Preghiera per mia madre, poesie di Sandro Angelucci

Preghiera per mia madre, poesie di Sandro Angelucci.

    

    

Poeta e critico letterario, saggista, Sandro Angelucci vive a Rieti dove insegna ed è nato. Ha pubblicato: in poesia, Non siamo nati ancora (Sovera Editrice, Roma), Il cerchio che circonda l’infinito, Verticalità (Book Editore, Ro Ferrarese), Si aggiungono voci (Lietocolle Editore, Faloppio) e, per la saggistica, Di Rescigno il racconto infinito, monografia prefata da Giorgio Bȧrberi Squarotti (Blu di Prussia Editore, Monte Castello di Vibio), Titiwai (Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero). E’ presente in varie antologie, tra le quali Inchiostri digitali nella prestigiosa collana Ricerche dell’editore Eugenio Rebecchi  (Blu di Prussia, ottobre 2016). Intensa la collaborazione con qualificate riviste culturali nazionali, di alcune delle quali è anche membro del comitato di redazione e collaboratore fisso. Ha ottenuto, per la poesia, numerosi riconoscimenti, tra cui molti primi premi per l’edito. Un suo profilo critico è inserito nel IV° volume della “Storia della letteratura italiana. Il secondo Novecento”, nel “Dizionario degli Autori italiani contemporanei” per Guido Miano Editore in Milano, e il suo nome figura in altre antologie e storie della letteratura. Del suo lavoro si sono occupati autorevoli critici, poeti e scrittori.

      

PREGHIERA PER MIA MADRE

Non so pregare
ma il cielo è tanto azzurro
e sono così verdi
le foglie lungo i viali.

Non so cantare
nella mia roca estate
l’estate di tutte le cicale.

Tu, cielo,
voi, foglie,
voi, cicale
fatelo per me.

Zittite, frusciate, frinite.
Nel futuro
– che conoscete –
insegnatemi a sperare.

    

(Tratta da Titiwai, Giuliano Ladolfi Editore, Febbraio 2019)

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MADRE MIA

Davanti al cimitero
dove i benpensanti credono tu sia
mi sono domandato, madre:
colui che partoristi tra le doglie
che a lungo dovesti attendere
per ascoltarne il primo
stupito, disperato
inno alla vita.
Quel figlio, madre,
oggi ti è finalmente nato.
E tu non sai
(o forse sì, lo sai)
che le tue doglie sono state mie
dovevano essere le mie.
Ora, soltanto ora
che più non sei per gli altri
per me tu sei
e sempre esisterai.
Sei libera di amarmi come un fiore
e come un fiore sono libero di amarti.
Mai t’intristirò
posandola la gemma
sul marmo di una tomba
che avrebbe la pretesa e l’arroganza
di contenerti,
di contenerci madre mia eterna.

     

(Tratta da Titiwai, Giuliano Ladolfi Editore, Febbraio 2019)

*

       

Paolo Figar, Architetto astronomo

 

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