L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Onidi

L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Stefania Onidi.

 

 

La questione dell’ironia nella poesia non è mai uniforme. È come guardare l’album di una famiglia numerosa con i parenti vicini e lontani, non ricordarsi di qualcuno, dubitare di un altro, ma per forza essere sicuri che quel volto fa parte della famiglia… Una grande famiglia di poeti per i quali l’ironia è una cifra espressiva diventata inevitabile. Alcuni poeti non la cercano neanche, scrivono quello che gli viene in mente (come succede a Massimiliano Lancerotto, il quale sottolinea che quando scrive le sue poesie lo fa una serietà estrema) e solo alla fine si rende conto che la poesia fa ridere o sorridere. Ci siamo ‘scontrati’ anche in passato con casi simili: Francesca Coppola, Danijel Szeredy, Luigina Lorenzini e molti altri. Tutti loro avevano semplicemente un linguaggio ironico trattando temi poco ironici a volte anche drammatici. Facendo questo la poesia si alleggeriva molto e diventava più ‘appetitosa’. E non so se parlando di poesia si può nominare la cucina, anche se entrambi i campi riescono a produrre una certa dose di godimento.

L’incontro con la poesia di Stefania Onidi è stato casuale. Facevo parte della giuria in un concorso e le sue poesie mi hanno stuzzicato da subito. La reazione dell’ autrice invece era di stupore; abbiamo discusso molto prima di decidere di pubblicare questo articolo perché Stefania non era molto convinta: riteneva le sue poesie più drammatiche che ironiche. Mi mandò il suo ultimo libro “Quadro Imperfetto” (Bertoni Editore). Infatti il libro aveva poco a che fare con l’ironia anche se alcuni passaggi preludevano uno sviluppo per il futuro: le poesie contengono una bella dose di lirismo sano e contemporaneo, ben amalgamato con il tema trattato, uniforme, niente di superfluo. Ma fra le righe trovavi già alcuni passaggi molto luminosi che spiccavano di una diversità leggera e colta che nella parte iniziale mi ha ricordato il coraggio di Vladimir Maijakovskij:

a mezzogiorno il sole ha aperto il fuoco,
il caldo mi ha dilatato i vasi sanguigni,
Da allora sono corpo in caduta
canto fine a sé stesso…

o

Ci sono giorni che ho bisogno di smontare il cuore dal resto del corpo,
di lasciarlo là a scolare
come una stoviglia stanca…

Probabilmente la ricerca dei verbi giusti e lo scombussolamento dei sensi a favore della poesia aiuta Stefania ad uscire fuori dai soliti schemi, distinguersi da altri poeti ed avere una propria impronta nella ‘jungla’ (scherzosamente parlando) poetica. Non dico che la sua poesia ricorda in qualche senso la poesia di Majakovskij; dico soltanto che i due poeti hanno trovato un loro modo di rafforzare la parola facendone poesia con “P” maiuscola.
Infatti Stefania, quando le scrissi, non sapeva di avere un linguaggio ironico. La sentii all’inizio molto sorpresa e dopo quasi perplessa. “Mi considero contraddittoria: spesso drammatica, leggera qualche volta. Nella vita di tutti i giorni riesco a fare dell’ironia una buona alleata, scrivendo forse un po’ meno, tuttavia cerco di tenermi lontana dal pathos che appesantisce. Ecco parlerei di stimolo: sapere di avere una vena ironica mi stimola a lavorare con più slancio su una scrittura semplice e diretta, su un linguaggio sempre più asciugato”, mi rispose in una delle nostre e-mail di conoscenza.
Ci siamo scritte a lungo. Il periodo del mio convincimento è durato solo qualche giorno, fino a quando, fra le righe le chiesi anche cosa pensasse del linguaggio ironico e cosa era per lei… e da come mi ha risposto, ho capito che il mio processo di convinzione non è andato a vuoto:
“L’ironia è una chiave che permette di raccontare il mondo, le relazioni umane, mantenendo una distanza salutare, dei confini ben definiti rispetto alle cose o a sé; quel gioco a non prendersi mai troppo sul serio.
Per me usare l’ironia non è solo avere l’abilità di saper essere divertenti e seri allo stesso tempo, ma riuscire a cogliere la tristezza e il dolore dell’esistenza senza mai smarrire l’incanto per la vita. Mi vengono in mente Wisława Szymborska o Vivian Lamarque, leggere ed efficaci, che insegnano lo sguardo per le piccole cose apparentemente prive di significato, per i dettagli che spesso sfuggono, per quei momenti che rendono la vita sopportabile”.

E per concludere, vi prometto che le poesie che leggerete qua sotto non vi faranno schizzare dal ridere, ma di sicuro vi porteranno un sorriso e una dose di buon umore.

        

Primavera

Sai, ci sono cose che accadono mentre cerchi parole:
nascite clandestine
microesplosioni al centro dell’universo
necessarie alla propria evoluzione.
Tu continui a parlare
ma io non ti sento.
Ti ho messo tra gli oggetti finiti
accanto alla fruttiera e al vaso di rose finte.
Mi stacco sullo sfondo del cielo.
I miei occhi si posano sul mandorlo.
Sono nella sua fioritura
e ci voglio restare.

*

Devozione

Quando ho fame
succhio il tuo nome,
liscio e tondo.
Mi illudo di riceverti come una comunione,
con l’oscenità che si conviene.
Stringo le gambe
cercando la morte, quella piccola.
Sento l’onda schiantarsi
nell’angolo acuto del buio.
L’acqua che scorre dalle mie bocche,
è una salmodia eretica.
Ti amo anch’io ma
sono triste.
La notte qui è sempre enorme.

*

Ho sognato di raggiungere la Polinesia in treno.
L’oceano schiumava un verde metallo
quel verde dei cipressi di Van Gogh.
La spiagge erano immense distese di neve
il freddo sopportabile.
Io non avevo valigia
solo un fiore di magnolia dietro l’orecchio
destro, quello con la ciliegia.
Non sapevo più parlare
modulavo un canto senza parole
tentavo di assemblare sillabe.
Tu eri già in me.
Mentre ti nominavo
soffocavo in pace.
Non morivamo mai
come le promesse di felicità.

*

In questa apnea si vagliano strategie quotidiane
larghe boccate d’aria a pelo d’acqua.
Poi immergersi ancora
diventare bolle mute.
Adesso è importante
usare la testa
dividere il viaggio per due.
Stiamo nuotando nudi
come quel nostro primo giorno.

*

          

Stefania Onidi (1973), laureata in lingue e letterature straniere, vive a Perugia, dove insegna. Ha pubblicato Con un filo di voce (La Riflessione, 2011) e Qui Altrove e Oltre (Montecovello, 2015). Quadro Imperfetto è la sua terza raccolta poetica. Sue poesie o notizie sono apparse in blog letterari e siti internet (Oltre scrittura, Carte sensibili, ReginaMab, Intellettuale dissidente, Oubliette Magazine, Centro Cultural Tina Modotti Caracas, Laboratori di poesia) e antologie, tra queste: Il segreto delle fragole 2018 (LietoColle, 2017); Umbria Omaggio in versi ( Bertoni, 2017); Siamo come pesci che si cercano ( e-book Samuele Editore 2017); Doce poetas italianas para el siglo XXI (e-book La Náusea, 2016); Viaggi di Versi – Nuovi poeti contemporanei – con prefazione di Elio Pecora- (Pagine, 2013).
Ha ottenuto importanti riconoscimenti in diversi concorsi letterari. Fra i più recenti: terza classificata al Premio Nazionale Terra di Virgilio 2017 (Mantova Poesia-Festival Internazionale Virgilio) e al Premio Letterario Nazionale Poetika 2017; menzione di merito al Premio Internazionale di Letteratura Antonia Pozzi 2016. Con la silloge Qui Altrove e Oltre ha conseguito il secondo premio alla Terza Ragunanza di poesia 2016 (sezione libro edito).

     

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Combattenti curde YPG, Kurdishstruggle (foto originali a colori)

One thought on “L’ironia è una cosa seria, rubrica di N. Bondarenko: Onidi”

  1. Trovo la tua rubrica leggera e stimolante. Nel caso della Onidi, mi chiedo quanto l’ironia abbia a che fare con l’ekphrasis.

Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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