Io non capisco i Poeti, poesie di Daniele Locchi

Io non capisco i Poeti, poesie di Daniele Locchi.

  

   

Io non capisco i Poeti

non è l’ora, forse…è soltanto il momento

due passi nella rete ed uno sul tetto del mondo
facendo attenzione a non scivolare
potrebbe essere utile, anche se un poco nocivo.

camminare sui tetti non è da persone per bene
è da gatti, da matti
e anche un po’ da poeti

loro sui tetti amano viverci
dimenticandosi le chiavi dei monolocali
ben custodite dentro il taschino

eccoli lì, puoi vederli stasera
la luna è uscita allo scoperto
ha lenzuola lise e viso da strega
forse è soltanto una vecchia signora
a caccia di un refolo d’aria

ma loro bang bang….beccata!
“l’ho io, l’ho io” urlando a squarciagola
“no, non è vero, è pura mistificanza”
replica l’altro alterato

un terzo sogghigna, si spencola un poco dal cornicione
in mano uno specchio e conclude: “l’ho presa!
eccola, immobile e pallida, dentro la mia creatività
formato tinello sessanta, cinquanta, quaranta….”

potrebbe cadere, è pur vero,
ma nessuno poi ci farebbe un gran caso
è solo un poeta,
astratta figura, puramente irreale
funesta perfino – dicono che in basso, per strada,
adorino sentirsi additati come vacui profeti
di sventura del cuore –
attenti alla rima,che non sia mai proprio amore!
va bene candore, ardore, meglio ancora dolore ……..

ci sono tutti stasera, è la sera d’eclisse,
quale occasione migliore? qualcuno è arrivato col plaid
per non sfigurare si è preso anche cinque caffè
e due amfetamine comprate sul viale.

la luuuuuuna . le steeeeeelllle. l’ecliiiiiiisse.

guaiti. vagiti. lamenti di menti

perfette.

domani qua sotto due autobus
pieni zeppi di poeti travestiti
da dottori maestri e corniciai
si scontreranno con un tir
guidato da un poeta camionista.

chi noterà quella sfilza di versi
dispersi lungo la carreggiata?

***

Io sono un tossico

Io sono un tossico
in/dipendente
che razza strana– direte
non frequento i vostri pusher
mezzibusti in scatolette
di eccessi impomatati
con il sorriso d’ordinanza
ed il coltello in tasca

Io sono un tossico
di roba un poco differente
polvere bianca sopraffina
caduta piano sulla mano
da un sorriso avvolgente
da uno sguardo indelebile
da sopra un ramo fiorito
o dietro una ruga contratta

E resto un tossico
accovacciato nel sottopasso della mente
vi guardo correre inutilmente
per ingraziarvi la Dea Contentezza
o il Dio dell’Appagamento
e aspetto il rombo del motorino
che mi riporta sconvolto allo specchio
con una dose di amore da prendere.

***

Daniele Locchi è nato un po’ di tempo fa ma non abbastanza, cresciuto con la fissa del palco. Dove puntualmente andavano gli altri. Infatti lui sul palco ne ha accompagnati, tanti, diversi, da quelli arrabbiati che facevano il rock a quelli sorridenti che suonavano folk. Dai jazzisti affumicati ai diggei ululanti, agli hippoppers militanti. Lui, lì dietro le quinte, se la rideva ma anche se la rodeva. E quando il rosico si faceva debordante, allora accendeva la lucina del piccì e scriveva…racconti…romanzi…poesie. Poi piano piano ha cominciato a fare concorsi. E lì quando lo premiavano o quando andava in finale, e ogni tanto capitava, leggeva quello che aveva scritto. Dal vivo. Sul Palco. La cosa era bella. Così quando ha scoperto i poetry slam, ha deciso che aveva trovato quello che cercava. O qualcosa di molto vicino. Ora si diverte a fare teatro, continua a scrivere racconti, ha pubblicato due libri e si picca di scrivere poesie, perché non ne può fare a meno e poi perché così le può leggere. Dal vivo. Sul palco. Che bello!

Ha vinto nel 2010 il concorso nazionale letterario “una storia partigiana” con il racconto Monochrome, nel 2013 il concorso poetico “i moti dell’anima” di Positano con la poesia “D-io”. Ha partecipato come finalista con segnalazioni e premi a vari concorsi poetici, tra i quali Procida 2005, Trento 2007, Romano Lombardo 2010, Selvapiana 2013.
A Bologna, che considera la sua seconda città natale, ha vinto il premio speciale della Giuria al concorso Musici e Poeti 2013.
Ha pubblicato due libri. “80.doc” nel 2012 (Romano Editore) e “Mezzanotte e quattro” nel 2013 (Nardini editore). Senza pagarli. Gli editori.

Lavora pure. Ora ha un bar. Il Negroni. Sul grande palcoscenico di Firenze.

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5 thoughts on “Io non capisco i Poeti, poesie di Daniele Locchi”

  1. Quanto amo l’eleganza della tua ironia con cui poni sui due piatti della bilancia vizi e virtù… Mistificazioni, illusioni, pregiudizi (ma senza patemi, con un sorriso) e l’autenticità (anche dei versi) che dovrà scontrarsi con la falsità e il qualunquismo…
    [domani qua sotto due autobus
    pieni zeppi di poeti travestiti
    da dottori maestri e corniciai
    si scontreranno con un tir
    guidato da un poeta camionista.

    chi noterà quella sfilza di versi
    dispersi lungo la carreggiata?]

    Bellissima poi l’intuizione di <>… Una poesia, la seconda, dove l’ironia è permeata di malinconia ma anche di una dolcezza “potente” nella seconda strofa e nei versi finali.

    Che dire?, la luna e la poesia non le si possiede ma ti possiedono se sei un poeta, e tu lo sei.

    Il resto è tutto nella tua presentazione…
    Fin dalla lettura del tuo primo libro quando era ancora solo un progetto, ci ho creduto e mi sono detta: Questo da Grande farà lo Scrittore! :))

    Credo anche sia vincente l’idea di portare la scrittura sui palchi, alla gente, dove i gesti e la voce trasmettono l’immediatezza della parola.

    Felice di leggerti su Versante Ripido.

    Rosanna

    1. Che dirti, Bak Bak? 😉 Sai leggermi come neanche io so fare. Grazie della tua continua presenza, è come una carezza che mi accompagna ogni volta. La porterò con me sul palco, sempre. 🙂 un abbraccio.

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