L’ombra e il davanzale, poesie di Anna Elisa De Gregorio

L’ombra e il davanzale, poesie di Anna Elisa De Gregorio.

     

    

Canto del cigno

Quel progressivo ingiallimento sui bordi nulla faceva presagire di buono, sentiva, fin nelle radici, vicina la fine. L’ora dell’ultimo atto era arrivata: avrebbe lasciato un pegno di riconoscenza alla casa che aveva abitato, un’offerta di bellezza.
Durante l’intera estate continuarono a spuntare fiori: dopo i primi quattro, da un suo braccio si annunciarono dieci boccioli, da un altro ancora sei. Si aprirono in progressione lenta e ininterrotta ventuno orchidee bianchissime e perfette. Solo il ventiduesimo bocciolo non ebbe abbastanza forza per schiudersi.
Le trasparenze estive avevano già lasciato il posto alle ombre autunnali quando il vaso fu tolto dal davanzale.

*

Die Null

Capitiamo ogni giorno dentro il nulla:
conciliante sospensione
nell’attimo in cui il sonno ci sorprende
e ultima boccata di vuoto al risveglio
prima di arrendersi ai pensieri.

Ma sempre dentro il vuoto
lo spillo di un’ape si aggira:
è quella punta di risentimento
quando si affaccia l’ombra della morte
al davanzale mentre stiamo vivendo.

*

Le insolite cose

Capita che la domenica sfiorisca
dentro un vuoto balordo,
capita che mi perda
nell’umidore dell’accappatoio,
nelle infradito del bagno.
E capita in punta di sogno

che impari a respirare
con respiro di branchie
l’acqua della vasca, bolla
di schiuma, lasciando al pavimento
quasi un’assenza,
il nulla di un alone.

*

Torniamoci sopra

Passare come passa una mattina
di marzo quando tutto è indeciso
e potrebbe domani
ritornare la neve.

Come un caffè bevuto
lasciare un’aureola zuccherina
nel fondo della tazza
ancora calda

che possa dire: io c’ero
e un po’ ci sono ancora.

*

Il peso del quasi

Me ne stavo sdraiato a letto, incapace di muovermi,
meditando, come si fa alla mia età, sulla natura della
malinconia…

Mark Strand, Quando ho compiuto cent’anni.

    

Era un vecchio poeta quasi bello
con il volto scavato di magrezza
come quasi sempre i vecchi.
Meditava sulla natura
della malinconia quasi fosse
una sostanza vuota da riempire.

E per sogni viaggiava
quasi senza paura sulla morte
che per sé pretende nessun “quasi”
per poterla raccontare
con mani senza peso
come quasi nessun altro poeta.

Sopra ogni parola quasi invisibile
provò a camminare e sopra il tempo
fino quasi ad essere immortale.

*

     

Testi tratti dal libro in uscita L’OMBRA E IL DAVANZALE, Anna Elisa De Gregorio, SERI EDITORE.

     

Nota biografica

Anna Elisa De Gregorio è nata a Siena da genitori campani. Abita ad Ancona dal 1959 dove lavora presso una agenzia di marketing. Ha pubblicato: Le Rondini di Manet (Polistampa, Firenze, 2010: prefazione di Alessandro Fo – Premio Pisa 2010 opera prima; Premio Contini Bonacossi 2011 opera prima), Dopo tanto esilio (Raffaelli Editore, Rimini, 2012, grazie al concorso Inedito Colline di Torino: prefazione di Davide Rondoni – nella cinquina finalista del premio Gradiva, New York 2013, primo premio Borgo di Alberona 2014), la plaquette in dialetto anconetano Corde de tempo (2013, grazie al DARS di Udine), e il volume Un punto di Biacca (La Vita Felice, Milano, 2016: con nota di Francesco Scarabicchi – nella terna del premio Metauro 2016, finalista premio Guido Gozzano 2016). Di prossima pubblicazione è il libro L’ombra e il davanzale (Seri, Macerata) con dodici illustrazioni di Francesco Pirro. È presente in numerose antologie, pubblica articoli su riviste letterarie e blog. Ha organizzato stage presso scuole e circoli culturali sulla poesia haiku.

     

 

Ksenja Laginja, La catarsi di Raskal, 2018

 

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