Intervista a Enzo Campi

Intervista a Enzo Campi, a cura di Emanuela Rambaldi.

   

Enzo, innanzi tutto benvenuto su Versante Ripido.

“Bologna in lettere”. 8 giugno 2013. Il centro città occupato da reading poetici, in scuole, librerie, giardini, circoli, osterie, da mattina a sera. Un’organizzazione appassionata e capillare e una bella risposta di pubblico. Come nasce un evento così articolato e impegnativo? Di cosa ha avuto bisogno? Di cosa non ha potuto fare a meno?

enzo campiIl numero zero del Festival “Bologna in lettere” non nasce dal nulla. È anzi la diretta e consequenziale prosecuzione di un progetto di aggregazione letteraria denominato “Letteratura Necessaria”, attivo dalla fine del 2011.  Ha avuto bisogno, naturalmente, della volontà di compiere un gesto “fattivo”. È difatti un gesto deciso e significativo quello che è stato compiuto dai gruppi e dal comitato organizzativo, che hanno voluto e cercato la collaborazione dei gestori dei vari spazi che hanno ospitato gli eventi. Tutto questo in un regime di puro volontariato. Speriamo di poter riprendere e articolare il discorso l’anno prossimo con una seconda edizione.

   

   

Le poesie in pubblico: vanno lette o interpretate, magari con un uso spregiudicato della voce e del corpo? La performance, che allontana le parole dal foglio e le proietta in una dimensione teatrale, dove spesso la musica che le accompagna crea un valore aggiunto, è la scelta di Enzo Campi poeta/lettore?

Non ci sono scelte ultime e definitive.  Sono contro l’univocità, sia in letteratura che nella vita cosiddetta quotidiana, molto semplicemente perché l’univocità non esiste. Al di là della molteplicità intrinseca che è propria di qualunque essere umano, ciò che conta è mettere al lavoro diverse modalità di veicolazione della cosa letteraria, anche rischiando l’incontro-scontro tra diversi linguaggi. Sarà forse per questo che non parlo mai di poesia, narrativa, saggistica, ma solo ed unicamente di “letteratura”. E il modo in cui questa letteratura viene messa in opera non può prescindere da quella molteplicità di cui sopra. Naturalmente, questo non significa che si debbano creare contenitori per così dire caotici, ma solo che fossilizzarsi verso un’unica tematica o stile, verso un unico linguaggio o verso un’unica forma di rappresentazione non può che condurre alla ghettizzazione. Il mio fine è quello dell’apertura, non quello della chiusura.

    

Dal reale al virtuale e ritorno. “Letteratura necessaria”, un blog, un contenitore artistico, ma non solo. Un veicolo – un sito dinamico – un punto di smistamento di idee e parole verso l’esterno, al di fuori della rete, che si concretizza in proposte di libri e la realizzazione delle “azioni”, una serie cospicua di eventi (35 in meno di un anno) su e giù per l’Italia. Servono estro, impegno, entusiasmo. E cos’altro?

Credo si tratti, solo ed unicamente, di volontà, o meglio: di diverse tipologie di volontà. La volontà di costruire (a differenza della “rete” che tende più a distruggere che a costruire), la volontà di porsi in gioco in prima persona  e attraverso la fisicità del proprio essere  (solo così la parola può “idealmente” aspirare ad una transvalutazione  corporea), la volontà di creare un’aggregazione concreta e fattiva. Tutto il resto è diretta conseguenza di questo.

    

In “Letteratura necessaria” e negli eventi proposti, è un’idea di letteratura, di poesia, che costringe a esporsi, uscire di casa, percorrere distanze, mettersi in gioco, mostrarsi, incontrarsi. Dunque il corpo, la presenza, lo scambio, sono fondamentali. Qualcosa di molto lontano dalla lettura solitaria di un libro, dove il corpo è pressoché assente e dove la mente è a tu per tu con le parole, nel silenzio. Sono mondi paralleli. Quale preferisci abitare?

Più che abitazione parlerei di co-abitazione. Il primo libro che ho dato alle stampe (un saggio filosofico-sociale) verteva proprio sulla “coabitazione delle distanze”. La distanza tra quelli che hai definito mondi paralleli è una sorta di limbo equidistante, un territorio da battere e in cui farsi battere, una sorta di chora idealizzata che può attingere da entrambi i mondi e farsi ricettacolo, porta-impronte. È sempre approssimativo basare un lavoro sulle preferenze, bisognerebbe praticare le urgenze e farsi praticare da esse.

    

Da ultimo, il progetto dedicato a Emilio Villa, “Paraboliche dell’ultimo giorno”. Quando? Dove? E come? Raccontaci. E invitaci. Verremo volentieri.

“Paraboliche dell’ultimo giorno” è un progetto volto a ricordare l’opera di Emilio Villa (nel 2013 ricorre il decennale della scomparsa, e nel 2014 cadrà il centennale della nascita). Il progetto – che verrà veicolato nell’ambito delle iniziative di “Letteratura Necessaria” – prevede la realizzazione di un’antologia con contributi critici e scritti “dedicati” a Villa. L’antologia, che verrà edita da Fabrizio Bianchi per Le Voci della Luna, sarà disponibile da settembre 2013 e verrà presentata in una serie di eventi “mirati” che, dalla fine di settembre in poi, toccheranno le principali città italiane (Modena, Bologna, Milano, Torino, Genova, Venezia, Verona, Pesaro, Roma, Napoli, ecc.). Il progetto vede coinvolti, a vario titolo e attraverso varie modalità, circa una quarantina di autori, critici, attori, musicisti, artisti visivi.

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