La tempesta non conta i suoi morti, poesie di Cristina Bove

La tempesta non conta i suoi morti, poesie di Cristina Bove.

   

   

Cristina Bove e’ nata a Napoli il 16 settembre 1942, vive a Roma dal ’63.
cristina-boveHa cominciato da piccolissima a disegnare, a nutrire la passione per la lettura. In seguito si è dedicata alla pittura, alla scultura, e alla scrittura.
Ha scritto e pubblicato sillogi poetiche e un romanzo.
Scampata più volte alla morte, ha grande comprensione per chi soffre, nel fisico e nella psiche.
Scrivere è per lei una sorta di rispetto per la propria e altrui memoria, un fissare con la parola il pensiero affinché non si disperda, e renda  sacralità alla vita. 

Pubblicazioni:

prosa, romanzo Una per mille (2013 – Edizioni Smasher); E-book  raccolta poetica: Metà del silenzio (2014 Edizioni PiBuk); Fiori e fulmini (2007 – Il Foglio Letterario); Il respiro della luna (2008 – Il Foglio Letterario); Attraversamenti verticali (2009 – Il Foglio Letterario); Mi hanno detto di Ofelia (2012 – Edizioni Smasher)

***

Concessione 

su questa superficie in comodato d’uso
un attimo d’azzurro al terminale
brucia di pena accesa     insieme eppure soli
eroi di storie mai vissute    case
fatte di niente
si paga il paradiso di scartoffie
anche  l’inferno
pur d’acquistare l’immortalità di questa cosa
che riteniamo d’essere.

Notizie dai giornali
spariscono bambini  un tanto al giorno
alle donne si cuce sesso e bocca
si fanno guerre per rapinare ed impinguare banche
favorire gli appalti per le ricostruzioni
di regge  chiese   ville   grattacieli
ma in tutte le favelas del pianeta
sanguina il mondo.  

Se però
fatti di sola luce siamo
quale sconvolgimento cerebrale
frammenta le molecole
decreta le scissioni subatomiche?
Appartiene alle forme, ai corpi densi, il dolore
in questo spazio d’apparenze e suoni
intrappolati in questa dimensione amata tanto
dimenticando che
“nessuno mai, uscirà vivo da qui”
nemmeno un corpo giungerà alle stelle 

siamo già tutti addormentati
e non un bacio sulla bocca
ci sveglierà da questo sonno planetario

forse la morte.

***

La tempesta non conta i suoi morti

Videro fuochi di sant Elmo
aprire il nero come fosse un foglio
un mare obliquo
mare
mare
mare!

navigavano vene da contratto
senza diritto di mugugno
ma d’inventarsi un cielo     
lo fecero grondante di bitume
piovvero inferno e sangue

il Capitano
s’accorsero nell’attimo d’un lampo
leggeva poesie sul cassero fiammante

o marinaio
mio marinaio
parodiava una voce di balena
arpione in gola
non suonare campane
il gelo ha già ghermito le tue braccia
e le ghirlande
barcollano battendo le fiancate

nessuno scenderà da questa nave 

***

Eolica 

Sono rimaste le intelaiature
corpi estranei coperti dalla sabbia
erano figli della terra          uomini
inginocchiati neri
tuniche e caffettani
raccomandati a un dimezzato dio
scritto di sangue

un deltaplano ha urlato
nel precipizio dei colori offesi
datemi un arc-en-ciel     l’uomo si muove
senza sapere il soffio dello zefiro
è nel maelstrom di tutti i giorni che
vortica nei reparti
s’aggrappa agli scaffali del mercato
su carta prepagata
muore alle casse

sulle rive carcasse di destini
sputati dopo il pasto     nudi
che li ha spogliati il morso dei titani

era di brezza che s’ingentiliva
il sognare dei santi e degli ignavi
nessuno più conoscerà di fronde
stormire ninnenanne delle madri
alle forme di gesso
che a spazzarle via neppure un salmo
invece l’onda
e il vento.

***

Non lo voglio vedere il lato oscuro

Marea di fili d’erba
rimboccarsi un tramonto sulle gambe
o starsene appoggiati a un muro a secco
la malattia che si addormenta
tregua

spegni la luna questa sera
ci basterà il lampione tremolante nel secchio
la testa duole a raccontarsi
c’è di tutto a cercare nella rete
filmano il mondo
filmano circostanze e mostri
abusi e sposalizi
quello che ti era sconosciuto o solo
sfiorato in un discorso
è vero. Ci sono prove adesso
tutto è merce                tutto ferisce
anche se alcune rose ammaliatrici
traggono a placidezze              a rive e a rime
il treno passa il treno fischia
pirandelliano assaggio d’acufene
l’inseguo nei momenti d’attenzione
quando la terra mostra il lato oscuro

ed ho paura
di

                        

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