L’enigma dei mesi, poesie di Paolo Polvani

L’enigma dei mesi, poesie di Paolo Polvani.

   

   

Aprile

L’intensità di aprile vibra dentro uno sbuffo
di margherite, vocali erbose premono
dentro di noi e una larga
primavera alza il volume
alle sue sirene.

***

Marzo

Come si chiama questo vuoto di parole, questa
definitiva resa alla tracotanza dell’azzurro
al vento gonfio di capelli

come si chiama questo sproloquio delle credenziali,
l’affacciarsi di marzo e un mare di scompigli
smania di vivere protesa sul bianco della pagina
sul nuovo alfabeto di fittissime foglie, come si chiama

questa ruvida insoddisfazione che ti offusca e ti
afferra, ti trascina allo specchio

*** 

Maggio

Immersi nella luce dopo la mareggiata, nel sole
che tutto acceca, nelle parole liquide immersi
di un mare che ricorda un gatto, accucciato basso
dopo una sfuriata, spume e gridi ormai nella memoria,
immersi in una sequela di frasi mozze, frantumi della primavera.

***

Febbraio

D’improvviso il paesaggio si mette a parlare
la lingua dei peschi fioriti a febbraio:
vocali minime aggrappate agli scalini
dell’alba, cuccioli che tormentano le mammelle del sole.

***

Settembre

Settembre ha desinenze instabili, vuoti
di memoria, perde le scarpe, veste
il cielo del bianco delle nuvole, passa
una mano di smalto azzurro,  un fresco d’uva.

Indossa verbi nuovi, per esempio ansimare
o sfinire. Svuota le pupille dell’estate.
Predilige parole ripide. E’ un cinema
di paure casalinghe: ci affacciamo alle finestre e non
riconosciamo il profilo delle case, i rumori nel pozzo
delle strade.  Settembre è un sogno di confine, ci traghetta
nelle braccia di un lupo mannaro, ci pianta i denti
nella gola, e resta lì, a guardarci, con occhi vuoti.

                                 

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3 thoughts on “L’enigma dei mesi, poesie di Paolo Polvani”

  1. La poesia di Polvani ha l’invenzione delle preposizioni che, da monche, si reggono da sole in una incredibile ed infinita varietà espressiva. Sono eventi realizzati nell’impossibile, inattuabili, spesso anche insensati! Eppure, tali accostamenti, vivono e si nutrono proprio di tali costrutte realtà producendo istintivamente nel lettore una piacevole apertura mentale, un godimento che sfiora, oserei dire, “un orgasmo poetico”.

  2. Da oggi mi dichiaro ‘polvaniano’ , si licet! Vogliamo parlare di Febbraio e Maggio, per esempio? Hanno una carica poetica stupefacente, sempre filtrata da immagini inedite. Quando leggi Polvani vai in giro con lui e torni più umile, più consapevole, più indifeso di fornte alla bellezza

  3. infiniti grazie a Franco e a Marco, i vostri commenti mi imbarazzano, per questo ho tardato a rispondervi; si scrive per essere letti, con la speranza di essere anche apprezzati, è questo il premio più grande per chi si cimenta nella scrittura

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