attraverso i tuoi occhi sa prendere forme a te care. Dicendoti comunque qualcosa, ma all’interno di un sistema talmente complesso (il mondo) che ti restituisce anche la misura e l’eventuale necessità del discorso che hai in mente. Poi insomma, bisogna anche riconoscere che la natura è da sempre lo strumento privilegiato degli uomini. Banalizzando, a una donna amata si regala un fiore, le si dice che è bella come il sole o la luna. Percorrendo sempre il medesimo banale percorso, ma andando più a fondo con lo sguardo, ecco che i capelli della donna possono assomigliare a delle montagne. Oppure le montagne assomigliare ai suoi capelli, perchè lei non c’è più e ciò che abbiamo (ho) davanti sono solo le montagne.

Nella tua poesia emerge un’attenzione, una dolorosa tensione verso le persone.

Si. Le persone sono quelle presenze o assenze che ci sono necessarie. Non possiamo vivere da soli. La solitudine di fatto non esiste (i monaci che pretendono una solitudine in realtà hanno la compagnia di Dio, o della sua idea). La poesia stessa non può esistere da sola perchè ha necessità di un lettore. Le persone nella mia poesia posso immaginare (ma è un’autoanalisi, brutta) siano dei tu con i quali creare differenti dialoghi. La poesia è dialogo, e si nutre di dialogo, quindi di tu. È una sorta di umanizzazione del logos. Che è la poesia. A un livello più personale per me le persone sono gli esempi e gli accidenti delle difficoltà della vita, che poi danno modo al verso di nascere. In questa dimensione diventa una tensione dolorosa. A volte nata per cercarle, a volte per capirle cercando così di capire qualcosa di più grande.

Nel Friuli si registra una felice concentrazione di poeti, in dialetto e in lingua. Pensi che sia solo una fortunata coincidenza ?

No, queste cose difficilmente nascono per caso. Certo un po’ di coincidenza credo sarebbe sciocco negarla, ma dobbiamo riconoscere al Friuli e al nord est tutto una preparazione pluridecennale che ha fatto vivere, ha fatto mangiare, ha fatto respirare poesia. La mia generazione è nata con alle spalle grandi autori, è cresciuta con gli eventi letterari, ha cominciato a interagire in età più o meno adulta con le grandi manifestazioni letterarie. Un poeta padre fra tutti è Zanzotto. Un evento letterario fra tutti sono quei bei laboratori letterari a Cordenons e Montereale Valcellina negli anni ’80 (per parlare di una cosa pordenonese, che mi riguarda da vicino). Poi c’è Pordenonelegge a non solo, Trieste Poesia, Acque di Acqua, Notturni di_versi, e via dicendo in una moltitudine di cose che hanno dato modo alla gente di crescere con la poesia. Personalmente devo i miei primi esperimenti a due poeti pordenonesi: Ludovica Cantarutti e Gianni Di Fusco (venuto quest’ultimo a mancare pochi anni fa).

Com’è nata l’avventura di Samuele edizioni ? e come sta andando ?

LogoLa Samuele Editore nasce con l’avvento di mio figlio, Samuele. Da cui ovviamente il nome della Casa. Al tempo ero impegnato in un’azienda tessile nella quale i miei tentativi di crescita professionale, caldeggiati devo dire dalle diverse direzioni, erano poi arenati a causa della crisi. Con la consapevolezza che stava per arrivare un bambino ho ripreso in mano i miei studi sulla poesia pordenonese di quando ero ragazzo e ho ricontattato Ludovica Cantarutti per un confronto e aiuto. Da quell’idea è nata una Casa Editrice che nel tempo è stata fortunata a incontrare ottimi autori e ottime persone che ci hanno aiutato a crescere. Abbiamo fatto anche degli sbagli, ma tutto sommato le cose positive superano di gran lunga le cose negative. Per il futuro immediato abbiamo ottimi progetti in ballo. Come sta andando? Purtroppo non bene. Non dimentichiamo che una Casa Editrice vive se vende libri, e di libri se ne vendono sempre meno. Tanto i colleghi che stanno chiudendo o cambiando natura dell’attività, tanto i colleghi più grandi che stanno riducendo personale e commissioni. Per ora comunque andiamo avanti, e speriamo che le persone aumentino la percentuale dei loro acquisti sulla base delle nuove proposte che stiamo facendo, non ultima quella degli ebook.

Quali criteri deve possedere una poesia perché venga presa in considerazione ai fini della pubblicazione?

Ogni opera è un essere a se stante. L’unico criterio bene o male iniziale, e che sfronda i libri alla prima lettura, è quello del messaggio (il libro dice qualcosa o è solo un’espressione emozionale dell’autore? O come si diceva prima il libro dice qualcosa al mondo?). Cadute retoriche, banalità, in realtà sono caratteristiche passibili di lavoro se si riconosce nell’autore un qualcosa da dire. Ovviamente poi sta all’autore accettare o meno quello che è un editing pesantissimo e molto invasivo nella sua opera. Che resta sempre sua e deve rimanere il vestito che più lo identifica, ma il confronto e il porre diverse prospettive porta spesso a una crescita positiva del libro che, non dimentichiamo, ha il logo della Samuele Editore sopra. Che poi esistano diverse definizioni di poesia lo possiamo accettare e quasi lo promuoviamo. Pur rimanendo ancorati a un certo classicismo abbiamo pubblicato un volume di aforismi (Testamento d’amore di Daniele Chiarello, prefazione dell’Editore) di un commerciante di cinquant’anni che ha ripreso in mano queste sue poesiucole scritte a vent’anni. In questo caso il significato era un riprendere e valutare quanto resta dell’adolescenza e delle sue tensioni nell’uomo maturo. Senza inoltre pretendere che i testi siano poesia ma un qualcosa di poetico che può dire qualcosa di interessante. Abbiamo poi pubblicato autori che invece di poesia ne sanno e ne sanno molto (La gravità della soglia di Roberto Cescon, prefazione di Maurizio Cucchi). Abbiamo pubblicato degli esordienti che poi hanno vinto premi importanti (Malascesa di Erminio Alberti, prefazione di Maria Grazia Calandrone, vincitore del Camaiore-Proposta 2013), con l’intento di lanciare questi autori nella giusta direzione per vedere se crescono e sono capaci di dare qualcos’altro, con la Samuele Editore o no (anche se devo ammettere con certo orgoglio che il 30% degli autori, in una trentina di numeri della collana Scilla, ha chiesto di ripubblicare con noi). Insomma ogni libro è un essere a se stante, vivente, con delle sue motivazioni e un suo percorso specifico. Per cui si va a analizzare la complessità dell’opera nella sua interezza e nei suoi particolari, così da capire a cosa serve quest’opera nel mondo.

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5 thoughts on “Intervista a Alessandro Canzian poeta e titolare di Samuele editore”

  1. La poesia non è mai inutile… è piuttosto un coronamento della nostra vita (noi poeti) e , se accettata, anche di quella altrui. E’ una regalità spesso mal riconosciuta, un’umilissima regalità che dà un alto senso alle cose. Come chiamarla “inutile”?

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