LE STORIE INVISIBILI di Giovanna Iorio

LE STORIE INVISIBILI di Giovanna Iorio.

   

  

Le storie invisibili non le vede nessuno. Se  provi a scriverle spariscono dalla pagina. Se provi a disegnarle diventano solo colore. Certo, direte. Sono invisibili… Eppure le storie che vi racconterò ci sono, esistono, da qualche parte. Sono come le ragnatele che all’improvviso la luce rende visibili tra i rami di un bosco.  E sono trame leggere. Ogni parola deve essere scelta con cura, altrimenti le storie invisibili volano via, diventano farfalle variopinte e se ne vanno sul primo fiore che passa. Sul cappotto di uno sconosciuto. Fra le trecce di una bambina che ride… Tutti i giorni, ma non lo dite a tutti, le storie invisibili si illuminano. Non c’è niente di strano in questi piccoli miracoli. Sono “epifanie colorate”, i piccoli racconti della luce. 

Dal primo dicembre fino a Natale, le storie invisibili sono state pubblicate sul Poetry Calendar e sul blog Amici di Letture con i disegni di Julia Gromskaya.  Le storie sono andate in onda su Radiolibriamoci Web, dal 1° al 24 dicembre, con le musiche inedite di Lucio Lazzaruolo del Notturno Concertante, e la voce di Dario Albertini. Per ascoltare le storie visitate il blog Poetry Calendar. G.I.

   

    

I cavalli di pietra

Da qualche giorno nei parchi della mia città scompaiono i cavalli delle statue equestri. La gente è preoccupata ma non ne ha motivo. Dopo secoli di fedeltà credo che abbiano voglia di sgranchirsi le zampe e fare un giro della città. Ieri nel parco ne ho visti due, l’uno accanto all’altro. Erano due cavalli di pietra ed erano innamorati.

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Un freddo cane

Ieri ho incontrato un freddo cane. Non era un freddo cane insopportabile, era un freddo cane piuttosto socievole. E’ stato gentile con me. Abbiamo parlato dei vecchi amici: l’inverno, la neve, la brina. Abbiamo trascorso un bel pomeriggio nel parco, seduti sulla panchina. Quando sono tornata a casa ero tutta gelata. Mi sono preparata una cioccolata calda e sono andata a sedermi sul divano. Poi, però, l’ho visto alla finestra, il mio amico freddo cane, col muso gelato sul vetro. Entra, gli ho detto. Ho aperto la finestra e abbiamo bevuto insieme la cioccolata calda.

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Il mio cane Guglielmo

Oggi pioveva quando ho portato Guglielmo, il mio cane, a fare la solita passeggiata. Guglielmo si è fermato a bere da una pozza d’acqua. All’improvviso si è annuvolato, si è messo a correre nel parco come un lampo, sembrava una furia. Ora è stanchissimo, sonnecchia sul tappeto in salotto, di tanto in tanto mi guarda. Credo che abbia bevuto troppo cielo, ha ancora qualche nuvola in fondo agli occhi.

   

Un gatto alla porta

Una sera, me lo ricordo ancora, hanno bussato alla porta e quando ho aperto c’era un gatto.  Se ne stava sulla soglia di casa: un gatto con gli occhi verdi mi fissava. Colta da una sorta di imbarazzo ho tentato di farlo accomodare: mi sono chinata, l’ho accarezzato, ho detto le solite cose che si dicono ai gatti. Lui mi ha guardata con i suoi  occhi verdi  stupiti e mi ha detto: “Scusi, ho sbagliato indirizzo”.

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Il nonno e Mobydick

Mio nonno parlava con il fumo della pipa. Dalla sua bocca uscivano non cerchi ma lettere dell’alfabeto. Mi ha raccontato tutto Mobydick, era il suo libro preferito. Una sera gli è uscita di bocca la balena bianca e il fumo ha riempito tutta la casa. Hanno chiamato i pompieri, i vicini di casa.

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Il gallo e il bambino cespuglio

Un giorno, a scuola, è arrivato un bambino con i capelli verdi come un cespuglio. E aveva anche un gallo sulla spalla. I maestri non volevano farli entrare, perché a scuola non si è mai visto un cespuglio in compagnia di un gallo. Allora i bidelli hanno cercato di prendere il gallo e di tagliare il cespuglio. Però questo strano bambino voleva proprio andare a scuola, si è nascosto i capelli verdi sotto un cappello e  ha chiesto al gallo di aspettarlo fuori. Il gallo si è appollaiato sul tetto della scuola: “Avvisami quando è ora di tornare a casa”. Il gallo ha cantato alle 12 in punto.  Il bambino a mezzogiorno è tornato un cespuglio, il gallo gli è saltato sulla spalla e insieme sono tornati a casa.

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