Prima del tempo, Fuori dal gioco, note di Gabriella Modica su Herberto Padilla

Prima del tempo, Fuori dal gioco, note di Gabriella Modica su Herberto Padilla, traduzioni di Gordiano Lupi.

   

  

Sono soltanto un viaggiatore di commercio estero
un agente politico con passaporto diplomatico
un terrorista con sembianze di letterato
un cubano (sappilo una volta per tutte)!

Herberto Padilla, Fuori dal gioco, 1968

Fuori dal gioco è il libro che documenta la più vistosa incrinatura di un regime fino a quel momento tenuto in piedi da sotterfugi mediatici, menzogne, terrore e violenza.
Herberto Padilla in questa storia è il capro espiatorio necessario ad una svolta storica che anche adesso si compie, sebbene a piccoli passi, con grande determinazione.
Gordiano Lupi, codirettore delle Edizioni Il Foglio traduce quest’opera disponibile gratuitamente sul sito nuovacuba.wordpress.com
Fuori dal gioco è il libro di un esilio.
PadellaQuando Padilla da vita a quest’opera, non è ancora diventato “il caso Padilla”, non è stato costretto al ludibrio, alla ritrattazione, all’autocritica come si chiamava in quegli anni. Non è costretto a sovvertire completamente le sue posizioni critiche su poeti e intellettuali sotto la minaccia della prigione e della violenza. Non è costretto a decidere chi salvare e chi affondare per salvarsi la vita e le mani per continuare a scrivere, come egli stesso racconta.
E infine non sa ancora che tutto questo lo schiaccerà in modo così ineluttabile da portarlo ad attendere con ansia il proprio esilio nel 1980.
Un intellettuale puro a Cuba crede solo nella critica costruttiva, e percepisce se stesso esclusivamente come occhio che osserva, documenta, racconta e propone un dialogo;  Non può esimersi dal farlo.
Ma per un regime come quello castrista è troppo, e il suo Fuori dal gioco è una denuncia spietata.
    
I POETI CUBANI NON SOGNANO PIÚ

I poeti cubani non sognano più
(neppure di notte)
Vanno a chiudere la porta per scrivere in solitudine
quando scricchiola, all’improvviso, il legno:
il vento li spinge alla deriva;
alcune mani li prendono per le spalle,
li rovesciano,
li mettono di fronte ad altre facce
(affondate nei pantani, bruciando nel napalm)
e il mondo sopra le loro bocche scorre
e l’occhio è obbligato a vedere, a vedere, a vedere.

 

IL PARASOLE NUCLEARE

1.

I viaggiatori qualche volta,
ma io non sono sicuro di poter incontrare una zona di
protezione.
Nel mondo adesso non restano zone di protezione.
Quando salgo le scale di qualunque edificio di una città
d’Europa,
leggo con indulgenza: “Shelter Zone”
e respiro fiducioso;
ma quando arrivo all’ultimo scalino
mi volto verso il cartello
che sopravvive come le antichità.
Gli avvisi di protezione
sono artifici che decorano la nostra morale disperata…

                             

roberto matta

Un intellettuale puro non ha quasi percezione di uno status. Diventa “qualcuno” solo quando ciò in cui ha creduto comincia a respingerne, additandolo come pericoloso le vedute, le critiche, le esigenze di confronto. Quel qualcuno, in Fuori dal gioco, è già un esiliato e tutti i suoi versi hanno già la forma dei ricordi:

IL RITORNO

Ti sei risvegliato almeno mille volte
cercando la casa dove i tuoi genitori ti proteggevano dal mal
tempo, cercando
il pozzo nero dove ascoltavi la ressa
delle rane, le falene che il vento faceva volare
a ogni istante.
E adesso che è impossibile
ti metti a gridare nella stanza vuota
quando persino l’albero del campo
canta meglio di te l’aria degli anni perduti.
Eri già il personaggio che osserva, il rancoroso,
preso, irrimediabile, per quel che vedi
e domani ti sarà tanto estraneo come oggi lo sei
a tutto quello che è accaduto senza che fossi capace
di comprenderlo,
e il pozzo continuerà cantando pieno di rane
e non potrai sentirle

Alcuni poeti hanno avuto solo il tempo di salvare lo strato più profondo della propria pelle: quello della dignità di essere umano. L’arte è l’unica cosa che restituisce dignità a un essere umano privato di tutto. Ed è la più efficiente tra le forme possibili di lotta sociale. Cosa che in un contesto come quello europeo è assai impegnativa da accettare.

Virgilio Pinera rimane a Cuba sebbene il regime castrista ne stigmatizzi, fra le altre cose, la natura omosessuale. Pinera rimane e produce nella quasi totale invisibilità una mole spropositata di componimenti poetici e opere teatrali.

Dall’esplosione dell’omonimo caso, 37 giorni di prigionia e tortura insieme alla moglie, l’imposizione della già citata autocritica e dopo molti anni di anonimato forzato Herberto Padilla viene indotto a lasciare l’isola alla volta degli Stati Uniti, rimanendo per sempre legato alla sua Cuba, vera origine e soluzione di quel sogno sbagliato su cui riflette con Calderon De La Barca nello scritto postumo inserito in occasione della pubblicazione commemorativa di Fuori dal gioco. Un sogno sbagliato in cui l’elemento pesante, il regime con i suoi lati oscuri è in netto squilibrio di proporzione rispetto a quello saliente: la terra, la gente, la sua bellezza, gli odori, la grazia di un luogo dell’anima da salvaguardare.

…essi presero un’idea,
una formulazione violenta della vita,
e la fecero girare
come la sfera dell’astrologo…

Le nuove generazioni hanno bisogno di ritrovare nella storia quegli elementi che la rendano credibile, che le restituiscano dignità. Le imprese dei governi sono solo l’impalcatura. La storia la fanno gli uomini. E spesso la vera storia, quella che rende se stessa credibile contiene uomini come Padilla. Quegli uomini la cui vicenda umana era e rimane scomoda. Un po’ come quando si fatica a nominare la parola “cancro”.
La verità è che sono queste le storie che più di altre rispecchiano universalmente la condizione umana. Oggi più che mai.
Ciò che rende viva e vivente l’opera di un poeta è la stessa sostanza che in forma latente e spesso inconscia vive nella gente immersa in una data società, in un dato momento storico o in una dittatura. E il poeta ne è lo specchio riflettente più potente. Perché in particolari condizioni ne restituisce anche intuitivamente l’immagine risolutoria ai più invisibile:

L’UNICO POEMA

Tra la realtà e l’impossibile
oscilla l’unico poema. Trattienilo
con le mani, o con le unghie, o con gli occhi
(se puoi farlo) o la respirazione ansiosa.
Dotalo, con pazienza, del tuo amore
(che lui vive solo tra le cose).
Dagli rifiuti da vincere
e altre esigenze
molto più grandi di un limite,
che un piacere.
Che ti scopra abile, perché è agile:
con le orecchie aperte, perché è sordo;
con gli occhi molto aperti, perché è cieco.

Fuera del juego

One thought on “Prima del tempo, Fuori dal gioco, note di Gabriella Modica su Herberto Padilla”

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