Le mille luci di San Marino di Valentina Pinza

Le mille luci di San Marino di Valentina Pinza, con introduzione a cura di Claudia Zironi.

   

    

Valentina Pinza dice di sé:

trent’anni, romagnola di origine e bolognese di adozione, a Bologna ho cominciato a leggere le mie poesie e a partecipare a rassegne e concorsi letterari. Qualche rivista ha pubblicato alcune mie poesie (Le Voci della Luna, FarePoesia), qualche concorso mi ha premiata (Coop for Words 2008). Da pochissimo, eppure non sembra, partecipo agli incontri e agli eventi poetici del Gruppo77, sentendomi a casa.

Dalle note biografiche e dalle sue poesie si evince che Valentina è schiva, poco propensa ai fronzoli, un’artista matura, sicura di sé che non ha bisogno del clamore per affermare che la propria poetica va  nella giusta direzione.

In queste sei poesie che sanno di salsedine e di marina e che forti declamano l’origine romagnola, pur nello sguardo attento all’esterno si intravedono le mille sfaccettature della personalità di Valentina, i rimpianti, i ricordi dell’infanzia e le stagioni, anche dolorose, del suo divenire adulta. Una poetessa originale e memorabile come poche dalla quale ci auguriamo una lunga e vasta produzione artistica. C.Z.

Valentina Pinza, in uno scatto di Valentina Gaglione
Valentina Pinza, in uno scatto di Valentina Gaglione

   



Le mille luci di San Marino, più luminose di un cielo stellato preistorico
nelle notti chiare le vediamo mentre ci muoviamo verso sud, sulla statale adriatica
pare che guidino i satelliti in orbita, che mandino segnali nello spazio
qui c’è vita, che vita.

Al di qua della strada speriamo di non essere dimenticati
a  lavori conclusi vi aspettiamo senza incrociare le braccia
alacri, le piazze addobbate, le strade sgombre,
il sole fa capolino da una nuvola, si grida al miracolo

è cominciata una nuova stagione, le fenici si alzano in volo.

***

La prima

È della stagione la colpa
parole fitte e poi lunghissimi silenzi.
C’è una stagione per parlare senza prendere respiro, ad alta voce
e una a cui non arrivano suoni, solo il faro lontano, nella nebbia.

D’inverno gli alberghi sono tutti in fila, zitti
come bambini educati che stanno fermi sulle gambe a fatica
passano il peso da un piede all’altro
aspettano con i muscoli tesi, fremono.
Piano si spogliano del freddo, dell’umidità, della nebbia
si spalancano le finestre e le porte, le tapparelle si alzano e vengono pulite
i vetri risplendono al sole
il vento smuove le tende e le foglie secche da rastrellare, domani.
Lo spettacolo sta per cominciare, e qui si replica a soggetto.

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Hotel

Sono cattedrali, chiese gotiche, architetture del fantastico
quando me ne andrò
staranno ancora a primeggiare sul lungomare
illuminato a giorno, un giorno perfetto.

Sconosciute velocità e progresso
preservati da ogni impurità ed eccesso
le passeggiate, i passeggini
e sul fondo il mare.

***

Marina

Il mare è inquinato, dalle voci
la tua nelle altre, da me che divento grande
al largo
e continuo a non capirne di barche;
sappiamo quanto è lunga una stagione, quanto è breve
e dell’unica vita che riesce a tornare tutti gli anni
e che tu guardi da lontano
dai fine settimana.

BERENGO GARDIN MARE

La ritirata

Le persone non attecchiscono, sfaldano pian piano
senza panorami, vedute d’insieme.
La morte non fa per noi
ché dalla sabbia non nasce nulla, affioriamo
da una manciata spostata prima che un piede
ci affondi, prima di piombare a picco dentro la terra
bagnata
ci sono persone che cercano tesori, monete, ori
ma io ho visto carcasse portate dalla corrente
d’inverno giù dal Po, alberi stroncati, copertoni
e quello che raccogliamo volentieri sono le poverazze
nelle giornate di ritirata, un paio di chili di quelle piccole
per non andarcene a mani vuote.

***

Non conosco parsimonia né attenzione
il tempo mi è concesso a manciate
ore calde e temporali, il gelato
prima di pranzo

non lo posso mangiare. Dopo, nel pomeriggio
il sonno non viene
la penombra, la tapparella tirata su
di due o tre stecche
di nascosto per giocare con le braccia

stesa in silenzio.
In spiaggia arrivo a partite già cominciate
mescolo mazzi di carte troppo grandi
per le mie mani.

Il sole cala e l’acqua è dolce
così calda
d’oro. Il bagnino chiude gli ombrelloni
liberati, pulisce la sabbia col rastrello.

Con la maschera nell’acqua bassa
guardo le conchiglie, i granchi,
i pesciolini che si muovono in gruppo. Lei non c’è
il sole mi asciuga la schiena
lei non c’è sul bagnasciuga, con la mano sopra
gli occhi perché non so nuotare.

BERENGO GARDON MARE FAMIGLIA

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