Poesie di Anila Resuli

Poesie di Anila Resuli.

   

   

Anila Resuli, nata in Albania nel 1981, trasferitasi in Italia nel ‘97, vive vicino al lago di Garda. Citata da Maurizio Cucchi sulla rivista Specchio inserto de La stampa, presente sulla rivista Le voci della Luna nel marzo 2007 e sulla rivista Historica – Il foglio letterario nel febbraio/marzo 2009, è presente nell’antologia Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste a cura di Chiara De Luca, 2009. Nello stesso anno fonda Clepsydra Edizioni, un progetto di pubblicazioni su Ebook. Nel 2010 presiede la giuria alpremio Daniela Cairoli e ritorna come parte della giuria nel 2011 e 2012. E’ presente nell’antologia di poesia ceca e poesia italiana Dammi la mano, gioia mia. Podej mi ruku, radosti moje, Praha, Vicenza del 2010. E’ stata tradotta in portoghese per la rivista di San Paolo Celuzlose N°1 cartacea, dalla poetessa Prisca Agustoni. Nel 2010 scrive la prefazione al libro Sulla via del labirinto di Alessio Vailati, edito da L’Arcolaio. Fa parte dell’antologia “Sempre ai confini del verso. Dispatri poetici in italiano” a cura di Mia Lecomte, PRISMI, Francia 2011. Nel 2012 vince la sezione “Letteratura in fasce” al Premio Ulteriora Mirari di Smasher Edizioni, pubblicando il suo primo libro Volti dell’acqua. Nel 2013 scrive la prefazione al libro Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci)di Sebastiano A. Patanè Ferro, Edizioni Smasher.

Sito personale: http://www.anilaresuli.com

Per trovare il libro Volti dell’acqua

Anila Resuli ci ha dato la propria opinione relativamente al tema della migrazione e della “poesia migrante”:

Riguardo al tema delle migrazioni mi piacerebbe anche conoscere le idee di altri poeti o scrittori a riguardo. Diventa sempre un tema a cui sono cara.
Non sempre mi sento in Italia una migrante. Mi sento più migrante quando mi capita di dover tornare in Albania o quando mi si chiedono delle traduzioni. Ma la parola migrazione ha sempre un valore molto grande per me, e crea sempre un minimo di senso di vuoto dentro, come uno strappo da qualcosa e a qualcosa. Ed è giusto che sia così.

Possedere più lingue, nel modo in cui le possiedo io, madrelingua entrambe e spesso italiano è meglio dell’albanese, dà una visione diversa della parola.
Ogni lingua però ha la poesia che le si confà. Io difficilmente scrivo in albanese, anzi, praticamente mai. Ma mi è capitato piuttosto di fare delle traduzioni di poeti italiani in poesia albanese e lì comprendo come la lingua albanese si adatti a certe parole e la lingua italiana ad altre, pur mantenendo significati simili. Sono sempre e rimangono sempre due mondi separati però.

So però che quando scrivo spesso io sono scissa tra due mondi, che va oltre la parola ed il suo significato. Leggo spesso infatti poeti albanesi di lingua italiana e mi rendo conto che la nostra poesia si somiglia e penso che sia dovuto a quel mondo lontano da questo dal quale è impossibile distaccarsi del tutto, non solo dal ricordo, ma dal mondo in cui si vive il sentimento stesso della poesia e nella poesia. La radice crea sempre delle nervature difficili da districare. E la mia radice è sempre albanese e me ne rendo conto. E questo mi piace, perché comprendo meglio anche la lingua italiana che tra l’altro conosco meglio, e come tale lingua si modella, prendendo anche delle licenze poetiche particolari. Nella loro diversità, i mondi si avvicinano, perché s’intersecano perfettamente nella parola e nel verso.

Come progetti invece attualmente sto cercando appunto di lavorare nell’intimo, un po’ isolata. Ma spesso mi capita di essere invitata a traduzioni di poeti italiani in lingua albanese. L’albanese a volte sembra una lingua dura, ma quando lo si legge in un certo modo in poesia, diventa dolcissimo. Le traduzioni poi spesso ravvivano le poesie, le sfoltiscono o le infoltiscono a seconda della poesia, a seconda della penna. Ho sempre trovato molto preziose le traduzioni fatte con i testi originali a fronte, si scoprono sempre cose immense, anche dalle traduzioni stesse. A.R.

Lasciamo ora spazio alle poesie della Resuli:

come resti nella scia di un ramo
d’albero, e voci, ché assorbi rumori
dentro polvere, fatta arco di latta
l’immagine che prendi, fatta sorte
assunta dentro il sangue: come aria,
bolla la voce dentro me rimane,
dentro me intera, un sacrificio ancora
che poi ripeto – il palmo crocifisso
che poi corrompo – stringi la lingua, una,
l’occhio uno solo – mia trincea di pelle
dove dormire attende il mio migrare.

   

***

   

come mi resta la doglia
la spina dorsale che acciglia pelle
compressa nei pugni – stretti li tieni finché premi
le pieghe degli occhi nei palmi – vedi come
centrifuga l’inguine
nel precipizio del ciglio senza sanguinare
corpo mio tuo che chiami amore
che chiami senza restare.

   

***

   

manchi perché sei roccia tesa
distacco nata parentesi singola
del bosco ramo sfatto corteccia
verso solo della fine sei finta
armonia della molecola del viso
che s’unisce e fa occhi i pori
fa rughe i denti morsi le righe
dentro le pupille le ciglia bianche
tu sei lì nel mentre soltanto
come una poesia.

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One thought on “Poesie di Anila Resuli”

  1. La poesia di Anila ha questo potere di entrarti dentro limpida e piena di luce, senza nessun sforzo, mantenendo tutta la sua forza e la sua originalita’. Un piacere intenso leggerla ogni volta. Come autrice scissa fra due lingue e due culture, non posso che riflettermi nelle sue riflessioni sulle migrazioni linguistiche. E’ un testo che avrei potuto scrivere io, anche se per me la lingua della creativita’ resta quella materna. Un saluto affetuoso ad Anila.

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