Le stanze inquiete di Lucianna Argentino

Le stanze inquiete di Lucianna Argentino con introduzione di Paolo Polvani.

    

I versi di Lucianna argentino si avvalgono di un osservatorio privilegiato: le casse di un supermercato.
Di qui, dice l’autrice, passano tanti occhi, tante storie.
Il supermercato è luogo emblematico, vi si celebrava il moderno rituale della cacciata della fame dal nostro orizzonte esistenziale.
E’ anche il luogo in cui il bagliore delle merci esercita il suo dominio fascinoso, e impone una posizione subalterna suggellata dalla parola consumatore, che circoscrive il perimetro dell’agire alla mera fruizione.
E’ qui che la solitudine ci presenta il conto, e si affacciano altre fami, altri bisogni si addensano come bianche nubi dal cuore inquieto, basta appena grattare la patina di euforia e di festa che ricopre l’imballaggio dell’abbondanza.
I versi lasciano intravvedere barlumi di romanzi, cenni di biografie, storie e drammi di un’umanità in patimento, come fossero strutture di palazzi in attesa delle rifiniture, mappe stradali complete di sistema arterioso da riempire con nomi coordinate distanze.
La bellezza di questa poesia è negli occhi, riflessi sotto i numeri del display, capaci di restituirci, in forma di linguaggio acuminato, la concretezza di vite ordinarie che lasciano affiorare la straordinarietà della poesia.
Il primo merito di Lucianna è saper spingere lo sguardo partecipe fin dentro il cuore dolorante degli eventi, il secondo è saperlo tradurre in linguaggio tattile, che si può tenere tra le mani, accarezzare tra le dita e percepirne le asperità, le venature sottili.
La disposizione del verso ricorda l’ordine degli scaffali di un supermercato, ed è un meccanismo meraviglioso di funzionalità e di ritmo.
Rimane il prodigio dello sguardo riflesso nel display che diventa abbraccio partecipe, capace di restituirci la speranza che il mondo possa salvarsi.

lucianna-2Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962. Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore.
Fa parte della redazione del blog letterario collettivo – viadellebelledonne – .
E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro -Alessio Niceforo, il poeta della bontà – (Viemme, 1990).
Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: Gli argini del tempo, (ed. Totem, 1991); Biografia a margine, (Fermenti editrice, 1994), con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci, segnalato al premio Montale 1995; Mutamento, (Fermenti editrice, collana Il tempo ansante, diretta da Plinio Perilli, 1999), con la prefazione di Mariella Bettarini; Verso Penuel, (Edizioni dell’oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia, premio Donna poesia 2006; Diario inverso, (Manni editore, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi.
Con Pagina – Zero ha realizzato un e-book tratto dalla raccolta inedita Le stanze inquiete; Favola, (Edizioni LietoColle, 2009), con illustrazioni di Marco Sebastiani.

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Nomi da Le stanze inquiete

Non è facile scrivere poesie. E’ facile semmai dirsi poeti se sia poesia vera poi chi lo sa che già dire cos’è poesia non è questione da poco. Eppure mi appassiona la vita e lascio che le cose mi rovistino lo sguardo e l’anima anche in questo bar di periferia dove assieme al caffè bevo le parole di un poeta morto in un gulag vicino Vladivostok quasi cinque lustri prima che io nascessi che tutto questo fosse che ormai di anni da quella data incerta ne sono passati quasi settanta ma ancora mi parla ancora mi dice sopra il vociare del bar sopra il vociare del mondo. Ma cosa avremo noi da dire a quelli che verranno se è già difficile intendersi parlando figuriamoci poi dirlo in poesia come tento io che non sono laureata e non insegno ma imparo imparo molto anche se di noi mi passa davanti quanto finisce nelle fogne ma pure tanti occhi tante storie perché magari ecco so ascoltare d’altra parte se non sapessi ascoltare che poeta sarei? Eppure temo che tutto in noi passi e scorra via ma devo credere che qualcosa resti e si fermi e sia seme ma poi mi dico pure che credevo che il dolore rendesse migliori e invece no perché il dolore a volte sta tra noi e il mondo come uno scudo e non come un abbraccio. Né credo che la poesia deve tirare giù dio perché dio ce l’ha già dentro semmai deve tirare su gli uomini sollevargli il mento e alitargli nelle narici parole ancora calde di fiato fragranti d’inchiostro che poesia certo non è solo un fatto di metrica e la libertà del verso è condizionata perché non basta andare a capo. A capo di che poi se siamo in un tempo senza capo né coda a capo di me stessa almeno anche se ho una biografia stanziale ma fitta fitta di anime e di corpi e dunque nomade nell’essenza e allora scrivo. Scrivo perché poesia è la casa e la strada che ad essa mi conduce. L.A.

brigante Cirpiano Lagala

Silvio traccia croci col dito
sui cofani impolverati delle automobili
o le disegna sulle banconote
con cui paga litri e litri di birra.
Silvio ha Dio e la birra
e mi regala fotocopie con immagini sacre,
strani disegni e simboli biblici. Silvio mi dice
che è stanco, che non ce la fa più,
che lotta con Satana
ma alla fine il bene vincerà, mi rassicura.
E voglio credergli, voglio credere
che nella sua mente ottenebrata dall’alcol
e dal troppo fumare, quell’affermazione
sia quella verità che non è rivelata ai saggi e ai potenti,
ma ai piccoli e ai disgraziati come lui.

(Il cuore di Silvio si è arreso un giorno d’agosto del 2009. Ha aperto il pugno ha lasciato andare il sangue, mentre la vita tutta s’era coagulata in quello strappo a farlo senza peso, a farlo piuma, pegno per l’ultimo transito)

***

brigantessa Maria Rosa Marinelli

E’ grandine la voce di Linda,
aghi le sue parole mai sazie,
mentre negli occhi s’allarga in cerchi
il grido del giorno in cui non volle riconoscere
in quel corpo senza vita quello del figlio
e fuggì via urlando che non era lui.

***

brigante Berardo Viola

Quando era piccola Gaia
e arrivava alla mia cassa
sul seggiolino del carrello
voleva fossi io a farla scendere.
La nonna protestava sta lavorando,
ma non l’ascoltavamo.
L’ho persa poi in quelle strade oscure
che solo somigliano alla vita.
(In quale precipizio d’anni
rimasta intrappolata?
In quale diverbio tra infanzia e pubertà?
E dove è fisso ora il tuo sguardo muto?
A chi rivolgi quel tuo sorriso immobile?)
E poco importa se non mi riconosci
che anch’io sai non mi riconosco
e guardo estranee le mani,
i gesti sempre, sempre quelli,
estranei e stanchi anche gli occhi
riflessi sotto i numeri del display.

***

brigantessa Reginalda Cariello

Si campa, rispondeva
prima che decidesse di smettere,
prima che cercasse scampo altrove,
che l’ultima zolla franasse e fosse il vuoto,
fosse la caduta…
Tutta la vita ho lasciato
oltre il davanzale che bastano i muscoli
e le ossa per raggiungere l’asfalto
e poi da lì chissà magari risalire
dare un’altra occhiata alla casa al figlio
e finalmente capirne qualcosa di quel figlio disgraziato
disgraziato io che l’ho messo al mondo
e non ce l’ho saputo abituare
ma vedi ormai non ci so stare più nemmeno io
e poi voltandomi potrei vedere lei
lei che era andata avanti
che il cuore più non le reggeva
per lo strazio di quel figlio cresciuto senza vita
che nemmeno la morte l’ha voluto quella volta.
A me il cuore tiene ancora
soltanto la mano trema da tempo
da tempo sono caduti i denti
e il bottone dei pantaloni è saltato
ma sotto questa camicia sudicia il cuore va sta saldo
e solo, solo lui è rimasto e solo lui devo fermare
adesso che tutto il resto è fermo è perso…

***

220px-Fra_Diavolo

La realtà è la stessa bisogna vedere poi
con che filtro ognuno la interpreta,
dice la donna all’uomo
che attento ascolta mentre lentamente
svuota il carrello sistemando in esasperante ordine
la merce sulla cassa. Anche il dolore è interpretazione,
penso, oppure no, può ristagnarci dentro,
non fiorire mai, mai farsi bellezza.
Posa della prima pietra su cui nulla mai
verrà edificato. E la donna sta, ferma,
ascoltando l’eco delle sue parole spegnersi
tra gli spigoli del silenzio di lui
intento a interpretare la spesa.

brigantessa Filomena Cianciarullo

2 thoughts on “Le stanze inquiete di Lucianna Argentino”

  1. Ringrazio Paolo Polvani e lascio il link di una trasmissione dove parlo un poco di un progetto che sto sviluppando attorno alle poesie di “Le stanze inquiete”.
    Grazie anche a Raffaele Urraro per la sua testimonianza.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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