Rapimenti: Freak, di L.V. Stein

Rapimenti, la rubrica di Lol Von Stein: Freak Antoni.

                     

               

Ci si illude di scegliere. Poi.
Il destino scombina le carte.
I ricordi esplodono come fuochi d’artificio.

Bologna. Anni 70.
Cos’era Bologna, bisognerebbe essere bravi a spiegarlo senza stucchevole retorica. Perchè allora Bologna era proprio l’anti- retorica. Difficile da descrivere, in questa pozza di mediocrità che è il presente, fatto di arte ovattata, di locali che chiudono presto, di coscienze da non disturbare.
Erano tempi nei quali Bologna era preda di una passione rumorosa, una follia creativa, un magnifico disordine, che usciva dalle case e si ritrovava nelle piazze, nelle università, nei centri sociali, nei giardini.
Freak era un poeta perturbatore, di quelli che fanno storcere il naso agli addetti alla cultura. Un punk. Irriverente e vitale. Molto sopra le righe. Con il gusto beffardo di chiamarsi “demente”, che era poi prendersi la libertà di parlare senza filtri sociali, di infischiarsene delle convenzioni della convivenza – e della convenienza.
Uno di quelli che giocano con le parole. E sanno prendersi in giro. Merce rara – un poeta così.
Allora – come ora – a me pareva di camminare con il prosciutto sugli occhi.
Troppo giovane, troppo snob, troppo distante. Sempre altrove.
Ma, come chiunque abbia vissuto in questa città negli ultimi 40 anni, per studio, lavoro o solo abitudine, è anche a Freak, e a quel suo gruppo rock strampalato, che devo po’ di ciò che sono.

freak-antoni-ricordo-bologna-1E ora, in questa tristezza attonita, in questa assenza, che separa e lascia abissi nei quali si perde – chi rimane, ho seguito il consiglio di Stefano Benni. E sono andata a rileggere.
Che dire.
I ricordi sono esplosi come fuochi d’artificio, così violenti – così rumorosi – da impedire il sonno e l’unica cosa da fare è stato trovare un angolo al buio, proprio sotto, per vederli cadere.
E rimanere, ammaliati, a bocca aperta, il pianto in gola.

Nell’anti-mondo, in quel luogo surreale dove la fantasia è al potere e le risate hanno seppellito la politica, Roberto Antoni, detto Freak, è ancora vivo.
E gli Skiantos sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità.

***

Sono un esteta (mica un idiota)

Sono un esteta
tuo nuovo profeta.
A volte mi trovo
parecchio attraente
a volte piuttosto
non mi trovo per niente
macchi – se – ne – frega
io sono un esteta
altro tipo d’atleta
non m’incastri mica
anche senza la dieta
rimango un esteta
tu vuoi che ripeta
esteti si nasce
ma poi si diventa
oppure s’inventa
una certa sapienza
che dia molta importanza
non solo apparenza,
sai ci vuole costanza
e parecchia demenza
sicura presenza
c’è la sua convenienza
con ghiaccio
o anche senza
purché esista pregnanza
e Xseveranza

***

Eroe senza eroina

Debole
come un gatto
alla sua settima vita.
Raro, come un veneto astemio
il BUON SENSO mi evita
non saluta, non mi frequenta.
Altrove (non so dove) la VITA
mi sfida
non molla dall’alba
aspetta
che mi rassegni e
consegni
nel dirle convinto
hai vinto!
Sarò protagonista
X sempre entusiasta
di correre in pista
aprire la posta
mangiare la pasta
godere la festa
saltare con l’asta.

***

IL CORAGGIO DELLA TENDENZA

Molto
Meglio prima
controsenso
Pochi incolti dementi
Vedi adesso gli emergenti
come s’illuminano d’immenso
a poca spesa + l’auto compenso
X totale consenso
(di fondo)
Mi hai convinto: salviamo l’ambiente ma
attento al collasso
che non è proprio uno spasso
Tu porta lo champagne
(ghiacciato o, comunque,
fresco di freezer)
io ci metto il disimpegno
quasi d’obbligo, pupa,
mentre il vuoto
è a perdere
ovviamente
ovviamente.
Ovviamente un cazzo!

    

N.B. Questa poesia mi lascia perplesso, ma come in altri casi, le mie intuizioni spesso mi superano, cioè io stesso capisco quello che scrivo molti mesi dopo (una volta ci ho messo anche un anno).

***

Nostalgia della miseria

Qualche volta
ho nostalgia della miseria,
e sento come un’attrazione
per la mia vecchia depressione

Lo so-lo so:
è una cosa un po’ perversa,
avere nostalgia della miseria
e pensare con emozione
ai momenti di grande desolazione

E’ un ricordo
che dà i brividi alla schiena
risentire quando stavo così in pena

E’ una faccenda decadente- e-immorale
desiderare
di stare molto male
Non è cosa molto seria
la nostalgia della miseria

***

DISFORICA UNO

4 maschere sedute
a un tavolo d’osteria
recitano il loro destino consunto
Risate opache straziano l’anima
Sapevi che ho avuto un esaurimento nervoso, ma
mi sono completamente ripreso???
Non capisco dove appoggiare il mio mondo
né quale sia il mio posto
Stringo tra le labbra
l’ultima bestemmia.
Adesso dormo. Addio.
Lasciami i soldi dell’affitto
Sono talmente afflitto che
mi resta
Intollerabile
Il dolore.
Quando parte
L’ultimo treno
X Rovigo???
Mamma
perdonami.

    

dedicata ad Andrea (‘Pompeo’) Pazienza

***

LO SCONFORTO E’ TALE

(ovvero: Il mito della fuga e della frontiera
nel nuovo cinema americano)

Lo sconforto è tale
che debbo farmi
farmi, farmi una gita
X non pensarci affatto
andandone lontano (mai abbastanza lontano)
oltre l’azzurro orizzonte
del cielo e se la vita
non è merda,
dimmi allora tu: cos’è???

***

TRE NUMERO PERFETTO

(a Freakantoni con affetto – a Freakantoni con affetto – a Freakantoni con affetto) Paolo Cananzi – Paolo Cananzi – Paolo Cananzi –

Tre son le foglie del quadrifoglio
       nelle giornate di forte vento
Tre i sette nani
       se quattro di loro crepano in miniera
Tre son le dita di una mano
       dell’addetto alla sega circolare e
Tre i Fantastici Quattro
        se la “Donna Invisibile” si rende invisibile
Tre sono i lati dell’esagono
         se mentre lo disegno mi chiamano al telefono
Tre i sensi del sordo raffreddato
Tre le braccia del marziano mutilato
Tre le ruote della mia auto
          lasciata in sosta in un quartiere malfamato
Tre persone fanno una bella coppia
           se una non capisce d’essere di troppo e
Tre minuti mancan sempre alle otto
            al mio orologio rotto
Tre lettori rimarrebbero qui attenti
           Se questa poesia durasse ancora a lungo e
Tre ore durerebbe
           Se i poeti non avessero il dono della sintesi

kupta 6

 

 

 

 

 

 

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