Pro patria RMX, di Sergio Rotino

Pro patria RMX, di Sergio Rotino.

   

   

Sergio Rotino vive a Bologna.
Negli anni ha curato varie antologie, fra esse RZZZZZ! e 6000 raudi e 2mila paranoie (Transeuropa, 1993, 1996); Resistenza60 (Fernandel, 2005); Quello che c’è tra di noi (Manni, 2008).
Altre sue curatele riguardano vari titoli di narrativa e poesia fra i quali: Francesco Scalone, La macchina dei sogni (Stampa Alternativa, Roma, 1995); Marco Giovenale, Il segno meno (Manni editori, Lecce, 2003); Renato Giorgi, Racconti partigiani (Aspasia, Bologna, 2003); Raymond André, Le vetrate di Saint Denis (Manni editori, Lecce, 2004).
Suoi racconti e poesie appaiono in svariate antologie e riviste, sia italiane che estere.Del 2009 è l’esordio in narrativa con Un modo per uscirne (Abramo editore), mentre nel 2011 pubblica Loro (Dot.com press), sua prima silloge di poesie, seguita nel 2013 da Altra cosa da inventare (Isola).
Dal 2010 organizza la rassegna Paesaggi di poesia presso gli spazi della libreria Ibs.it.

   

*

PRO PATRIA RMX

   

Niente dura, vedi, nemmeno i pensieri dentro di te. E non
devi sprecare tempo a cercarli. Quando una cosa sparisce,
finisce.
Paul Auster, Nel paese delle ultime cose

for in this crazy paradise,
you are in love with pain
Friederich Hollander, Illusions

    

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parla con le figure dei ragazzi oramai morti che per lui solo affollano la stanza chiedendogli cose e per
chi le cose accadano seminando attorno i loro concetti pieni del disonore più corretto ché morire così
fuori dal proprio letto dice a uno non è mai bello né mai virile però aggiunge sta nell’ordine
delle cose sempre naturale terribilmente umano e qui cade il silenzio gli si spegne la voce o
vorrebbe
farlo

     

*
dice poi dice ancora se non di più che li ha visti i camici ruotare per la stanza che ha visto la carne da cui si è generato tornare a metterlo testa-piedi metterlo fuori in un boato di movimenti inconsulti di pianti improperi lamenti e che ci sono ancora ma silenti come una dichiarazione      di poetica seduti poggiati al legno della parete verde anche tu dice anche tu li vedi mentre affacciato alla finestra stai a riprendere fiato così anche lei come tutti qui li vedete      dice che sono proprio lì che si vedono e che lì stanno ancora che lì se ne restano zitti sullo scranno della storia dice che la dignità non riuscirebbe a colmare tutto      il suo futuro né il tuo o tanto meno il loro ma se lo costruisci anteriore forse li farebbe parlare nuovamente raccontare di una morte che ripete il suo gesto carico di quotidiana eloquenza più vicino farebbe quel refolo d’aria insidiosa pronto a strisciare dalla porta per ogni dove fino a tramutarsi in una fine casuale
orribile come tante

    

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gli dicono pane lui però non vede come dietro la parola possa stare l’indelebile senso primo della fame non perché
     si badi bene ci siano
più mani da stringere che corpi da tenere a mente da abbracciare dentro l’affetto costante della carne per una
     minuscola eternità 
no mai
questo né altro ancora capace di reggere contro il tempo dentro la scienza e la sua cura prolifica invece un
     continuo svuotamento 
per darsi così in leggerezza alla macchia nel fitto intrico dei significati dove con certezza
     si è stati in precedenza
ma soli

da sempre incapiti

    

*
rispondimi tu rispondi a me solo rispondi a me da questo suolo da questa terra che risuona ancora a me tuo creatore diceva l’uomo incastrato fra letto e finestra in una giostra di mormorii alti e bassi di frasi      prive di sintassi retta proposte rasentando i muri del reparto frasi dal suono duro di certo rastremato in modo da farsi puntuto dettato imperituro ché tutto il tuo futuro diceva non risiede in questo verde calmo in questo annacquato      verde senza mare steso addosso i corridoi a nascondere quanto c’è di male riflesso sul decubito da cui la cosa avviene mentre vieni azzannato da un nuovo      dolore praticamente uguale capace di legare scapola a inguine in un tutt’uno singolare ma sgorgato da altro punto della carcassa diceva l’uomo quasi lo pensava tu devi ancora tremare perso nel sordido regno animale cui      attiene la nostra specie devi restare qui  per vedere oltre non andare via non andare ma qui stare con la risposta pronta con la risposta pertinente a scaturire attenta a dire il giusto l’onesta verità così traversato il segno come d’incanto smetteranno di assisterti le paure in niente si sfarina da qui in poi il nostro regno le tue parole

    

*
sono del luogo in cui sto a cui però non appartengo ma da qui fermo restando resto tentando un ritrovamento da solo a solo
di me che sono uno io che sono vuoto del resto non so non capisco mappe né topografie oscure appaiono le
     indicazioni loro per
cui dove andare cosa dire in fine cosa sia permesso ricordare è difficile da stabilire stando in questo luogo oltreconfinale
presto allora
lasciatemi svanire

lasciatemi svanire

   

twin 2. ex id

io non dico niente io non so più niente ché del niente intero facendo parte sono lo straccio di fango ancora intriso
     sono il muco sono il piccolo giochino di un’altra mente l’essere
qui per sempre corpo assente preso nel terrore della goccia quintessente a contrasto dell’io mio fatto potente nel
     solo dire
vuoto nel farsi relitto trascinato dalla corrente e nel capire
che l’io è niente io corpo dell’assente via via dimenticato perciò giunto nottetempo al confine del nuovo stato in
     forma impotente 
mi taccio mimo l’addio
spengo la mente   

 

mai

ora che finalmente libero mi penso dai dolori attingo al mio pensiero chiedendogli pensami che altro pensiero
     non esista
per te nel momento del pensare liberamente nel movimento dell’idea pronta a concretizzare se stessa
da questa sponda da questo arenile verso l’aperto mare a farsi concreta acqua del pensiero mentre si pensa
quando e se qualcosa si va pensando nel corpo proprio del pensiero intriso di parole inciso dal filare dei
     ragionamenti vari
capaci di uno o più pensieri a se stessi asserviti come della facoltà intera del pensarsi così vaga da giungere a
     compimento ecco 
perché gli dico pensami
non posso chiedere altro
non ordinargli amami oppure odiami non prendimilasciami tanto alfa quanto omega diritto opposto a rovescio
piacere contro dovere on verso off zero a precedere l’uno poi linea punto fine mai

tn_Alechinsky

 

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