Ogni inverno mia madre diceva, poesie di Anna Elisa De Gregorio

Ogni inverno mia madre diceva, poesie di Anna Elisa De Gregorio, con note dell’autrice.

     

    

Anna Elisa De Gregorio è nata a Siena da genitori campani. Abita ad Ancona dal 1959 dove lavora presso una agenzia di marketing. 
Ha pubblicato nel 2010 il suo primo libro di poesie Le Rondini di Manetper i tipi di Polistampa di Firenze, prefazione di Alessandro Fo (Premio Pisa 2010 opera prima; Premio Contini Bonacossi 2011 opera prima). Nel 2012, grazie al concorso Inedito Colline di Torino, ha pubblicato il suo secondo libro Dopo tanto esilio per i tipi di Raffaelli Editore di Rimini, prefazione di Davide Rondoni (nella cinquina finalista del premio Gradiva, New York 2013, primo premio Borgo di Alberona 2014).
Nel 2013 ha pubblicato, grazie al DARS di Udine, una plaquette di poesie dal titolo Corde de tempo in dialetto anconetano.
Nel 2016 per l’editore La Vita Felice di Milano pubblica il volume Un punto di Biacca con una nota di Francesco Scarabicchi (nella terna del premio Metauro 2016, finalista premio Guido Gozzano 2016).
E’ presente in numerose antologie, pubblica articoli su riviste letterarie e blog (Poesia, Caffè Michelangiolo, Le Voci della Luna, Clandestino, Atelier, L’Immaginazione, Periferie, Nostro Lunedì, Poesia 2.0, Versante Ripido, Fili di Aquilone).
Ha organizzato stage presso le scuole sulla poesia haiku.

Queste poesie di Anna Elisa De Gregorio sono proposte nell’antologia Matrilineare curata da Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, La vita felice Ed., 2018:

      

La stanza degli sposi

…e poi c’era una stanza
toccata di magia,
protetta da un angelo
in volo sul soffitto,
ancora più magica
la toletta lucida
di cera: dai cassetti
uscivano annodati
i foulards e i ventagli
con voli di colombe.

Di gomma la pompetta
in una rete rosa
mandava gran sospiri
di colonia Johann Marie Farina.
Difficile spiare
mia madre pettinarsi
raccolta fra due specchi
dietro quella porta
che ci divideva più
di una veletta nera.

     

Questa poesia è stata scritta nel 1977. Solo la prima parte è stata inserita come esergo alla sezione Le stanze dei ventagli nel mio primo libro Le Rondini di Manet del 2010 Edizioni Polistampa.

*

Il viaggio di nozze

Si chiude la borsetta di pitone
con uno scatto metallico,
un lampo di sole è rimbalzato
sui cornetti della cerniera in oro,
cangiante il setteottavi nero.
Siamo a spasso insieme, fra noi
oggi non ci sono stanze da letto
chiuse, né permessi per entrare.
A sorpresa dal taschino interno
è uscito un tubetto di cartone:
vuoi una caramella col buco?
È la prima che vedo, sostanza
smeraldina, un sapore esotico,
non la solita menta. La punta
della lingua fa girotondo intorno
al piccolo vuoto. È spensierata
mia madre, ha un respiro di ragazza.
Nel gioco faccio la parte dello sposo,
lei legata al mio braccio per sempre.

      

Tratta dalla sezione eponima del libro Dopo tanto esilio, Raffaelli Editore 2012

*

Un tempo straordinario

In cucina, da sfondo la credenza azzurra
condominio di chicchere e piattini,
uno sportello aperto e poi richiuso
con lo scatto, sentore di caffè subito zittito.
E’ la padrona di casa che sparecchia, severa.
Ma un moto inatteso disordina le quinte:
scomparsi grembiule e macinino,
la severa si volta, da crisalide a farfalla,
si accompagna sottovoce in una tarantella
con abito nero, la balza in fondo che vola
e piccolo ventaglio tre onde di capelli
bianchi per diadema. In primo piano
la credenza che guarda stupefatta
in ballo due pantofole di panno.

     

Questa è la prima poesia Del libro Le rondini di Manet tratta dalla sezione Le stanze dei ventagli, ma è riferita a mia nonna!

*

Imperfetta voce

Facile silenzio la notte
nella città di pace apparente.
Si fa chiaro lo scivolare
delle ruote sulla strada,
le lancette che dalla cucina
girano le ore, battono il cuore.
Ritornano le verità di madre
messe in dubbio alla luce
dell’adolescenza (da ragazzi
è sempre troppo giorno per sentire,
si scappa dal buio delle stanze).

Ogni inverno mia madre diceva:
«Ci sono fiammelle nella legna
giù in cantina, accatastate
vite in un saio di penitenza,
di notte diventano viventi».
Disatteso richiamo: per paura
ho negato le sue vere parole
sotto coperte di silenzio.
Stanotte le primitive fiammelle
hanno un contorno, le ascolto.
«Eppure, eppure…» dice la voce.

      

Siamo sempre nel libro Le Rondini di Manet. Questa poesia è tratta dalla sezione Le stanze imperfette.

*

VI

la luna nuova
lei pure la guarda
da un’altra porta
Luis Borges

Né fiabe da leggere
né fiabe da ascoltare
lungo più di un inverno
entra in casa il silenzio.

Una morte banale
come tante quell’anno
poco più di un sospiro
gravato da trapunte.

Meno di una luna nuova
è quello che si vede.
Trovare un altro mondo
dove c’è la stessa casa

e la porta per guardare
più o meno tutto uguale
ma con le ore girate
indietro al giorno prima.

      

Questa poesia parla della morte di mia madre ed è inserita nella sezione eponima del libro Dopotanto esilio, 2012, Raffaelli editore

*

        

Paolo Figar, Aganis, 2007

 

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