Le nostre ombre ci camminano davanti, poesie di Raffaela Fazio

Le nostre ombre ci camminano davanti, poesie di Raffaela Fazio.

 

 

Da L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015):

     

A chi si tiene
            come un bianco airone
e su una gamba sola
ha il peso della giovinezza
            la notizia
della morte a una soglia
dà la voglia di viaggiare.
A me invece dà l’urgenza
            di una prova:
tentare per l’ultima volta
nel più alto più fitto canneto
la cova
            di un perdono
come si torna
            da lontano
a un fragile segreto.

*

     

Da L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018):

     

Buio
un buio caldo
ricordo il fare buio
nella casa grande
fermate, le cocenti persiane.
Anche ora vorrei
lasciare fuori il tempo
e a piedi scalzi
chiudermi dentro
insieme a voi
miei morti.

*

Nessuno ricorda le mani
che per prime aprirono al corpo
la dimora tra i corpi
(fu un caso?)
cogliendo i suoi fragili bordi
lo strapiombo del fiato, il suo pianto.

Nessuno conosce le mani
che per ultime, piano
lo spingeranno
nel suo profugo salto
oltre il corpo sbarrato
oltre il peso non più abitato.

E nessuno immagina il corpo
a cui le sue mani (e non altre)
sfileranno il cordone di carne
e nel lampo finale saranno
bianco assenso, tocco materno.

*

(per i miei bambini, maggio 2016)

Il mio tempo
cammina sul crinale.
Ritenta l’equilibrio
tra gli opposti:
una valle nascosta lo precede
una piana gli succede
lo trascende.

Quando il mio tempo
                        pende
sul più azzurro versante
intravede
la sua stessa fine
il suo segno più in basso
come il rotolare
di un sasso
nell’erbetta nuova.

E nella vita
che senza me prosegue
forse un ricordo
di quel lieve
franare:
prova
in fondo
che oltre la morte
solo l’amore
è guardia di frontiera.

*

Dentro di noi
una stagione convulsa
come di erbe
in periferie notturne.
Sul nulla un nulla diverso
ha la sua rivalsa.
Non fa in tempo
            la morte
a chiudere nel passo
le forme affaticate:
la vita s’impossessa
delle ombre
dà loro febbrili
feconde parvenze
e troppo vasta
nel sogno
supera i confini
del suo regno.

*

     

Da Tropaion (Puntoacapo Editrice, 2020):

     

Con lo sguardo
sulla vena imperfetta
o sul tessuto che si sgrana
ci alleniamo
alla Fine
che arriva nelle cose.

E se non basta
passiamo un dito sulla lama
per ricordare
una parola, anticipare
la ferita estrema.

In ogni urto, col bruciore
o nell’inerme attesa
è facile abitudine la morte.

Quanto è più duro invece
tenersi forte
aderire al Tempo
che frana fin dentro all’Amore
di età in età
e con lui precipita

˗ entrambi destinati
a non toccare il fondo.

Difficile disporsi
all’eternità.

*

La vita parla

Ogni notte ti asciugo la fronte.
Raccolgo di te
quello che si era sparso.
Ma tu non volermi
diversa.

Stringi forte il mio corpo di ore
lungo il recinto di edera e mirto.

Su me spunta fedele
anche colei che credi mi sia ostile

e invece è solo morte.

*

Le nostre ombre
ci camminano davanti
ci chiamano a riempirle con lo sguardo
fino al giorno
della coincidenza
tra il viaggio e il loro fuoco interno.

Altri le spingeranno al largo
credendole lanterne
sposate al riflesso che le accresce
se da sotto, convesso, le consuma.

*

Tornerà la Vita
senza mappature
come arrivano gli uccelli migratori.
Ci troverà d’istinto, chiusi
nell’incoscienza della morte
e muti.
Non varrà ragione, né perdono.
Per prima cosa
il suo calore, come di corpo.
E dopo, ancora.

*

     

Nota biobibliografica

Raffaela Fazio, nata ad Arezzo nel 1971, vive a Roma, dove lavora come traduttrice, dopo aver trascorso dieci anni in vari paesi europei. Laureata in lingue e politiche europee all’Università di Grenoble, si è poi specializzata presso la Scuola di Interpreti e Traduttori di Ginevra. In seguito, ha conseguito un Diploma in Scienze Religiose e un Master in Beni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Nel campo dell’iconografia, ha pubblicato “Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images” (2011). È autrice di vari libri di poesia. Tra gli ultimi: “L’arte di cadere” (Biblioteca dei Leoni, 2015) con prefazione di Paolo Ruffilli; “Ti slegherai le trecce” (Coazinzola Press, 2017); “L’ultimo quarto del giorno” (La Vita Felice, 2018) con prefazione di Francesco Dalessandro; “Midbar” (Raffaelli Editore, 2019) con prefazione di Massimo Morasso. Di prossima pubblicazione: “Tropaion” (Puntoacapo Editrice, 2020) con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Sonia Caporossi. Si è occupata della traduzione di Rainer Maria Rilke, le cui poesie d’amore sono state raccolte in “Silenzio e Tempesta” (Marco Saya Edizioni, 2019).

 

     

Ksenja Laginja, Conforti

 

   

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