Memorie dal SottoSuono, intervista esclusiva!

Memorie dal SottoSuono: intervista a cura di Claudia Zironi.
Con brano performativo, foto e video.

   

Per ascoltare “camminare” avviare il player qui sotto:

   

Ho seguito un vostro spettacolo con occhi, orecchie e cuore pieni di stimoli e di emozioni. Ho lasciato il teatro con la voglia di riascoltarvi. Ora nel vostro sito (http://memoriedalsottosuono.wordpress.com/) leggo: “La poesia che avreste sempre voluto e la musica che l’anima desidera ballare!” e ancora questa definizione: “The poetry music experience. Uno spettacolo in cui si fondono reading poetico, elettronica, jazz/ambient, contaminazioni afro e accenni di musica popolare.”

Iniziamo dunque l’intervista lasciando la parola “a ruota libera” su questo tema a Martina Campi che parla per il gruppo, ma anche agli altri membri che interverranno di quando in quando.

   

Martina Campi
Martina Campi

Nel ringraziarti per queste due chiacchiere sul nostro progetto, e non è banale poterne parlare serenamente in un luogo destinato  prettamente alla poesia, vorrei aggiungere un paio di brevi premesse. Intanto grazie per esserti avventurata nel nostro sito, ancora tutto da aggiornare (mi riprometto sempre di farlo, ma poi si sa c’è ogni volta qualcosa che viene prima e allora si procrastina – potrei cogliere questa come l’occasione buona!)

L’altra premessa, che con l’aggiornamento del sito, magari si renderà più esplicita e non necessaria, è che Memorie dal SottoSuono è un progetto di ricerca in campo poetico e musicale, in cui musica e poesia diventano inscindibili: come tonalità di una stessa voce dalle innumerevoli sorprese e sfaccettature. Le opere spaziano da composizioni originali a riletture di testi letterari e canzoni. Un intreccio di suono tra parole e musica e quel sentimento che dal respiro si espande verso l’oltre, attraversando la materia in una fusione armonica equilibrata. Il tutto avviene alla frequenza di 432, al posto dei canonici 440 Hz (La natura del Suono… e il nostro Risveglio Quantico: ricerche dimostrano che, essendo questa la vibrazione della terra, ascoltare, suonare, cantare musica, quella a cui siamo abituati da sempre, con il “diapason disarmonico a 440Hz” provoca caos e tensione nella nostra percezione quotidiana. Mentre invece ascoltare, suonare e cantare musica, armonizzati alla frequenza del “Diapason Scientifico”  a 432 Hz, può donare beneficio a tutti).
La scelta è stata fatta proprio in coerenza con la ricerca di quell’equilibrio tra musica e parola, il qui e l’oltre, il sé e l’altro da sé… il tentativo insomma, di superare ogni dualismo e trasmetterlo all’ascoltatore creando uno scambio che avviene misteriosamente e senza forzature, probabilmente al livello più sottile del sentire. Quando possibile si proiettano delle trasformazioni visive e sonore, conformazioni di mondi allo specchio che si toccano. 

Le tue due citazioni si riferiscono di certo al progetto, pur senza contenerlo completamente. È tutto vero, almeno per noi mentre suoniamo, e per i riscontri che abbiamo ricevuto dalle persone che ci hanno sentiti. E tuttavia è più legato alla formazione e quindi all’esecuzione live del nostro progetto principale, quello che ci vede preferibilmente tutti partecipi, o almeno in 4, ossia: La terribile audacia di un momento di abbandono (verso preso in prestito dalla Terra Desolata), che è al tempo stesso un titolo e un invito a chiunque è presente, a lasciarsi andare all’ascolto e, nello steso tempo, a lasciarsi letteralmente attraversare dalla “magia” per la quale non sarà più semplice ascoltatore, ma ne diverrà, in qualche modo misterioso, protagonista attivo.
I riscontri che abbiamo avuto appunto, hanno, la maggior parte delle volte, rispecchiato questo nostro sentire l’essere “sul palco” come una specie di cerimonia, alla quale, ciascuno, secondo la propria individualità, ha l’occasione di partecipare attraverso l’ascolto e il proprio sentire, e spesso ci dicono che avviene, così come avviene per noi, tanto da uscirne in un certo senso trasformati. Per questo forse ci sentiamo a disagio nel chiamarlo “spettacolo”, preferendo al momento la parola esperienza, anche se in inglese. Anche performance, o sonorizzazione li troviamo limitanti del senso esperienziale, pur essendo ciò a cui somigliamo forse di più.
Ma per procedere con ordine e non dilungarmi su qualcosa che per comprendere veramente andrebbe ascoltato, soprattutto dal vivo; e dove entrano in gioco equilibri tanto delicati che richiedono anche un’attenzione quasi maniacale nell’equilibrio del suono -per la delicatezza del consegnare al pubblico nel modo più trasparente possibile ciò che, per noi, in quel momento non è semplice esecuzione, ma vera e propria arte in diretta. Una terza forma d’arte forse, forte e sottile allo stesso tempo, che nasce dall’equilibrio non solo di musica e poesia (dove avviene la vera e propria ricerca), ma anche di strumenti, voci, oggetti o altro, e che interagisce nello stesso luogo, nello stesso tempo, con persone, impianti, necessità e unità di tempo sempre diverse. Per questo teniamo molto, tra le altre cose, alla qualità del suono, che concorre alla resa o meno, proprio come un membro del gruppo- chiudo la parentesi.

    

Dunque, partendo dal concepimento e non dalla venuta alla luce, come e quando è nato “Memorie dal SottoSuono”?

Mario Sboarina, Martina Campi
Mario Sboarina, Martina Campi

Il progetto nasce da Mario Sboarina e me (che siamo rimasti il nucleo di Memorie dal SottoSuono), più o meno nel 2010, anche se con un altro nome (Tu che sei), un sound completamente diverso e nessuna idea di ciò che sarebbe accaduto dopo. Mani e qualcos’altro nasce pezzo dopo pezzo, come album autoprodotto, registrato in casa, praticamente live e nel quale alcuni pezzi sono il primo inaspettato take di una totale improvvisazione. Scarno e pieno, con piano e voce in primo piano, i testi quasi sussurrati,  insomma, un aggregato attorno ad un nucleo di nove poesie: sui testi, sul ritmo del loro dire (non metronomico, preciso come può esserlo il respiro) sulle armonie e le improvvisazioni in musica, si sono accordate le parole; in seguito si sono stratificati altri suoni, altri movimenti. Il risultato è un corpo vivente, un progetto sottile e tuttavia presente, fatto di sentire e di dire.
Ci siamo accorti del suo potenziale abbastanza in fretta, tuttavia abbiamo continuato con la stessa modalità di lavoro, per mantenere l’idea di spontaneità con cui ci siamo trovati a creare qualcosa insieme, per la prima volta,  pur conoscendoci e vivendo insieme da molti anni. Questa follia intima che tuttavia scalpitava per nascere, alla quale ci dedicavamo ogni sera dopo il lavoro, mettendo da parte stanchezza e qualsiasi domanda sul senso del tutto, nutrendoci solo di ciò che sorprendentemente pian piano veniva alla luce, ha visto coinvolte anche altre persone, da lontano o da vicino, come la e sognante tromba di Thierry Tsafack nel primo pezzo e nel sesto, in un crescendo struggente e distorto che se vi raccontassi come sono stati registrati, non ci credereste.

Eppure lui stesso, a distanza di tempo e spazio scrive ciò che credo sia esattamente lo stesso principio generatore anche per Memorie dal SottoSuono:
“Quando la vita sceglie di manifestarsi nella sua forma più incantevole, quando non poniamo resistenza e permettiamo che esca nel suo aspetto più sorprendente, inaspettato, pieno, essenziale e insieme gentile e misterioso, accade ciò che è accaduto nel cd, dove poesia, musica, emozioni, pensieri, esperienze di vita si fondono e confondono in una forma d’arte originale. Un oggetto artitisco non facilmente identificabile, difficilmente afferabile con le mani della mente.” Thierry Tsafack

Era insomma una partenza per un viaggio inaspettato, un cd con tutti i suoi limiti e che tuttavia ascolto con piacere ancora oggi, nonostante lo pensi a volte come un atto da sconsiderati inconsapevoli e lo guardi con sospetto.

       

Chi ne fa parte? Mi raccontate voi stessi in qualche riga?

Francesca Del Moro, Martina Campi, Valentina Gaglione
Francesca Del Moro, Martina Campi, Valentina Gaglione

La poesia era un rapporto privato tra me, e le parole, la camera e i miei fogli. Non avrei mai immaginato di pubblicare veramente qualcosa (anni prima era uscita un’autoproduzione di racconti e poesie che era giusto un regalo di mio padre, un oggetto di pagine stampate, pagine mie rilegate e da praticamente auto-sfogliare, o poco più, che chissà che fine hanno fatto).  Mario invece era impegnato con varie formazioni sul fronte del Jazz ma poi, leggenda narra che, una sera di maggio, la telefonata con voce squillante di una zia di Mario, appassionata del belcanto, ci vide infine diventare un gruppo.
Dopo l’uscita del cd sono iniziati i primi live, (uno dei quali proprio con l’Azione 0 di Letteratura Necessaria), nuovi esperimenti tra musica e poesia, un cambiamento di rotta quasi netto, cui è corrisposto il cambiamento del nome, l’apertura a più musicisti coinvolti, come Michele Petrucci alle percussioni, tutt’ora presente, Marco Sadori al basso e contrabbasso (coi quali traslammo il nome in Segnatori), fino ad arrivare alla conformazione attuale, col nome originario di Memorie dal SottoSuono,  che vede la presenza, quando siamo al completo, del nucleo Martina Campi – Voce, rumori – Mario Sboarina: tastiera, sax beat di elettronica, e inoltre, Valentina Gaglione:  voce,  marranzano,  armonica a bocca – Fabio Fanuzzi FuZZ: chitarra elettrica e basso elettrico – Michele Petrucci: percussioni – Francesca Del Moro: voce, cori, rumori – Lorenzo De Boni: didgeridoo, marranzano.

   

Mario Sboarina (Rosmarino Baia per i f-friends): Nasco a Verona e da piccolo mi addentro nel classico pianoforte classico, sempre con lo sghiribizzo di improvvisare e comporre. Passato poi per il Jazz, la vita a Bologna, gli studi. Oggi lavoro nelle Memorie, coi poeti e col piano solo, al confine tra i generi e le forme e le collaborazioni come arrangiatore.

Valentina Gaglione: Unisco scrittura, poesia, immagini e performance. E a volte mi viene benissimo. La seconda e la terza rimangono invariate.

Fuzz Registrazione Missaggio: Di me personalmente lascio a te Martina o a voi tutti di scrivere due righe, non ho fatto molti studi nella mia vita per fare o essere quello che sono oggi, solo tanta passione per la musica e per la composizione, inizialmente con la chitarra, poi una ricerca continua di nuovi stimoli e idee e molta intuizione nel comprendere l’universo della produzione musicale…

(E per me –Martina– queste righe parlano già da sole).

Fabio Fanuzzi, Michele Petrucci
Fabio Fanuzzi, Michele Petrucci

Michele Petrucci: sono sempre innamorato della bellezza per ogni forma di arte in qualsiasi campo, anche se quella che preferisco  maggiormente la trovo nella musica.

Lorenzo de Boni: sono milanese di origine e fin da piccolo ho coltivato interesse per la musica e le attività artistiche ( deo gratia odiavo il calcio) passando prima da chitarra e sax per poi incontrare 8 anni fa lo strumento che più mi muove e accende: il didjeridoo.  Partecipo a questo progetto è per stima e affinità e goduria di suonare.

  

Vorrei citare anche il cosiddetto “componente invisibile”, il nostro tecnico del suono, Luca Bonetalli, che nei live ci segue con precisione in un compito delicatissimo e proprio per questo partecipa attivamente anche in studio, nelle fasi finali della sala prove.

E specificare che i visual che proiettiamo quando è possibile, sono opera di Valentina Gaglione.

    

Ritenete che “Memorie” sia un’opportunità per la poesia?

Valentina Gaglione, Lorenzo De Boni
Valentina Gaglione, Lorenzo De Boni

La visione del rapporto tra musica e poesia che, nel nostro piccolo, con Memorie dal SottoSuono cerchiamo di realizzare (ma non siamo gli unici, né soli, in questo tipo di ricerca, anzi), è quindi sperimentare una forma in cui la musicalità intrinseca della poesia incontri e si fonda con la forma musicale, per crearne una terza, nella quale tutto diventa possibile, e senza alcun timore di dispersioni d’identità.
Cosa accade quando la poesia mantiene la propria identità poetica e allo stesso tempo si fonde con la musica mentre la musica stessa mantiene la propria forza identitaria?

Nella ricerca di Memorie dal SottoSuono accade ciò che all’ascolto è una vera e propria magia.

Le due forme d’arte invece di separarsi, come ci si potrebbe aspettare, o come potrebbe accadere (ma qui ci dilungheremmo troppo oltre la semplice proposta di un evento, in un discorso certamente interessante, tuttavia articolato, più adatto ad un altro ambito) si uniscono inaspettatamente (?) attraverso il respiro, per dare forma ad una terza voce, assolutamente unica e, in un certo senso, “misteriosa”: da qui crediamo provenga la magia.
Il suono si espande, dilaga, avvolge l’ascoltatore in un’esperienza difficilmente descrivibile a parole.
Al di là del semplice accompagnamento (io parlo, tu suoni), oltre il percorso interessantissimo e virtuosistico della sonorizzazione: Memorie dal SottoSuono segue la strada della trasparenza del singolo, e la ricerca del ritmo intrinseco (anche grazie all’esperienza di studio e live dei componenti, alla scelta di proporre la musica a 432 Hz): il suono e la parola traggono origine dallo stesso respiro, permettono alla poesia di muoversi al ritmo invisibile, movimento inscritto al suo stesso interno.
In questo forse può essere utile alla poesia.

Il modo in cui questo avviene è trovando l’equilibrio di un intreccio tra il tessuto musicale e il testo poetico. Non solo a livello ritmico, ma anche a livelli più profondi e attraverso certe simmetrie tra concetti e strutture musicali che si possono ritrovare intorno al testo poetico senza che questo  sia cantato, o recitato, o interpretato.
Inoltre ci sembra che questo consenta all’ascoltatore di vivere un’esperienza di scambio continuo, quasi circolare, con chi suona, in un “concerto” di suoni e parole che diventa quello che a noi sembra quasi una “cerimonia”.
Quello che cerchiamo di fare, è, anzi, togliere il più possibile la presenza personale dell’io parlante, o dell’io “musicante” per lasciare uscire il testo nella sua forma originale (pura). Un po’ come potrebbe avvenire in una cerimonia sciamanica, dove l’uomo-sciamano si lascia divenire strumento per qualcosa che va oltre, e raggiunge uno spazio spirituale che respira autonomamente, in una dilatazione degli spazi, in una ricerca di contatto con il mistero.

   

Mario Sboarina (Rosmarino Baia per i f-friends): Memorie dal SottoSuono è un’ibridazione tra poesia e musica, nasce per occasione e prosegue per amore comune all’arte. La cosa bella è la nascita di un linguaggio e di forme nuovi, diverse dalla canzone, dalla musica, dalla poesia recitata. In cui ogni componente trova la propria espressione più sincera e attraverso cui il pubblico può sperimentare il viaggio in se stesso e nel mondo con occhi e orecchie un po’ diverse dall’usuale.

Valentina Gaglione, Fabio Fanuzzi
Valentina Gaglione, Fabio Fanuzzi

Valentina Gaglione: Memorie è prima di tutto, un’opportunità per ogni componente del gruppo, se è un’opportunità per la poesia… bè questo lo lasciamo decidere alla poesia stessa, a chi ci ascolta e al tempo.

Fuzz Registrazione Missaggio: Muovere energie è sempre una grande opportunità e vale per ogni forma d’arte e di scambio!

Michele Petrucci: Sono estremamente convinto che la poesia sia qualcosa di molto grande e noi con il nostro progetto facciamo semplicemente del nostro meglio affinché possa essere il più possibile diffusa in forma piacevole e godibile per chiunque voglia aprirsi ad essa. Un abbraccio Michele di  Corleone

    

Quali sono i vostri progetti futuri? Dove immaginate che si stia dirigendo “Memorie” o dove vorreste che andasse?

Mario Sboarina (Rosmarino Baia per i f-friends): La direzione la decidiamo prima di tutto noi stessi individualmente giorno per giorno, per ora ci sta portando a vivere una bella esperienza in cui la vera e forse unica direzione è non avere una direzione e mai una “missione”, lasciare nel cuore e nella vita di chi ci ascolta e ci incontra, uno stato d’animo, buone vibrazioni, una scossa, un bel ricordo, uno stimolo e viceversa a noi stessi…

Valentina Gaglione: Non è che si debba per forza andare da qualche parte, l’esperienza la si vive anche stando fermi ogni volta che ci si incontra

Fuzz Registrazione Missaggio: Memorie dal Sottosuono è l’incontro e la fusione di persone, di amici, di piccoli universi, di stati d’animo, di esperienze di vita, di semplice umanità e rispetto, di parole e flusso sonoro che muovono sentimenti!

Michele Petrucci: La mia esperienza con Memorie è davvero emozionante prima di tutto per le persone che ho incontrato e con le quali ho avuto l’opportunità di frequentare questo tipo di sperimentazione e infine per ciò che i crea, tra sinergie sorprendenti e questa  peculiare ibridazione, come dice Mario, che abbiamo messo insieme ognuno di noi con il proprio contributo.

    

E se i nostri lettori desiderassero ascoltarvi o vedervi?

Francesca del Moro, Mario Sboarina, Martina Campi, Fabio Fanuzzi, Valentina Gaglione
Francesca del Moro, Mario Sboarina, Martina Campi, Fabio Fanuzzi, Valentina Gaglione

Al momento siamo in sala di registrazione alla FuZZ Factory, di Fabio Fanuzzi, produttore di altre numerose band, cantautori e performer della realtà bolognese e non solo. Stiamo finalmente  realizzando l’album in studio, sperimentato ormai in numerose esperienze live, e parteciperemo con il pezzo Camminare (del quale si può sentire una piccola anteprima qui) alla compilation LeitMotiv 14, sempre prodotta da FuZZ, che vedrà presenti nello stesso disco performer e musicisti (iBerlino, Minimal Joy, Gabriele Xella, Karmacafè, La Sacra Sindrome (Il Rapsodico), Memorie dal Sottosuono, Lorenzo Lambertini’s Twister, Francesca Del Moro, Fuzz OMproject, Antonello Bitella e altri) da tutta Italia. Saremo ospiti come duo all’Azione 50 di Letteratura Necessaria (a cura di Enzo Campi in collaborazione con Versante Ripido): ANIMALÌA (umano troppo umano), Sabato 29 Marzo – Ore 19.00 allo Spazio 100300 – Via Centotrecento 1/a,  BOLOGNA. Sempre come duo saremo ospiti alla Galleria Onoarte Giovedì 3 aprile in occasione della presentazione della biografia italiana dei Placebo, scritta da Francesca Del Moro, durante la quale, alla lettura di alcuni brani del libro si alterneranno performance poetico-musicali a cura di Memorie dal SottoSuono, con traduzione dei testi in italiano di Francesca Del Moro; sempre in duo saremo a PRECIPITATI E COMPOSTI, Organizzato da Prufrock Spa, la rassegna che precede e segue il Premio Letterario ‘Anna Osti’, promosso dalla Biblioteca Civica di Costa di Rovigo, sonorizzando poesie di Veronica Tinnirello.  Il 31 maggio saremo a Bologna in Lettere. Con cosa? Come? In quanti? Questa è un’anteprima dalle informazioni strettamente riservate. Non resta che seguire il nostro sito e quello di Letteratura Necessaria (http://letteraturanecessaria.wordpress.com/). Oltre al consiglio personale, ovviamente, di sbirciare dentro le pagine di ogni di ogni singolo membro di Memorie dal SottoSuono, e di tutti i prossimi eventi.

Piccola noticina finale:

Filosofia di Memorie dal SottoSuono è anche escludere ogni sentimento d’obbligo, verso la presenza alle date o altro, escluso ovviamente passione e professionalità che ovviamente condividiamo tutti, con mia grande gratitudine, verso chiunque sta contribuendo alla crescita di questo progetto con la propria unicità e totale liberà. Quindi grazie a tutti per esserci e per come ci s’incontra e per come ci si da reciprocamente.

Saluto e ringrazio Versante Ripido per questo incontro, e quanti vorranno leggere e commentare, seguirci, fare domande. Martina Campi

   

2 thoughts on “Memorie dal SottoSuono, intervista esclusiva!”

  1. Grazie a Versante Ripido e Claudia Zironi per questo spazio dedicato al nostro progetto. Tra le voci che intervengono nei commenti, facendo particolare attenzione, portete sentire, in un sottofondo molto sussurrato, anche quella apparentemente assente di Francesca Del Moro 🙂
    Grazie ai compagni di questo viaggio e a ogni lettore che si soffermerà su questa pagina.
    Martina

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