Galleria, racconto di Pietro Rainero

Gallerie

racconto di Pietro Rainero

     

Eternità è una parola molto lunga,
specialmente verso la fine. (Woody Allen)

BUIO.

Silenzio.

Poi un rumore assordante. Fumo.

Stridio metallico di rotaie. Dal tunnel nasce, sbuffando, una locomotiva nera, nera come il carbone che, bruciando nella caldaia, sprigiona la forza necessaria a spingere gli stantuffi che permettono al convoglio di divorare chilometri e inghiottire valli.

       

Lo scompartimento è composto da quattro poltroncine.

Occupate da altrettante persone. C’è la donna, sì, la signorina con la borsetta rossa ed i capelli neri.

Poi il vecchio con la barba, bianca. Sembra un saggio nonno. Poi c’è l’uomo con gli occhiali, intento a scrutare le notizie del quotidiano che tiene in mano. Sprofondato in quelle notizie.

E poi c’è lui, il giovane.

Si sono presentati all’inizio del viaggio: la conoscenza, così come la confidenza, è poca.

Rompe il ghiaccio l’anziano signore dalla fluente barba:

“Ho visto, recentemente, un bellissimo logo. Sapete, prima della pensione io mi occupavo di pubblicità”

“Che tipo di logo?” chiede l’uomo con gli occhiali alzando, incuriosito, lo sguardo dal giornale.

“Beh.. era fatto come un otto coricato, sapete … il simbolo dell’infinito. Ma al centro, dove si toccano i due occhielli, aveva un piccolo cerchio, era come uno strano nastro di Moebius intrecciato due volte. Guardate, così!”

E, tolte dalle tasche un pezzo di carta ed una penna, traccia un’immagine.

“Bello!!” dice la donna “sembra un insetto che vola, o una farfalla, con due ali. O forse un’elica. Sì, un’elica”

“Il cerchio, azzurro, secondo me vuole rappresentare il pianeta Terra, la vita” spiega il vecchio.

“Dice?”

“Sì. Praticamente simboleggia la vita, un tempuscolo infinitesimo, un atomo di tempo che si dipana tra un oceano temporale infinito prima ed uno dopo. La Terra esiste da 5 miliardi di anni e tra altri 5 non esisterà più. Prima e dopo si estende l’eternità. Così è  anche l’esistenza umana, un piccolo pertugio aperto in un muro dall’estensione infinita, una finestra da cui possiamo, per un attimo, gettare uno sguardo, magari distratto, sulle cose del mondo, belle e brutte. Forse ha ragione anche Lei, signorina. Forse simboleggia anche un’elica, la doppia elica del nostro DNA, l’elica della vita.

Il cerchio azzurro è messo lì, nel centro del simbolo dell’infinito. Così come Dei sconosciuti ed onnipotenti ci hanno incastonato nel bel mezzo del Creato, chissà perché!?”

“Ha ragione” interviene lui, il giovane “la nostra esistenza esce dal buio, da un nulla infinitamente lungo, si agita poi per un pugno di lustri o decenni e dopo….”

“… ed è subito sera. Come dice il poeta” conclude il vecchio.

“Già. Entriamo in un altro buio, infinito. Come tra due gallerie; una galleria senza fine prima, una senza fine dopo. E noi, che in mezzo tra l’una e l’altra guardiamo un po’ a destra e a sinistra come è fatto il Mondo, e vorremmo capirlo un po’ meglio”

“Sa che una volta” dice il signore con gli occhiali “ho avuto la consapevolezza, che mi ha colpito come un pugno allo stomaco, che dopo morto non mi sveglierò più, per sempre! Ero sul letto, mi sono seduto di soprassalto, dal terrore!”

“Non potremmo parlare d’altro? Quasi quasi sto male” supplica la signorina dalla borsetta rossa.

“Eppure voi donne dovreste avere forse un altro rapporto con la morte, visto che donate la vita” commenta lui, il giovane.

Che, qualche secondo dopo, abbassa il finestrino per guardar fuori.

“Toh, un’altra galleria, tra poco. D’altronde siamo in montagna”

“Ah, sì?” Anche il signore con gli occhiali dà una fugace occhiata fuori, dicendo poi “ma io, veramente, non vedo nessuna galleria, assolutamente. Solo cime innevate in lontananza, e un lago”.

Ma il giovane insiste: “Ma come!? E’ lì, non la vede? Sarà sì e no a mezzo chilometro di distanza”.

E’ quasi risentito. E quasi bisticciano, i due. Allora anche l’uomo con la barba si alza e guarda fuori.

“No” è il verdetto “Nessuna galleria, nessun tunnel. E’ Lei che sbaglia, giovanotto. E, le assicuro, sono molto dispiaciuto per Lei, rattristato. Condoglianze”

“Ma che sta dicendo? Non mi è mica morto nessun parente. E nessun amico”

“Ma come, mio caro amico, non lo sa? Non lo sa che se una persona scorge una galleria inesistente, mentre viaggia in treno, significa che gli resta da vivere solo il tempo impiegato dal convoglio per raggiungere l’entrata del tunnel? Quando il nostro vagone entrerà nell’apertura che non esiste, ma che tuttavia lei vede, lei morirà. Sono desolato, ma le resta solo una manciata di secondi”

“Coraggio, coraggio amico mio, che la vita è un passaggio” cerca di consolarlo l’uomo dagli occhiali.

“Tutti, prima o poi, facciamo quella fine lì” aggiunge la signorina dai capelli neri.

“La vita è come un viaggio in treno. Quando nasciamo e saliamo sul treno, incontriamo persone che crediamo che ci accompagneranno durante tutto il viaggio: i nostri genitori. Purtroppo la verità è un’altra: loro scendono in una stazione e ci lasciano senza il loro amore e affetto” sentenzia il vecchio.

“Qualcuno, quando scende, lascia una nostalgia perenne…” aggiunge ancora la donna.
“Qualcun altro sale e riscende subito, e lo abbiamo a mala pena notato…”

Lui è immobile, con la paura dipinta sul viso.

“Ma io sto bene, mi sento benissimo!”

“Non si può mai sapere, amico mio. Un infarto improvviso, un aneurisma. Quanti se ne sono andati in questo modo! Chi può sapere l’ora della propria morte?”

Il treno, rapido, sempre più rapido, o almeno così sembra al giovanotto, si avvicina inesorabile al buco nero, alla scura apertura nella montagna, che ai suoi occhi si ingrandisce sempre più inghiottendo il resto del panorama, quel panorama pieno di luce, di sole, di neve bianca, di vita.

“La prenda con filosofia”

Altre frasi di circostanza: “E’ destino, purtroppo a lei è toccato da giovane”

Lui è sempre immobile, per lo spavento. Ma che stanno dicendo? In quale incubo è capitato? Vorrebbe scaraventarli tutti fuori: tutti e tre. L’anziano signore seduto di fronte a lui, il tizio con quei ridicoli occhiali, e la giovane donna, borsetta rossa compresa!

Pochi secondi, qualche secondo ancora ….. No! Non è possibile! No! No! No!!

    

Stridii metallici sulle rotaie. Il nero locomotore sta per confondersi con il colore, lo stesso, del tunnel. I pistoni premono e spingono sulle ruote.

Un fischio acutissimo, poi silenzio.

Fumo.

BUIO.

      

Paolo Figar, Cammeo, 2009

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