Mondo in versi: the poetry journalism, rubrica di Benny Nonasky

Mondo in versi: the poetry journalism, rubrica di Benny Nonasky.

       

   

Si resta sospesi per un movimento teso di gru, perché le tonnellate sono tante e i numeri non rientrano nello spazio ristretto di un paradiso. Si resta sospesi per ore, ma prima ci sono stati giorni e mesi. E’ il tempo che ci vuole per rinascere. Logoro e succinto, un dolore che non possiamo sentire. E’ di qualcun altro. Noi siamo spettatori divertiti e indigesti. Pronti a scommetterci sopra. Non ci interessa il motivo o la disgrazia: è stato un museo a cielo aperto, una statua gigante per book fotografici. Mai così tanti turisti per una crociera arenata in un posto magnifico. S’è mangiata un pezzo di paradiso. Per sempre, forse. Anche ora che è tornata a sfoderare tutta la sua grossezza. Va da sé che il limbo è un posto perfetto per restare indecisi sul da farsi. Prima nessuno la voleva, ora che è una questione di guadagno, sono tutti a contendersela. Va così. E’ il bel paese. E’ un paese di rottami. C’è chi l’ha paragonata alla questione politica. Ma quest’ultima è una bestia ancora più grossa. Lo si è visto in questi giorni. Lì i rottami sono già dei Transformers che distruggono ogni cosa a discapito dei cittadini. Senza rispetto e vergona. Almeno quell’essere di metallo riesumato dal mare è stato zitto ed ha accettato la sua sorte. Lui non centra proprio nulla. Sono i flash e le risate intorno a far male. Sono le telenovelas su omicidi di bimbi e donne a far crepare i nervi. Lo ripeto: è un dolore che non possiamo sentire, è di qualcun altro. Un’ennesima fotografia perfetta.

vespa con plastico concordia  

   

.Foto ricordo.

   

L’ultimo traguardo è la stupidità.

   Come l’inizio, una fine e il medio
   alzato per sentenziare uno
   sguardo divertito verso
   un’imbarcazione arenata per
   vanità di pene e champagne.

   Già molti i visitatori all’alba.
   Alcuni fanno foto ricordo.

   Una mamma picchia il figlio
   prima dello scatto, gridando:
   <<‘Sta fermo!>>

 Io non condivido le crociere.

 Concordia.

  

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Mondo in versi.

La Storia umana è racchiudibile in pochi passaggi, brevi momenti o gesti di comando, “ciclica” come afferma Kundera, kafkiana, intrisa di dicotomie e disfunzioni biologiche, ricordi in lapide e feti in ostaggio di un peccato primordiale e perpetuato in un costante crescendo, dove “l’Assurdità regna e l’Amore perde” come scriveva Camus. […]

In questo blog parlerò della Storia umana. Lo farò con il verbo della poesia, il linguaggio che più mi appartiene e più mi soddisfa. Sarà una poesia di fatti, surreale, ironica, drammatica. Come il mondo. Dove l’amore è il racconto dell’odio, di quello che non si vuol vedere, dove l’estetica e la parola sono impegno e denuncia.

   

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