La stanza del padre, poesie di Giovanna Iorio

La stanza del padre, poesie di Giovanna Iorio.

   

   

C’è ancora profumo di biscotti
nella vecchia scatola
il tempo ha i suoi nascondigli
giochiamo
io e il passato.

***

Vedo la luce
mi taglia in due
nel nero della stanza
è un vecchio trucco
da illusionista
il risveglio

***

Sono diventate sottili
le gambe di mio padre
un trampoliere
in mezzo alla stanza
il tempo passa
come un pesce muto
apro la finestra e l’aria
entra a cercare le sue ali

***

Mio padre era altissimo
Ma ora si è abbassato.
E forse sono più basse
Le montagne intorno.
E il cielo gli viene incontro.

***

Le parole le usava
per vendere i polli.

La voce più bella del mercato
“Compratevi le galline
belle signorine”- cantava.

Era il gigante in mezzo al mercato.
Le donne si avvicinavano timorose
grande e possente era la voce
“Non vi mettete paura.”
Riempiva le sporte di meraviglia
“Che begli occhi che avete
la vita è un’avventura”.

Era un mago mio padre,
con gli occhi azzurri
che solo i principi hanno
e nessuno  se li spiegava allora
li usava come specchi per le allodole.

A casa tornava allegro
con tutte le gabbie vuote
le mani sporche di storie.

***

La notte che il mio paese sparì
C’era la luna
Era novembre e il melo
Aveva foglie appuntite
morse dal gelo
Ricordo il pianto dei vecchi e il silenzio dei bambini
Il latrato del cane incatenato a un cancello vuoto
Mio padre che urlava i nostri nomi come un cieco
Tra le rovine di un paese cancellato.
La nebbia ebbe pietà di noi
Coprì la paura con un velo di stupore
E chiuse gli occhi alle case squarciate dal dolore.
La luna ci fissava senza parole
I tetti scoperchiati come pentole fumanti
Il ventre della terra ancora pulsante
La tavola sparecchiata dalla mano di un gigante
Rimase tutta la notte a vegliarci, la Luna,
Spuntava di tanto in tanto tra i sassi
La sua luce lieve priva di passi
Giunse dopo ore infinite e lente, il Sole
Insieme alla pioggia sottile invernale
il fango le ruspe le tende
una luce bianca e indifferente.

(23 novembre 1980) 

                 

Daniele Pezzoli, "It's a really creepy day  6,00 AM" - in apertura "Goodmorning night"
Daniele Pezzoli, “It’s a really creepy day 6,00 AM” – in apertura “Goodmorning night”

7 thoughts on “La stanza del padre, poesie di Giovanna Iorio”

  1. Nitidi questi versi di Giovanna Iorio in cui si fondono affetti, ricordi, storie. Il tempo
    scandisce le stagioni della vita senza separarle: il passato vive nel presente ricco di memoria. I colori accendono l’anima e il paesaggio.

    Rosaria Di Donato

  2. Quando la poesia è adesa al sentimento si fa traccia universale e compartecipe, sgorga dal buio e lo redime, riscatta lo schianto e il vuoto della perdita. La parola, per Giovanna Iorio, non è solo segno inciso che racconta e trasferisce un’esperienza personale di dolore, ma una vanga che scava nella buca del sofferto…e da quell’abisso trae ricordi vividi e pulsanti, la forza di perlustrarne angoli e raccolti. E la ferita è un grano maturo che ha smesso di ruotare intorno all’asse dei sogni. S’interseca alla coscienza della realtà e all’irruzione della morte, a quella percorrenza obbligatoria che non ci è dato di invertire.

  3. Una lettura che mi ha coinvolta e commossa, le prime quattro mi hanno fatto intravedere il vostro forte legame, la sintonia dei vostri cuori.
    un caro saluto

  4. L’essenzialità della dizione addensa il significato, fa di questi versi un concentrato di emozioni e di poesia

  5. Grazie, sono molto grata a Claudia Zironi e Paolo Polvani per l’ospitalità alla mia poesia e a voi tutti per la lettura. Un poeta senza lettori può vivere, ma una poesia senza lettori muore.

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