Il morbo della follia, poesie di Enea Roversi

Il morbo della follia, poesie di Enea Roversi.

  

   

Enea Roversi vive a Bologna, dove è nato nel 1960. Pubblicato su riviste e antologie, ha ottenuto riconoscimenti in vari premi letterari. Sillogi pubblicate: Eclissi di luna (in formato e-book) e Asfissia. Fa parte del Gruppo 77 e figura nello staff organizzativo del festival letterario Bologna in lettere. Cura il proprio sito www.enearoversi.it e il blog Tragico Alverman.

*

Il morbo della follia 

Il morbo della follia è un cadavere eccellente
si sfila le calze con lentezza misurata
sputa sguardi fino alla spina dorsale
un pavido grigiore si staglia nei suoi occhi rossi.
Il morbo della follia è un mattino di nebbia
le insenature della città si sgonfiano
al passaggio di una mitragliatrice cieca
e mille stivali verdi luccicanti di vergogna.
Il morbo della follia ha un nome latino
e una corona di ferro come morbida escrescenza
pullula di vestaglie di seta il suo sorriso
curvo sull’acqua in cerca di un’obesità trasparente.

***

A ritroso, lentamente

A ritroso, lentamente ritorna
Cercando il passo inerme
Di vecchie locomotive
Ansimando di calore e bruma

Eterna elegia dello spazio
Rincorso e da rincorrere
Marasma di valvola mitralica
Progresso evidenziato in giallo
Evidentemente mal progredito

Sbuffi di giornate assolate
Macchie di sudore sull’arsa stoffa
Canicolare intreccio di sentori
Per un vuoto cosmico e casalingo
Scegliere la pietra giusta
Nell’errante dicotomia del ritorno.

***

assoluto immobile

il non mai adombrato
il dove irrisolto
pedaggi pagati
per entrare chissà come
in vie già percorse
archeologia di labbra
carminio sulla pelle
vuoti di memoria
a cercare il ricordo
assoluto immobile
si ritrova, immutato
il cerchio di fuoco
dei pensieri.

***

Dèjà vu

Non più ricordi di guerra
scolpiti nel muro
non più catastrofi azzurre
da ornare con fiori di metallo
niente più alghe marine
a coprire i marciapiedi
di questa strada assolata
scomparsa l’ultima capriola
insieme alla finestra di ghiaccio
soltanto un bacio mi è rimasto
un bacio di labbra secche
ed un foglio di carta bianca
su cui scrivere il mio nome.

***

Eclissi di luna

Giostra obliqua in un raggio di sole
scoppio di ginestre tra le siepi
il tuono è una similitudine
nel sogno della riconciliazione.
Infranto lo specchio dell’essere:
circo in piazza e bandiere al vento.
La Santa Inquisizione morde alle spalle
e l’ombra rugosa avanza lenta
carro cigolante sul binario arroventato.
Inventami un sogno pagano:
un’eclissi di luna torbida
per cavalcare la notte.

                         

tn_Spider-Four X ROVERSI

 

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