La nave dei folli, di Giovanna Iorio

La nave dei folli, di Giovanna Iorio.

   

   

Consuetudine medioevale all’inizio della primavera nelle Repubbliche
Anseatiche, tutti i pazzi, i diversi, i giullari, gli squinternati,
compresi eretici, liberi pensatori e prostitute irregolari,
venivano a forza imbarcati su una nave priva di timone alla deriva.
Il vascello veniva poi trascinato al largo e affidato alle correnti
ascendenti che lo accompagnavano immancabilmente al
Nord, nel Baltico, fra i ghiacci. 

(Dario Fo, Il Matto e la Morte)

    

Io non parlo secondo Dio, ma come se fossi un folle. 

(San Paolo)

 

La nave dondola
al largo scarpone senza lacci
legno senza timone.
Ero una bambina
nuvola in una bottiglia
caduti in mare occhi
che sanno nuotare per ore.
Ecco la nave dei folli
disse la donna
la voce tagliata
dal gelo del vento
parole sgorgate
dal petto.
Ecco la nave dei folli
salpa a primavera
gabbia di derelitti uccelli senz’ali
mendicanti donne uomini solitari.
Ecco la nave dei folli
gabbia che ci attende tutti
negli angoli bui
passato che torna a riva
nel lampo improvviso di un dente d’oro
nella bocca della zingara
uno specchio d’acqua
cattura allodole.
Ecco la nave dei folli
mia silenziosa bambina
in rotta verso i ghiacciai
con i lacci sciolti
ombra che avanza
ventre gonfio che sfiora
il molo.

Ero una bambina senza parole
aggrappata alla ringhiera
la bocca sulla pelle del mare
dolce bacio d’acqua salata
guardavo i gabbiani e scesi a frugare
a beccare un’ombra.
La nave dei folli
scalzi storpi straziati
camminano sui carboni ardenti
sulle pietre che hanno dentro
le voci.

Il primo a parlare è
il matto.
Si torce la lingua
ha in bocca una spugna
imbevuta d’aceto
una smorfia di carne
appollaiato sull’albero
uccello risorto attaccato alla croce
della nave dei folli
urla ai gabbiani
dalla torre di legno
un crocifisso tormentato
sulla gente assetata
s’aggrappa alla voce
tre giorni per risorgere
dice suo padre.
Avvicinati bambina
Dimmi: chi ti ha mangiato
la lingua, dimmi
chi è stato?
– Il gatto.
Dimmi chi ha messo
il pesce in gabbia
– Il ratto
Portami polenta fritta, io sgrano
il rosario di parole
sulla nave dei folli.

È la terza della fila
qualcuno spinge
qualcuno sputa
qualcuno dice
cammina puttana
muoviti cuore
un pistone svitato in fretta
ogni sera
ecco la mia valigia
è piena di sabbia
ridete pazzi
è una clessidra
misura il tempo
di un viaggio crudele.

Le mani
annodate lenzuola strappate
salutano in sogno separate
dai letti
la vecchia sdentata
ride ride ride
scena oscena sulla banchina
stringe una bambola
è la sua bambina.

All’improvviso gli anni crollano
a ricoprire il volto
si muovono le alghe
nel fondale del cielo.
Quando la nave dei folli
andrà a fondo
mi aggrapperò ai tuoi occhi
verde bottiglia che ha dentro
la nave dei folli.

Onde di pietra lapidano
e il mare condanna
la vecchia con la mano sul cuore
fruga tra le costole
tra carne e ossa sono cresciute
le ortiche
trova una serpe chiede aiuto
dice: ho sete
versami in mezzo al petto
una parola qui
in questo buco
la nave dei folli
è senza acqua.

M’aggrappo alla ringhiera
come un uccello alla sua gabbia
quando la nave ondeggia
di qua e di là
è onda umana che va
incontro al ghiaccio
s’allontana dal mondo
è umanità alla deriva
una silenziosa preghiera
di pietra mista a pioggia
cadono dal cielo le gocce
inchiodano alla croce
io resto qui
aggrappata alla ringhiera
con la mia bambola
occhi di vetro asciutti
la voce è una perla
che ho trovato a riva
tra i vestiti abitati dai granchi
molluschi negli scarponi
e una valigia aperta
piena di sabbia.

Parla il matto
la lingua spaccata
dilatate pupille vuote
sgorgano le parole da una falla
la nave vola con un’ala sola
ratto gatto baratto
metto getto petto
rotto guitto
matto
non credevano che sarei tornato
senza vento senza vela
in questo porto.

Era sola
nella casa nera
la donna bussò tre volte
avvolta in una pelle
di lupo
era forte
la trascinò sulla nave
nel grembo il pianto
nel grembo soltanto
– chi mi spinge a largo?
A volte fa ritorno
la nave dei folli
dopo anni di correnti e orrori
passa in silenzio
come una nuvola scura
sui nostri visi.
Lascia sulla spiaggia dentro a un mucchietto di panni
una perla
una bambina-pesce
che ha branchie e polmoni
nelle vene acqua di mare mista a sangue
abbraccia una bambola
alghe intorno al cuore
un’ àncora incastrata tra le costole
una valigia vuota.
Questa è la sua storia.

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La nave dei folli di Giovanna Iorio è edita nella raccolta Pazziando (Fara Editore 2013)

                      

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