Landai, rubrica di Marco Ribani. Landays dal mondo maschile

Landai, rubrica di Marco Ribani. Landays dal mondo maschile.

                           

                   

Voci da Occidente, rare.
Qualcuno ci pensa? ci conosce qualcuno?

Con questa bel Landay di Antonio Devicienti ci introduciamo nel magro mondo del Landay maschile. Del resto il landay anche nei suoi luoghi dì origine è divenuta una forma di comunicazione quasi esclusivamente femminile. L’occidente, l’Italia, non fa eccezione.

Presentiamo qui tre diversi approcci :

Il primo, qui di seguito, è quello di poeti che hanno composto appositamente Landay su invito del Blog  Carte sensibili che qui ringraziamo per averci consentito la pubblicazione.

Uccisa sorella ti sento:
mi entrasti in bocca, ti sento, col vento.

Sto appesa a testa in giù
pipistrello conosco gli echi del monte.

Sto nascosta nelle midolla
dell’arbusto – densa la vita, inesausta.

Ninno una bambina di neve
solo mia e libera. Non la disfa l’afa.

Nel cortile cresce un noce
mentre cullo la mente nel corpo offeso.

Guardo al sasso che m’insegna
che m’inazzurra che nel pensiero germina.

Mi possiedi nel buio di casa.
Solo nel buio sei il buio sai il buio solo buio.

Tu non sai. Io so. Tu non vedi.
Io vedo e pronunzio il mio giudizio.

Di sorella in sorella
fino ai confini un canto, un alito
di gelsomino.

Antonio Devicienti

*

Hai mischiato il mio viso
all’acido, e in mano un libro sacro

Marco Bellini

*

Ombre orfane di futuro
silenzio nel cuore accanto a me.
.

Quando muore il giorno
le tenebre del dolore entrano dentro di me
.

Sfoglio le vostre lacrime
per scegliere le più azzurre.

Carmelo Musumeci

*

Non è il vento dove morire
non è scritto l’abbraccio che mi cancella

Gianni Montieri

*

Un temporale i proiettili
Sanguina la pioggia nel mio giardino

Roberto Schicchi

                        

Il secondo approccio è per ora rappresentato da questa sola poesia di Salvatore Jemma, noto poeta bolognese, che è essenzialmente costruita con distici per struttura e numero di sillabe simili ai Landays. Ma non è qui la peculiarità, essa è data dalla acuta rappresentazione di un gioco mentale che inizia con un appetito amoroso e termina con un epitaffio. Una rappresentazione perfetta di un percorso che si verifica nella mente di uomini che appaiono così gradevoli, talvolta entusiasti dell’innamoramento, ma che si rivelano poi estremamente pericolosi, quando l’oggetto d’amore minaccia di allontanarsi.

 La Banalità del male di Salvatore Jemma

Ti amo così tanto che ti mangerei
Ti amo tanto e così ti mangerei

Tanto ti mangerei che ti amo così
Ti mangerei così perché ti amo tanto

Ti amo così, che ti mangerei tanto

E

Amarti mi fa soffrire, ne sento il dolore
Soffrire per amarti è che tu senta dolore

Il dolore di sentirti è amare la sofferenza
Amarti nel dolore di non poterti soffrire

Soffrire nell’amore di darti tanto dolore

E

Se ti faccio male è perché ti tanto amo
Se ti amo tanto è perché ti faccio male

È perché ti amo che posso farti male
Poiché ti faccio male, vuol dire che ti amo

Se l’amore fa male allora io ti amo

E

Ti amo da morirne
Muori perché ti amo.

                   

Il terzo approccio è rappresentato da questo gruppo di Landays che sono frutto di una ricerca e di un lavoro su un questionario che viene somministrato agli uomini che si rivolgono  ad   un Centro di ascolto per uomini Maltrattanti.

Qui i Landays simulano le risposte alle domande che vengono poste dal questionario e nell’insieme credo diano l’idea di quale percorso mentale compia un uomo che dal disagio passa al maltrattamento, poi alla violenza e purtroppo anche all’assassinio.

Anche qui quel che colpisce è la banalità del male nascente e che poi affonda nell’essere umano le sue radici, e da lì come un cancro ammorba e prende il potere.

Lavoro tutto il giorno per
te e poi la sera sei tu che mi dici Sono stanca

Che lagna. Mettitelo bene
in testa. I soldi li spende chi li guadagna

Oh! si mia madre  una donna era
allegra generosa leale. Ogni cena alle otto. Puntuale

Mi rispondi anche  male? Tu?
Saluta i regali. Li butto nel tuo cesso

Tu vuoi uscire con le amiche?
Quelle puttanelle vestite come le figlie?

Dove sei stata?  Non vedi ‘ora ?
Abbiamo tutti fame qui….vero cuccioli?

Va a una conferenza ….Lei
Non sa nemmeno da che parte è girata…….

Sei venuta che eri una
pezzente e adesso dici che non sono niente

Stai sempre li tra  riso e pianto
mentre ti frugo  tra le gambe .Io canto. Tu no.

Tu dici che hai paura del
mio sguardo d’animale. Sarà un balzo. Finale.

Ragazzi sono triste sapete
perchè? Vostra madre ci lascia per un altro Re.

Muori Tu. Muoio Io. Morti Noi
Non piangere: Non piango. E’ solo pioggia rossa

                        

de valminck strada 2

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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