Le motivazioni del poeta: Claudia Zironi

Le motivazioni del poeta: Claudia Zironi.

                           

   

Ho sempre amato scrivere come mio personale e prediletto modus comunicativo e ho timidamente sognato da bambina di vivere scrivendo. A otto anni mi sono cimentata con La donna Sandokan e a nove con Le vite dei santi. Entrambi ardori spenti in derisioni familiari.
A diciassette, dopo undici anni di “dieci nel tema”, quando mi sentii dire dalla professoressa di italiano del Liceo che non sapevo scrivere, che il mio stile era pomposo e aulico, entrai in una profonda crisi di rigetto per la prosa.
Una mattina mi svegliai con alcuni versi in testa, asciutti, crudi, tutt’altro che pomposi e aulici, versi che conservo come reperto archeologico del primo scoprire me stessa scrittrice attraverso una modalità mai considerata prima nel mio immaginario. Scoprivo me stessa attraverso l’osservazione del mondo esterno, esprimevo me stessa con la metafora, affrontavo la crisi adolescenziale salendo su una scialuppa di salvataggio solida e ben fornita di provviste: la poesia.
Per i trent’anni successivi non ho preso sul serio questa scoperta che comunque mi aveva compenetrato in modo indelebile e indissolubile: non sono mai più stata abile alla prosa, quando avevo bisogno o ispirazione di imbrattare carta uscivano solo versi. E anche la mia prosa quotidiana ne ha risentito poiché da allora uso strane composizioni delle frasi nelle quali posiziono soggetti, verbi e complementi in un ordine particolare, seguendo un mio ritmo interiore che spesso risulta difficilmente comprensibile per gli altri.
Ma il poeta, mi chiedo, non è forse questo? Un dislessico verbale che, seguendo intricati oltre la norma labirinti fra emisfero destro e sinistro, usa la lingua in modo ardito più con valenza sonora che comunicativa? Poi a se stesso comunica, ad altri suoi simili comunica, ma è, come ogni altro artista, destinato ad essere il principale fruitore del proprio codice e che tutti gli altri lo comprendano appieno resta nel mondo delle mere pretese.
Tuttavia io oggi perseguo l’obiettivo di dirmi e dichiararmi davvero poeta ricercando una forma espressiva e contenuti che soddisfino sì, principalmente me come fruitrice ma che lascino anche un segno, una piccola traccia di originalità compositiva forte e chiara per un largo numero di persone.
Tornando ai miei primi versi dell’adolescenza, riconoscendo alla luna, ai futuristi, a Ungaretti, a Neruda e alla Prof.ssa di letteratura italiana Sig.ra Greco gran parte del merito o demerito, ve li propongo così come sono stati accuratamente estratti dal substrato sedimentario delle vecchie scartoffie, li faccio poi seguire da un excursus dei miei tentativi negli anni, fra i pochi sopravvissuti all’olocausto di un hard disk difettoso cinque anni fa: dalla spontaneità, alla ricerca di “classicismo” formale, al tentativo di “sperimentazione”, fino ad arrivare a scrittura di tempi recenti, ancora tutt’altro che matura e consapevole. C.Z.

                              

Van_Gogh_-_Country_road_in_Provence_by_night

(1981)

La luna cola occhiate cattive
Sull’ultimo ubriaco
Teneramente
Romanticamente
Abbracciato a un lampione
Con un coltello nello stomaco

Bagliore d’oriente.
Giorni che scorrono inutili
fra spiragli che si aprono e si chiudono
immediatamente…
oggi non sarà diverso da ogni altro giorno

                        

(1983)

ricordo
di me che dicevo a me stessa
ricorda!
imprimiti bene nella memoria
quest’arena romana
(non più pietre erose)
questo marinaio abbronzato
(non più volto scuro)
questa dolce notte d’estate
(non più stelle)
quest’amore
(non più emozioni)
perché questo sarà un Ricordo

e solo rimane
una vaga scintilla latente
di me che dicevo a me stessa
Questo! è un ricordo

                       

(1993)

eccola, feroce fiera danzante di balzi
si approssima a te, vittima inerme
lacera, strappa con denti taglienti
l’anima inutile pur non senza coraggio

l’urlo respinge nella gola recisa
schiaccia un anelito di moto perduto
e scivola il piede sul sangue che scorre
viscido fluido che incolla e rapprende

nera carogna ciò che rimane
di un uomo vitale e delle domande
semplice risposta, a portata di mano
giunge soltanto a chi non può più ascoltare

                           

(2000)

notte insonne in ascolto
i s-s-s-s-s-s-s-s-secondi che passano con ritmo perfetto
il vento che soffiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
una porta che sbatte e sbatte e sbatte e sbatte e sbatte
il silenzio del tuo sonno…

non è altro la notte?

i sogni non si vedono non si sentono non si toccano
la second life concessa
scorre nascosta
cosa sei ora? dove sei? con chi?

                

(2011)   

Odore di sangue nelle narici
Un solo desiderio
Rompere lo specchio col capo
Alice maledetta
Qualcosa di rumoroso
con cui sparare
Togliere vite
Vedere la paura
Intingere un dito
Sapore di sangue nella bocca

Ancora troppi freni inibitori
Non sopporterei le macchie
sui vestiti

                 

(2013)

Dei sorrisi larghi come i rami dei castagni
che si porgono spontaneamente
a chiunque passi, delle parole
pronte a guizzare come lucertole
verso il mondo dei sassi, dei suoni
che come vento leggero spettinavano
la barba dei vecchi seduti ad ascoltare,
degli abbracci e dei baci dispensati
rosa e azzurri come confetti
a un battesimo di gemelli,
dei discorsi, degli sguardi, dei saluti,

quando ci siamo ritrovati
quasi fronte contro fronte
e ho sentito acido un sapore, forte
di magnesite sul labbro,

ho desiderato che uno, uno soltanto
fosse stato sussurrato sul mio collo.

                       

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