La raccolta del sale di Alessandro Brusa, note di lettura di Paolo Polvani

La raccolta del sale di Alessandro Brusa, Perrone edizioni 2013, note di lettura a cura di Paolo Polvani.

   

   

Alessandro Brusa, poeta e scrittore, é nato nel 1972 e vive a Bologna dove si é laureato. Scritto tra Bologna ed Edimburgo “Il Cobra e la Farfalla” (Pendragon 2004 – Premio Incizine) é il suo esordio letterario; suoi lavori sono comparsi su riviste come Sagarana ed Illustrati e su antologie di poesia (QuDu Libri 2013, Perrone 2013). “La Raccolta del Sale” (Premio Orlando 2013) in uscita ad ottobre (Perrone) è la sua prima raccolta di poesia. Collabora ed ha collaborato con siti di cultura ed informazione come lamanicatagliata.net , malacopia.it e just-jumanity.blogspot.com.

     

Un libro di poesia è un viaggio dentro le parole, un’avventura avvincente perché vi abita una storia, vi si snoda una serie di vicende, si celano situazioni personali, vi sono sottintesi avvenimenti,  fatti minimi, ma anche aspirazioni, sogni, invenzioni, comunque movimenti del corpo e della mente.

Ci si dovrebbe accostare con l’atteggiamento del viaggiatore accorto, pieno di aspettative e di entusiasmi trattenuti, ma insieme guardingo, cauto, carico di rispetto nei confronti dei luoghi che si stanno per attraversare, e che risentiranno del passaggio, ne avvertiranno il peso, forse l’invadenza, forse il fastidio dei passi.

La raccolta del sale è indubbiamente un titolo accattivante per chi voglia intraprendere il viaggio dentro  le poesie di Alessandro. Nella scelta del titolo esiste un’intenzione simbolica, la raccolta del sale evoca un lavoro duro e impegnativo, richiama la pazienza di una lunga attesa.

E’ a questa virtù che alludono i versi:

un otre vorrei

per raccogliere le mie lacrime

senza lasciarne indietro alcuna

: che il sale mi è figlio

e lecca la mia pelle -.

6248_117292296053_6729105_nDunque il sale come traccia del dolore, traccia di una vicenda esistenziale, di chi si è – chiuso in questa piccola sufficienza / fatta di spazi leggeri -, di chi si è annoiato di se stesso e di una solitudine lasciata al caso.  In un impeto di sincerità dichiara di camminare in mezzo alla vita che accade agli altri – annoiato da voci che non ascolto – e che non so ascoltare -.

La raccolta del sale diviene una stagione tollerante, rimane un lavoro necessario, referto e insieme inventario indispensabile per verificare le ferite, le crepe, le incongruenze, le mancanze. Così la fatica di estrarre il sale dal mare diventa necessità di esistere.

Si dichiara qui, in tutta la sua evidenza, la virtù di cui si diceva prima:  – Ho imparato la pazienza / l’ho percorsa ai fianchi -. Perché le vicende umane siano avvertite come luogo di condivisione, di partecipazione, di attenzione, è necessario che vi si manifesti una buona dose di sincerità, che vi sia un’apertura incondizionata, pur rispettando le norme dell’artificio letterario che vestono la realtà di parole riconducibili a un canone, a una tradizione, e  per quanto si persegua la via dell’innovazione, dell’oltrepassare di un centimetro la battigia di quella tradizione.

Alessandro dice subito di sé: – sono un uomo sgradevole – e rincara la dose:  – incastrato come sono in questo personaggio torvo -. Risulta dunque assente qualsiasi traccia di indulgenza o peggio di autocommiserazione, come invece spesso accade nella cattiva poesia, che spesso è autoassolutoria.   Ma si tratta di una sincerità equilibrata, temperata da un giusto grado di sobrietà:  -Si affaccia con garbo il mio viso onesto / sul confine azzurro del labbro -. Ma subito avverte che non concederà sconti: – giudico il mondo / che non mi ha accolto -.

E’ lecito e agevole immedesimarsi in questo libro ? trovare punti di contatto ? che potrebbe essere una delle funzioni socialmente corrette della poesia, fungere da specchio al sentire, ritrovare le esperienze, avvicinarsi nel respiro del quotidiano in una comunanza di sensazioni; certamente si, il libro è disseminato di sentimenti riconoscibili e condivisibili, di situazioni che potremmo chiamare universali:

e perdi ossigeno così

in una stanza d’ospedale

che saprà per sempre di stazioni

e porterà con sé il fischio lungo del treno.

Ulteriore aspetto di fondamentale importanza in un libro di poesie è l’organizzazione intrinseca del testo. Risulta accattivante il linguaggio usato ? si tratta di un itinerario che ad ogni curva, ad ogni saliscendi, riserva deliziose sorprese ? e a volte è anche capace di prendere alla gola, all’improvviso, in un sussulto, in un trasalimento del linguaggio ?

Nel tempo in cui si parte

si chiudono le carte

si aggiusta il respiro

e si disperdono le

stelle conosciute

viaggiare, saper dimenticare,

riformulare la memoria su

di un tessuto nuovo

che non conti il nostro tempo..

Indubbiamente per il lettore si tratterà di un’avventura interessante, di un percorso dalle innumerevoli e varie prospettive, un viaggio privo di noia, una poesia che rivela inaspettate coincidenze di percorso, affinità, pregna di senso e tuttavia resa leggera dalla cura, dalla rifinitura attenta, che la rende lettura elegante ed esperienza ricca di vita.

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