L’amour n’est pas fou di Guido Cupani

L’amour n’est pas fou di Guido Cupani.

  

  

Guido Cupani è nato a Pordenone il 29 giugno 1981. Abita a Trieste, dove lavora presso l’osservatorio astronomico. Ha esordito nel 2011 con la raccolta di poesie Le felicità, pubblicata da Samuele Editore. Sempre guido cupaniper Samuele Editore ha curato nel 2012 il volume Lettere – a te e nel 2013 la traduzione della silloge Nel santuario di Patrick Williamson. Nel 2013 ha pubblicato una nuova raccolta per le Edizioni Culturaglobale di Cormòns, dal titolo Qualcosa di semplice sulla neve. Tra le iniziative a cui ha partecipato ricordiamo la Festa di Poesia di Pordenone (edizioni 2010 e 2011), i Notturni Di_versi di Portogruaro (edizioni 2011 e 2012) e il festival internazionale Acque di acqua (edizione 2013). È membro di giuria del premio nazionale di poesia Mario Momi di Pordenone.

  

   

   

Stirare una camicia

  

Colletto, schiena, manica, polsino,
rovescio, giromanica, davanti,
giù dritto fino all’orlo, lungo i fianchi
e un ultimo colpetto sul taschino.

Mi dici che è comune ai principianti
temere il ferro, allontanare il dito,
e allora il lembo scappa. Ma è destino
che resti qualche grinza: si va avanti.

«Adesso prova tu» dici. E io provo,
sbaglio, indugio, riprovo; con maldestra
creanza porto a termine il lavoro.

«Non male, come prima volta, amore»
sorridi. E il cielo è tutto alla finestra,
spiegato a perfezione, come nuovo.

   

*

  
Le margherite

   
Come un bimbo volevo regalarti le margherite più belle del mondo

E il mondo aveva invece solo queste margherite
scampate alla battaglia con la pioggia sotto il cellofan del negozio

Mi dirai che sono belle
Il tuo sorriso è dove le cose smettono di deludere

Una margherita sopra l’orecchio questa sera
Vedrai, ne spunteranno ancora
I tuoi capelli splendono quanto più sono pieni di nuvole

   

*

  

Le quasi case

  

Presto lasceremo questo appartamento non nostro
per un altro appartamento non nostro

Ricomincerà la trafila
spulciare scegliere chiamare visitare
indovinare se certe stanze aspettano proprio noi
presentire i chiodi che pianteremo i mobili da collocare
le pentole a bollire sul fuoco i libri rimescolati sugli scaffali
se quello è davvero il nostro letto
– capirlo dagli occhi dell’una negli occhi dell’altro

Ho perso il conto delle quasi case nel passato
ignoro quante ancora nel futuro
non so unire i puntini sulla mappa
che già vedo sorvolare i continenti
e che comincia da te e me
e che ogni volta finisce
da un’altra parte

  

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Erotico impersonale

   

Sulla sedia
i miei blue jeans fanno l’amore con i tuoi.

Jorge Luis bacia Jane Austen
sopra il ripiano della libreria.

Si accoppiano i tovaglioli nel cassetto,
il tuo cuscino sul letto tocca il mio.

Oh come fingere di non vederle!
Non pensano, non dicono, semplicemente
le nostre cose fanno.

   

*

  

La sedia

   

Parlavamo e intanto
una sedia era nel prato.

Sola
nel verde ricolmo di presente
che raccoglieva il sole. Mi sono voltato e l’ho vista
completa per caso
come una cosa
che beatamente non sa.

Al largo della secca
delle nostre parole
in un mare d’erba senza sponde
la sedia

era.

  

*

  
Colpo di fulmine?

   

La prima volta che ci siamo visti
tu in realtà non mi hai visto
per colpa di una lente a contatto fuori posto

e io ho visto soltanto una ragazza dai capelli ricci
che si stropicciava gli occhi

Mi viene da ridere
e comunque che io ricordi
non suonavano le campane
e cupido teneva ancora le sue frecce nella faretra

perché insomma era chiedere troppo all’universo
che fosse tutto così bello e buono
fin da subito

  

*

  
I gelsi

  

Gli dirò: ti porto a vedere i gelsi
e sarà bellezza, papà mi porta a vedere i gelsi
ma cosa sono i gelsi? e dovrò inventare
qualcosa che valga la strada
mentre gli lego le scarpe, so di loro soltanto
quel cambiare idea sul più bello
come se a metà capissero cos’è la vita
dal tronco ai rami… E tu dirai
non fate tardi, perché andremo da soli
a fare storia nostra e torneremo per cena.

In una sera del duemila-e-forse
continuando qualcosa che non sappiamo
nella pace dei campi
vedremo i gelsi.

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4 thoughts on “L’amour n’est pas fou di Guido Cupani”

  1. possiedi la semplicità del linguaggio, e questo è un gran pregio, ma dimostri con la prima poesia di conoscere a fondo le regole del sonetto, e ciò è ancora meglio.

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