Magia Ciarla, la madre di Raffaello, di Maria Lenti

Magia Ciarla, la madre di Raffaello, di Maria Lenti.

     

     

Magia, figlia di Battista Ciarla, è la madre di Raffaello Sanzio, morta quando lui aveva otto anni, nell’ottobre del 1491.
Come è accaduto alle donne per secoli e secoli e millenni, madri di persone comuni o madri di uomini passati alla storia, di Magia Ciarla non resta una parola, una immagine, una frase.
Notizie scarne dai libri e dal testamento del marito, Giovanni Santi: dote cospicua, ricco il guardaroba, vestiario raffinato. Di buona famiglia se è stata chiesta in moglie dal facoltoso, già relativamente celebre, poco più che quarantenne Giovanni. Che onorerà la giovane moglie: per il suo funerale pagherà, infatti, alla chiesa di San Francesco quattordici libbre di candele (otto di più di quelle pagate per la madre).
…e Raffaello: avrà sentito la madre “sparita”? L’avrà sepolta nell’oblio? o lo avranno spinto a seppellirla nel cielo, a crederla cioè chiamata dal Signore-Dio?
Per la sua formazione Raffaello ha avuto, fino a undici anni, la guida del padre (morto nel 1494). Nella sua bottega manifesta predisposizione per la pittura e apprende a scegliere e mescolare i colori, a capire il verso del legno. Qui osserva il padre disegnare, usare il pennello per il rilievo di corpi e visi,  sfumare o concentrare il colore a seconda della luce; lo ascolta ricevere commissioni, parlare di costi,  pagamenti; lo sente impartire ordini; lo vede consigliarsi con Evangelista da Piandimeleto, primo Maestro di Raffaello.
E dalla madre che cosa avrà avuto? Magia lo ha messo al mondo, lo ha tenuto tra le braccia, avrà immerso il gomito nell’acqua per l’assaggio della temperatura, lo avrà asciugato in teli di lino o di cotone: con l’attenzione dovuta ai maschi, come imponevano padri e norme, ma con l’amore di una madre, di tutte le madri in genere, per i propri figli di non importa qual sesso.
Magia lo ha vestito: prima la camicina bianca cucita in casa, la maglietta di lana fatta ai ferri. Poi, prese le misure del suo corpo, con le sarte di casa lo fa piccolo uomo, decidendo colori e stoffe, cappello. Era impaziente Raffaello di correre fuori dalle costrizioni come – narrano letteratura, arte e memoria personale – tutti i bambini di qualsiasi tempo e luogo? Sbuffava e recalcitrava quando sua madre lo portava in chiesa alle funzioni? E lei, Magia Ciarla, quali rimproveri e richiami al figlio? Che comportamento gli avrà imposto di fronte alle persone della Casa feltresca? Perché il futuro “divino pittore” entra da subito a corte con i genitori, essendo il padre Giovanni pittore, cerimoniere, scenografo, poeta nella casa dei Duchi di Urbino.

Raffaello, Madonna dei garofani

Penso alle tante Madonne di Raffaello: dolci, tenue la malinconia a volte, a volte un lieve sorriso (Madonna Benois, Madonna dei garofani), decise ma raffinate, tènere nel tenére il corpo del bambino: in un quadro la Madonna tocca i piedi di Gesù, in un altro si china verso quel figlio che sembra volersi liberare, in un terzo lo stringe al  petto, in un quarto appare sul punto di giocare con lui, ecc. Penso al manto della Madonna Sistina: alitato da un soffio di vento sembra sollevare verso l’alto la donna che sorregge nel braccio destro il figlio. Penso alla Bella Giardiniera, alla Madonna del Cardellino, a….: mai sole le Madonne, sempre con il bambino sereno o in procinto di sottrarsi al loro controllo, adorante verso il viso materno o scostato dal busto, e loro che, sollecite a che niente sfugga, tengono la “situazione”.
Mi soffermo sulle donne che Raphael urbinas (la firma) avrà avuto come modelle, a quelle che lui ha amato e da cui è stato amato (o anche solo ammirato: al passaggio del suo feretro a Roma una folla sui due lati per lo più di donne piange la sua morte -1520 -).
Mi piace credere che il dipintore, pur con bellissime donne davanti, si mettesse al cavalletto con in sé sempre il ricordo sfumato di una madre lontana, forse evocata e, quindi, rievocata nelle Madonne amorose, mai sdolcinate: un fiato sul corpo, una mano a sfiorare il viso, un braccio ad avvolgerlo, una pelle sulla quale la mano infante, sosta a lungo.
Magia avrà insegnato a Raffaello le parole, l’ordine armonico nelle e delle sue cose, gli orari da rispettare, il corretto porsi e porgere. Non digiuna di cognizioni culturali pur minime, come le donne benestanti e agiate del Quattrocento, con lui avrà compitato numeri. Gli avrà dato esempio, pur giovane,  di serietà. Lo avrà avviato a non pretendere tutto dagli altri e a volere molto da sé dando campo alle inclinazioni della propria sensibilità e intelligenza, alla declinazione giusta per guardare (nel senso proprio di fare la guardia) sé stesso.
Sarà transitato, di questa oculatezza pratica calata in interiore, qualche germe in Raffaello, giovane a Città di Castello a Perugia a Firenze a Roma, poi grande nella sua bottega, capo di lavoranti, per di più con più “cantieri” aperti contemporaneamente? In tale capacità la tradizione critica riconosce il calco paterno e della famiglia Santi. Eppure…
Magia Ciarla, ancora le donne del tempo e di ogni tempo, compreso quello della mia nascita e crescita, governava la casa e quel che vi era dentro: economia, decisioni, faccende, direzione dei famigli, polso non tremante a marito fuori per i suoi lavori pittorici e gli affari d’artista. Raffaello restava sì nella bottega Santi, avviata e ben gestita dai vice, ma anche affidato alla madre che, nell’istruirlo alla vita di bambino un giorno uomo, gli rammentava i doveri e gli impegni del padre, mostrandosi nel contempo accorta nella gestione della famiglia e dell’entourage.
Scomparsa all’improvviso alla realtà, Raffaello, incredulo e scorato (se ne può dubitare?), avrà cercato la madre da una stanza all’altra, l’avrà aspettata, attesa, rimpianta con il cuore, rincorsa con la mente. A quell’età, studi acclarati ed esperienza personale, le perdite si interiorizzano. Il genitore non precipita nel dimenticatoio, vive in una forma particolare in chi ha subitola perdita. L’impronta e il segno del perdutonon si cancellano e non spariscono se sparisce chi li ha donati. Magia Ciarla è restata, silente, dentro Raffaello con i suoi segni e la sua impronta. Indefinibili, indeterminabili, ma non negabili o da ignorare come se non fosse esistita.

       

Paolo Figar, Nora Gregor

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