L’incapacità di essere normale di Paolo Santarone

L’incapacità di essere normale di Paolo Santarone.


Prologo


Piange il civil poeta e si dispera
il mondo è ingiusto e il povero in galera.
La cioccolata calda si raffredda,
ancora un verso e poi una giusta pausa
a meditare sulla giusta causa
sull’Italietta che non ha lavoro
su magistrati e principi del foro
su onesti e su corrotti
-poco zucchero in questa cioccolata,
un’ombra di cannella ci sarebbe pur stata –
e mentre allor s’accinge alla concione
il poeta alza un po’ il termosifone,
ché un giusto ambiente di meditazione
faciliti concetti e digestione.
Con gli occhiali
e la gamba un po’ storpietta,
il cilindro sulla testa un po’ a sghimbescio,
si finge nel furor della rivolta,
seguito da una massa che s’affretta.
Sanno che in lui s’incarna l’Ideale:
guida alle plebi è l’intellettuale


bonaventura (2)


***


Indignado 1


Ricordo quella volta che
accendendo le luci della cucina grande
in piena notte
e a piedi nudi
trovai sul piancito l’esercito di blatte
dilagato in una sua vorace esplorazione.
In pochi istanti la luce scacciò
gli scarafaggi – cinquanta o cento o più –
nell’oscurità degl’interstizi:
l’ordine regnò rèdito a Varsavia.
Ma sul mio piede aggrinciato
ancora sbircia un brivido al ricordo.
Le blatte!
Chi mai saran le nere bestioline
in quest’oscura mia metafora?
Di sicuro
non coloro che pensi.


bonaventura (1)


***


Indignado 2


La natura ha sposato in me
l’uomo d’ordine e il casinista
il cialtroncello e il rigorista
ma tutto poi si concilia
nella mia indulgenza.
Verso me, beninteso, ma poi
per una sorta d’effusione
anche verso ogni vizio
dell’umana condizione.
Del pervertito comprendo l’impulso,
del terrorista la fede,
del ladro la pia convinzione
che fatte da lui queste cose sian buone
o almeno non così cattive,
e son fermamente convinto
che ogni crimine orrendo prenda il via
da qualche innocente stortura d’origine,
da qualche malattia.
Giustificazionismo vien chiamato
questo mio impedimento ad essere indignato.
Pur, se non so indignarmi non sono senza cuore
la mia sofferenza è la pietà
e la pietà è dolore.
Son mille le cose che mi straziano
sfruttamento abuso furberia
cinismo irrefrenata bramosia
povertà e malattia e così via.
E ciò che più di tutto m’addolora
è il non poter sperare,
o il non poter pensare
a prezzo di passare per cretino
che Tizio farà bene il suo lavoro
o che solo per amore si può fare un regalo.
Quest’impressione
per me così estranea
che il mondo si divida solamente
tra i furbi che rapinano
e i furbi che non si fan fregare.


bonaventura (3)

***


La mia scelta di campo


Ci ho ben pensato, in tempo d’elezioni.
Io sto con i coglioni.
Sto con mio padre che credeva buono il mondo
e fu fascista e poi democristiano
senza far male alcuno,
guidato dal suo senso dell’onore.
Io sto con i coglioni,
che ti sorridono per strada.
Sto con i vu’ cumprà
che quando ti si fanno incontro
pregano il loro Allah che tu sia buono
e un poco generoso.
io sto con le puttane nigeriane
che danno il loro aids senza malizia
e non vedono un soldo
della loro primizia.
Sto con coloro che rispettano il padrone,
e che si fanno il culo a lavorare,
sto con quelli che cercan di far bene
perché questa è la lor soddisfazione.
lo so, sono gentuccia, son coglioni, ma almeno
almeno non ricercan negli strilli
una squallida autopromozione.
Sto soprattutto coi bimbi dell’asilo
loro coglioni no
coglioni non ancora
ad educarli penserà la scuola.
I bimbi dell’asilo sono Budda felici.
Vorrei stare con loro, se potessi.


bonaventura

 


*

 

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2 thoughts on “L’incapacità di essere normale di Paolo Santarone”

  1. Complimenti per la scelta del titolo!” indignado” come potrebbe essere altrimenti visto che il malessere civile aumenta,molti sono sfiduciati e si convincono che è inutile agire o peggio pensare perchè credono che siamo tutti uguali e che il potere sia il peggior corruttore. E allora c’è chi pensa per noi ,chi decide le sorti di chi non è abituato ad avere un senso critico e peggiora la propria condizione civile,poi ci sono i furbi, quelli che credono di essere migliori solo perchè ti fanno fesso,come se affermare sè stessi volesse dire fregare il prossimo ,c’è chi non rispetta la diversità altrui,chi sfrutta e si potrebbe continuare con un lungo elenco di storture civili . C’è chi si indigna e chi si addolora ,non so quale posizione privilegiare.Leggere le tue poesie mi emoziona

  2. “Sanno che in lui s’incarna l’Ideale:
    guida alle plebi è l’intellettuale”

    Quanto hai ragione, Paolo,
    Moretti insegna (e forse ……porta anche un po’ sfiga )
    letto molto volentieri, e condiviso

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