Ciò che è il monte dentro chi lo vive, poesie di Anna Maria Farabbi

Ciò che è il monte dentro chi lo vive, poesie di Anna Maria Farabbi.

                                                

    

dedicato agli editori regnanti, e ai critici-uccelli di corte
ai frequentatori di bave e salotti letterari

    

Se i miei versi nascessero al rovescio
come una languida vegetazione che addormenta gli uccelli
mentre vi nidificano,
quegli uccelli morbidi
che non distinguono i limoni
dalla luna
e che al canto del gallo
tremano.

Se nel mio poema ci fosse acqua
per abbeverare i bambini
e i cortigiani del re,
sarei chiamata dal re
e da tutti gli uccelli
e finalmente pubblicata su un trono
visibile.

Chi sei, mi si chiede,
se non ti si vede non ci sei.
Io sono, rispondo. Io sono
una poeta piccolissima quasi lontana quasi felice,
una bestia di montagna sola come il monte,
una bestia che impara
le lingue selvatiche del vento e degli alberi dritti, le lingue
del mondo.
Io sono i neri della lupa e i rossi
del gallo
e la tenerezza dei verdi fioriti.
Io sono i gialli seminati, mietuti a mano,
fasciati ed esposti, immagazzinati,
fatti nutrimento
contro l’inverno.
Sono quella che da dentro la stalla
vede le stelle di dio
e se le sente in gola brillare.

Il mio quaderno inedito sta dentro la stalla,
fatto di terra sedimentata
irrigata d’inchiostro: canta.
Selvatico e dritto
quasi lontano quasi felice
più grande del re.

da Fioritura notturna de tuorlo, 1996 Tracce

***

il colloquio
tra figlia e madre

Ho studiato che il rosone di alcune chiese romaniche è stato progettato come meridiana notturna affinché i monaci, durante la preghiera, potessero conoscere l’ora osservando le stelle, attraverso la rosa vitrea.

Non tanto per conoscere l’ora figlia mia, ma per l’esercizio interiore della dilatazione. Per l’accoglienza intima dell’infinito. Sì studia. Ma dimentica tutto umilmente.

Raggiungi le terre oltre le chiese. Entra nel fuoco assiale della tua lente interiore. La meta profonda del viaggio è in te: saper mangiare pane respirando il vuoto limpido.

da solo dieci pani, 2009, Lietocolle

***

M’enchino nsinante le cosce
dle putane
e lbregno borfo d’imbriachi
ntrappoleti de vino e dluna nvena:
bonanotte ta loro che m’honno nsénto
più de poeti

E bonanotte ta chi m’ha cercheto fin’adè
ntra la cendre e lfoco

I sto tu quie ntol basso
che tsoffio le mi luje pacimalle
Smugìno ntla blichea dla notte

Avampo

*

M’inchino davanti alle cosce infiammate
delle puttane
al labbro spugnoso degli ubriachi
intrappolati di vino e di luna in vena
buonanotte a loro
perché loro mi hanno insegnato
più dei poeti

E buonanotte a chi mi ha cercato fino a ora
tra la cenere e i fuoco

Io sto qui in basso
che soffio le mie scintille per spigarle
frugo nella pancia della notte

Avvampo

***

Nn’è tlì o io nla veggo
La mi poesia nvece è gnuda là per campo

La festa
dla povertà regina

*

Non è lì o io non la vedo
La mia poesia invece è nuda là per il campo

La festa
della povertà
regina

da Adlujè, 2003, Il Ponte del sale

***

qui non si cantano gli occhi del soldato
ma la pupilla interiore
della vedova di ogni soldato

da nudità della solitudine regale, 2000, Zane

                              

il compleanno (madadayo) - akira kurosawa
il compleanno (madadayo) – akira kurosawa

7 thoughts on “Ciò che è il monte dentro chi lo vive, poesie di Anna Maria Farabbi”

  1. Desidero esprimere il mio piacere nella lettura di questi testi di Anna Maria Farabbi, nei quali – nitida – si avverte la voce della poesia; sussurrata, quasi con pudore, “non tanto per conoscere (prendo in prestito ciò che si legge ne “Il colloquio tra figlia e madre”) ma per l’esercizio interiore della dilatazione. Per l’accoglienza intima dell’infinito…”.

    Sandro Angelucci

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