La parola agli editori: Mauro Ferrari, Puntoacapo Editrice

La parola agli editori: Mauro Ferrari, Puntoacapo Editrice.

   

   

E’ ora la volta di Mauro Ferrari, puntoacapo Editrice di rispondere alle domande: “In base a quali criteri scegli i libri da pubblicare?” e “Cos’è la qualità in poesia?”:

Cinque anni fa decidemmo di dare vita al progetto di puntoacapo Editrice, con una serie di obiettivi impegnativi per cui chiedevamo la collaborazione fattiva di molti autorevoli poeti e critici, che si sarebbero aggiunti alla ben rodata Redazione costruita negli anni, che ci ha seguiti in toto nella nuova sigla editoriale. Credo che l’entusiasmo, la novità e la chiarezza dei propositi (subito espressa nel nostro sito) siano stati gli elementi che ci hanno permesso di costruire in breve tempo un Catalogo in cui ogni Collana corrisponde a un progetto ben diversificato, che spesso colma una lacuna editoriale.

mauro ferrari.00Questo vale per i nomi importanti della collana antologica Format, per le monografie di Percorsi, per la saggistica di Crinali; ma la stessa AltreScritture (che ospita le “normali” raccolte di poesia e narrativa) ha acquisito da subito un profilo molto alto con lunghe liste di attesa. Questa chiarezza e la qualità dei titoli che man mano apparivano hanno fatto sì che la Casa editrice riceva ad esempio relativamente poche proposte di esordienti (esplicitamente esclusi in puntoacapo, e uno dei motivi per cui è nata da pochi mesi la sezione CollezioneLetteraria) e di autori del mondo amatoriale. Puntoacapo non vuole infatti essere un marchio “di partenza”, anche se “di qualità”, bensì “di arrivo”, stante il fatto che sono tanti i poeti di valore che non trovano posto nelle sparute collane della grande editoria (e che magari non ospitano per nulla il meglio…).

La selezione parte dall’attenta lettura di ciò che arriva in redazione: dopo una scrematura abbastanza agevole; la prima lettura è volta a selezionare le raccolte che si evidenziano per organicità, cioè coerenza espressiva e coesione interna: insomma, libri che siano il prodotto di un poeta che si pensa tale. Una successiva lettura, mia e dei collaboratori, definisce poi i libri che possono realmente interessare la Casa editrice; è qui che subentra, in maniera più o meno esplicita, un discorso squisitamente critico, che posso esprimere così: Cosa vale la pena pubblicare? Intendo: quali libri possono imporsi all’attenzione del mondo poetico (per evitare l’espressione “il pubblico della poesia”) per novità e originalità, in un panorama comunque ricco e sovraccarico in cui è facile perdersi nell’invisibilità contro lo sfondo, che sarà pure abbastanza standardizzato ma è di qualità abbastanza elevata?

Come è facile intuire, qui si esce dal contesto puramente editoriale e, tenendo sempre in conto il legittimo gusto personale, si entra nel terreno della teoria letteraria. Se è vero che spesso è semplice tracciare una demarcazione fra l’espressione del sé più ingenua ed amatoriale e la letteratura, è ben più complesso individuare le potenzialità che faranno di un libro un punto fermo, per non dire un capolavoro: molto più difficile che riconoscere il valore o l’eccezionalità a posteriori, cioè quando si legge il libro con il marchio del fait accompli e magari con un bell’effetto aura dato dal marchio editoriale. Il ponderoso Almanacco Punto della Poesia italiana, che da tre anni è il perno della nostra attività, ha proprio la funzione di chiarire (ai lettori, ma anche a noi) questo momento, cioè cosa faccia la differenza: il volume offre una panoramica il più possibile completa sul lavoro (non solo sulle pubblicazioni) di quei poeti che oggi vale la pena leggere; una vera cerniera tra la teoria critica e la prassi del fare poesia oggi in Italia (con un occhio però sempre più internazionale). Per questo Punto è più di una rivista: è la fotografia della poesia italiana, con le sue novità, i tratti originali che si lasciano vedere in contrasto rispetto allo sfondo di cui parlavo prima. Per noi, visto dall’interno, Punto offre quindi un metro di paragone indispensabile. (Come mio metro personale, invece, adotto la formula “fare della vista una visione”, che non ha nulla di mistico, ma che anzi è assolutamente concreta: riesce il poeta a trasformare il mondo attorno a sé – ciò che vede, calpesta, sperimenta nella vita – in un mondo letterario, cioè in una formula testuale in cui io possa entrare, che possa comunicare con la mia sensibilità?).

Va da sé che ogni valutazione implica sempre una possibilità di errore, cioè la sopravvalutazione o la sottovalutazione di una proposta: ma è proprio questo rischio, in questa fase della nostra crescita, a costituire il miglior stimolo.      

                  

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