Non diciamoci fango, poesie di Miriam Bruni

Non diciamoci fango, poesie di Miriam Bruni.

   

   

Non diciamoci fango;
per rispetto alla terra. Scantinati
polverosi diveniamo, se mai nessuno
apre – da fuori, o da dentro – Irrespirabili,
se mai usi la chiave, la porta, e ti siedi,
culo a terra, gli occhi bui. Li conosco
questi istanti tuoi e miei: perduti e vuoti,
che mai vorrei così insensati.
Conosco il grido muto di quel dolore
senza uscita, di quella immane inveduta
fatica, e potrei disegnarla questa molle
disperazione: gli arti a nascondere il petto,
e il cuore che sembra fermarsi
– solo soffrire – o atterrito sbraitare,
guaire. Ma al mattino – al mattino
sciabolate di vita, se costeggio
serena dei prati la brina.

***

A volte mi sembra di invecchiare così
precocemente; di atteggiarmi e soffrire
come i matti, spudoratamente.

E’ un flauto che non suona il tuo collo caldo
del mattino, e tutto è un po’ convulso.

Ma vedo chiaramente quanto poco conosciamo
noi stessi, le nostre volontà e coloro
con cui ci intratteniamo.

***

Vorrei perdere
coscienza, ora.
Perdere
tutta questa
sofferenza. 

Non più sentire
le meduse
appiccicose,
                     folli di invidia,
deformanti e loquaci. 

La rabbia e questo amaro
che mi assale
per quanto poco investiamo
nell’amore,
                   e lo seguiamo. 

tn_Pierre-Alechinsky-Vulcano-Azteco-1971-copyright-Pierre-Alechinsky-by-SIAE-2012

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