L’ironia è una cosa seria di Natalia Bondarenko

L’ironia è una cosa seria di Natalia Bondarenko.

   

   

Se pensate che l’ironia in poesia sia una cosa superficiale, sbagliate di grosso. L’ironia è una cosa seria. Diciamolo con il cuore aperto: per arrivare a prendersi in giro (si capisce) che la strada deve passare per l’inferno. A volte, però, è difficile capire che quello che hai passato è stato davvero un inferno. La consapevolezza non arriva subito. Più con l’età. Quando si rafforza lo spirito. “L’ironia è un tic dello spirito” – lo disse Roberto Gervaso (Il grillo parlante, 1983). È proprio lo spirito molto spesso ad essere legato al concetto della libertà (chissà se la definizione “spirito libero” non fosse il nomignolo di qualche poeta del passato).

Io, invece, non mi sono mai domandata perché l’ironia padroneggia la mia poesia. Magari è tutto l’insieme delle cose o anche qualcosa di più… o qualcosa di meno. Ma molto tempo fa, leggendo per la prima volta le poesie di Charles Bukowski, inconsciamente, ne captai quella vena di ironia caustica e dissacrante che mi colpì profondamente: l’alcool, le donne, le scommesse sulle corse dei cavalli, la letteratura (le poesie e i racconti, soprattutto, molto spesso, questi ultimi, brevi ed essenziali nonché ottimale modalità espressiva nel complesso della comunicazione bukowskiana) sono costanti ineliminabili della sua esistenza.

Esiste sempre uno “starter” nelle prime “gare” che intraprendi, nelle scelte che fai dopo. C’è sempre qualcuno che smuove il tuo inconscio. E il risultato è quello: puoi dare solo quello che puoi dare. Puoi dare meno, ma non di più. Più di quello che sei – non puoi dare. Anche se poi, stradafacendo, ho capito che anche la liricità può essere interpretata e rivisitata. Se lo si sa fare. Come per esempio nella poesia di Piero Zanfabro:

Guardo i monti e sono grandi
E in cima le croci degli uomini stolti
Era molto più a valle l’ultimo fiore
Anche l’ultima sorgente
Perché non vi siete fermati prima?
Avrete dedicato al vostro pene l’ultima conquista…

In Italia da un po’ di decenni non si fa più il caso. Si legge molto di più la poesia ironica, nei concorsi, però, molto spesso vince la poesia lirica. Sarà “colpa” di Sanguineti di aver aperto le porte ad una certa libertà dell’espressione o di democratizzazione della letteratura in generale, ma il fatto sta che oggi nel giro letterario si trovano i poeti (anche giovani) per i quali l’ironia non è più un fattore della rassegnazione, ma è un modo per autodeterminarsi. Per esempio Mary Barbara Tolusso in una vecchia poesia parla così della poesia stessa:

…agli uomini non piacciono le persone che scrivono poesie.
Ricapitolando, mia madre pensa che non trovo marito
perché scrivo poesie.
Non è una cosa seria, ripete, scrivere poesie.
Hai ragione, rispondo,
e neppure leggerle.

Oppure l’ironia di Francesco Di Lorenzo che come soggetto propone se stesso:

Quello che vorrei da te è
essere cucinato per bene.
Come evidentemente sai fare,
speziato a dovere.
Potrei dare il meglio di me,
mostrare la parte peggiore.  

Vorrei concludere con una considerazione che mi è venuta così, al volo: il comitato che assegnò a Szymborska il Premio Nobel scrisse queste esatte parole nella motivazione: “…per aver creato della poesia che tramite ironica precisione permette di mettere in luce il contesto storico e biologico in frammenti di realtà umana.” Sono le parole dalle sembianze “paffute”, ma tra le righe parlano nient’altro che della nostra quotidiana esistenza.

tn_il grande dittatore QUADR

2 thoughts on “L’ironia è una cosa seria di Natalia Bondarenko”

  1. Natalia, in Italia nei concorsi vengono spesso premiate poesie ironiche. Ma se ad esse vengono preferite quelle liriche, è semplicemente perché le seconde sono poeticamente più robuste. Ci sono comunque degli ottimi autori ironici, penso, “per non fare nomi,” alle belle poesie di Paolo Polvani, che riscuotono un meritato successo. Del resto, abbiamo tutta una tradizione alle spalle: da un certo Pasolini a Luciano Erba, solo per citarne un paio al volo.

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