Per Menina, poesie di Anna Cascella Luciani

Per Menina, poesie di Anna Cascella Luciani.

    

     

Anna Cascella Luciani, nata a Roma nel 1941, vive e lavora a Roma.
Poesia: Le voglie, in Nuovi Poeti Italiani, 1,Torino, Einaudi, 1980; Tesoro da nulla, Milano, Scheiwiller, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1990; Piccoli Campi, Grottammare, Stamperia dell’Arancio, 1996; i semplici, Roma, Il Bulino, 2002; Migrazioni/a specchio, Viterbo, Il Cervo Volante, 2008; Tutte le poesie. 1973-2009, Roma, Gaffi Editore, 2011; Gli amori terreni, Brescia, Edizioni L’Obliquo, 2016.
Le collaborazioni dell’autrice con i molti artisti hanno portato ad una “Mostra di poesie in edizione d’arte” – Roma, Biblioteca Vallicelliana, 2009 -, curata da Fabio Guindani.
Due tra i lavori con l’incisore André Beuchat – nelle sue edizioni “Alma Charta” -, sono stati esposti dall’artista al “Codex Book” di San Francisco, 2015. Altra collaborazione, portata a termine nel 2018 – su tema dell’artista -All roads lead to Rome.
Altro: I colori di Gatsby – Lettura di Fitzgerald, Roma, Lithos Editrice, 1995; Emily Dickinson. Rosso, purpureo, scarlatto, Brescia, Edizioni L’Obliquo, 2011.

   

Di Anna Cascella Luciani, proponiamo inediti in raccolta – da: Invalidi esili. 2013-2017.

       

[…]

“se solo, se solo” –
ma i se non contano
i se non hanno storia
l’irrealtà del se – la sua
ineffettualità divaricata
tra sogno e minuzia
del giorno – “sarebbe
stato”, “poteva essere”
“chi sa se invece di…”
le forze perdute – what
is done is done ma è solo
un ibisco – per quanto
scarlatto – che rimasto
fuori una notte –
assaltato dal gelo –
ha sofferto – troppo
largo lo iato tra vocale
e dizione – tentativo
del dire – vocativo
del caro a lenire –

Dopo la morte di mia madre, il 3 marzo del 1982, al Sant’Orsola di Bologna – due anni prima, lì, in altro reparto, aveva avuto una lunga operazione con l’inserimento di by pass – ma per altro che non per problemi cardiaci – nello sgombero di quel poco che in ospedale si porta, nel comodino della stanza accanto a quello che era stato il suo letto, trovai due agende – minuscole -, che lessi, nei mesi dopo.
Nella più piccola delle due – di copertina rosso scuro – in una delle prime pagine Menina, con la sua grafia chiara, che le veniva, credo, in scelta, e in abitudine, dai suoi precoci, e poi lunghi anni di insegnamento agli scolari dalla prima alla quinta elementare, aveva scritto “Gruppo sanguigno 0RH positivo. Posso dare il sangue a tutti.” La frase mi colpì, quando la lessi. Ancora oggi – nel 2016 -, mi sembra un’annotazione da donna che conobbe la seconda guerra mondiale. Una realtà di feriti, di sangue. Nell’agosto del 1943 – nell’ultimo giorno di quel mese -, come tante altre persone, mia madre, con me piccola – nella tarda mattinata, quando arrivò il primo attacco aereo degli Alleati – era sulla spiaggia della cittadina adriatica. Chiuse le scuole nel periodo estivo, mia madre era a Pescara. In quel primo bombardamento molti e molti i morti, molti e molti i feriti.

L’agendina ha un anno più vecchio – il 1975 – ma mia madre la usò in quel mese dell’82, il tempo ultimo della sua vita, al Sant’Orsola. E sulle paginette mise le nuove date dei giorni.
Le intestazioni dicono:
Luciani Filomena
Piazza I Maggio 39
Città, Pescara
33677 [il numero di telefono di mia madre a Pescara ed ora che qui lo trascrivo – dalla sua agendina -, quasi lo ricordo, quasi negli orecchi mi suona il numero delle cifre, come quando, da Roma, la chiamavo].

Nella prima pagina di gennaio aveva trascritto:
Anna Roma
06 – 6561423
Via Alberico II
N 4 Int 12

L’indirizzo romano, degli anni ‘70, e dei primissimi ‘80.
Un quinto piano. Un lungo balcone.

Un tempo immenso è trascorso, dalla sua morte. Allora, io, quarantunenne – una gioventù quasi, mi sembra -, tra poco settantacinque anni -.
Per mia madre, per Menina, ho scritto più di una poesia.
Una ha il titolo del suo nome, e chiesi a Cosimo Budetta di pubblicarla, con un suo acquerello, in una delle sue edizioni d’arte:

Per Menina 

di nuovo il rosa
con cui il cielo dipinge
le guance delle nuvole –
e il celeste reso
più leggero dal sole
che lontano affonda –
poi a sinistra il grigio
sfumato della prima
sera – scomparsi i passeri
il merlo non ancora
ritornato – un mese
di attesa per le rondini –
ma la signora del terrazzo
al primo piano ha esposto
già i fiori dell’ortensia –
e il rosso-bruno dei bocci
di camelia s’accompagna
al bianco del pitosforo
che traspare dal tempo breve
d’acerba adolescenza –
un ibisco – invece – non
ce l’ha fatta ai giorni
dell’inverno – e la palmetta
egizia ne segna la piramide –
la sfinge – e si tinge
il cortile di civiltà
sepolte – oltre la ragione –
il luogo – l’evidenza –

[…]

*

mamma, hai sentito
che disastro! Pietre
calcinacci là dove
stai – la cappella
dei Luciani – doppia
famiglia – la costruì
tuo nonno e non
si conosce l’anno
– comunque ora –
tra rovine – i morti –
se ne stanno. Enzo
tuo nipote – figlio
di tua sorella Marinella
– mi ha scritto – ha
scritto ai cugini tutti –
una mail, mamma –
siamo nel 2017.
Era trentacinque anni fa
quando te ne andasti –
e ora pietre – calcinacci
cadono giù dal tetto –
e l’autunno del cielo –
siamo in autunno, mamma,
chi sa se rischiara qualche
pietra –

*

All’ospedale di Sant’Orsola
non volli nelle stanze
di Bologna che mia
madre fosse
coperta di abiti
terreni – di stoffe
tagliate per vestiti
ma avvolta nel lenzuolo
bianco e chiaro
che le copriva
la testa leggermente –
scendendo per l’ormai
esile corpo – e quando –
poi – terminate
le richieste all’uomo
accogliente e stupefatto
che fossi lì sola con lei
a definire come lasciarla
andare – come
partire dovesse
per altro luogo ancora –
quando – lasciatala
per poco tempo alle cure
attente di quell’uomo
uscii nel sole di marzo
nelle strade e dopo
la piazza grande entrai
in duomo – nessuno
a quell’ora di mattina –
un fruscio – un battere
di ali – un colombo
entrato chi sa come…

*

chi sa dove giacciono
le ordinate sezioni
di poesia – tra mucchietto
e mucchietto di fogli –
con i versi – aspettando
d’esser tirate a vita
d’alfabeto – nel consueto
mormorio d’acqua
di parole –

chiederò a una ninfa
di prestarmi un nome –
di fiume – di ruscello
di confine di lago
dentro un bosco –
due sandali d’erba
e di fortuna
un caprifoglio – madre
delle selve –

*

        

Paolo Figar, Studio di figura, 2007

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