Poesie della notte, di Carlo Di Legge

Poesie della notte, di Carlo Di Legge

       

 

La luna dell’assenza 

                                                          A Rubina Giorgi

Mai la notte traboccante d’assenza è stata così limpida e viva
e l’immensa luna, una maschera cinese rossa, poi bianca,
prospetta curve, profondità di cenere e d’ombra.  

Tramonterà questa meraviglia, senza che lei la veda, 
con occhi spenti per sempre,
l’amica amante delle creature,
riamata dalla luna per migliaia di volte.
Nello studio vuoto sorgerà il sole senza colpirla.

I suoi pensieri vagano liberi tra i mondi possibili infiniti, 
la bocca è chiusa per sempre a parole d’amore di lune e di stelle,
non visiterà chi sa quali indie, che avrebbe desiderato.

Il tempo è finito.
Le parole sono state dette, i fatti avvenuti, le persone, incontrate.
Deserti e silenziosi di lei stanno i palazzi accademici,
abbandonate, le strade del filosofare con i compagni.

Nuda solitudine, attraversa i varchi del niente.
Il dio a lungo invocato nelle scritture l’ha trovata.
Il dio-nulla   
nell’inconcepibile abbraccio l’ha accolta. 

 

Il punto

Questa notte la forza cade,
rabbrividisco,
non ho un punto.

Così 
mi trova un dio
delle febbri e degli striduli uccelli notturni,

e
sco per alberi e deserte strade,
e mi sorprendo a pensare: – Signore,
so che non ci sei,
il tuo non esserci è più grande e
maestoso della notte. 

 

Il terrazzo

A tarda ora, prima che il gallo canti,
apro la porta sul terrazzo
e c’è un fantasma.  

So che potrebb’esserci.  

È là in attesa, non la conosco.
Domando: chi sei? Poi: dimmi,
cosa è stato, della tua vita?  

Non fa una piega –
del resto, non c’è,
e, a dirla tutta, fantasmi, mai 
visto uno, o
così sembra, è anche vero
che talvolta
non danno nell’occhio. 

E poi,
alle mie domande per fantasmi,
cosa rispondere. 

  

La notte disegnava

Il carro andava 
in nessun dove
con qualche sobbalzo,
i pifferi suonarono,
s’allontanò lo scalpiccío,
non tornarono le tracce. 

La notte disegnava tremolanti zodiaci. 
Tra nulla e nulla
fu pietra d’inciampo
ogni fragilità del mondo.  

 

Dopo il film

Dopo il film,
guardo lo schermo in dormiveglia,
soglia, 

il buio mi ritrova.  

Ma la stanza 
è cavo legno delle traversate
e vado con lenzuola enormi come vele
dentro l’immenso blu.  

Di mille rumori della notte, 
un solo bramire indistinto.  

Potrebb’essere in qualunque cantare dei mondi,
per quanto lontano.
Dov’era il computer, un led rosso pulsa. 

     

Nota bio-bibliografica dell’autore

Carlo Di Legge (Salerno 1948) vive a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno.
Dopo il contributo al volume La polifonia estetica (Milano, 1996)  ha pubblicato i saggi filosofici  Il signore delle due vie (Salerno, 1999), Eros e paradosso (Napoli, 2007); la seconda edizione di Eros e paradosso (Napoli, 2014) e il nuovo saggio Ontologia. Elenchi della terra e una specie di oceano (Napoli, 2014).
Di poesia, la plaquette Momenti d’amore (Angri, 2002) e i libri Il candore e il vento (Napoli, 2008) e Multiverso (Alessandria, 2018); un campione rappresentativo delle poesie si trova nel volume Poeti e pittori di Secondo tempo (Napoli, 2013).
Sull’esperienza del tango, ha pubblicato il libro, a carattere letterario-epistolare, Sentire il tango argentino (Napoli, 2011).
La rivista “Secondo Tempo” (Marcus Edizioni) pubblica suoi scritti brevi di filosofia; on web, la maggior parte delle poesie fino al 2018 sono sul www.orientexpress.na.it; sue poesie sono pubblicate, sempre online, su Atelier, Levania,  Frequenze Poetiche e Poetarum Silva.
Ha organizzato, da solo o con altri, rassegne di poesia. L’ultima, in attesa di terza edizione, “I poeti al Borgo di Nocera Inferiore”.

     

 

    

Ksenja Laginja, Punico, 2018

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