Recensione di Narda Fattori all’antologia Percezioni dell’invisibile

Recensione di Narda Fattori all’antologia Percezioni dell’invisibile a cura di G. Vetromile, ed. L’Arca Felice.

Il titolo accattivante ma anche ambiguo è posto  a richiamare l’attenzione di 7 poeti di acclarata fama che costruiscono attorno alla sua polisemia e alla sua  pervasività un discorso poetico multiforme e di significati vari , individuali , proteiformi.

Se il titolo intendeva dar ragione dell’essenza della poesia, l’intento non è riuscito ; la poesia accade come l’amore, e come l’amore va curata, con confronti, letture, frequenti ritorni e rimandi. E’ quasi impossibile dare una definizione della poesia che sia esaustiva: essa è comunicazione e relazione, ma anche ricerca dell’identità profonda e soprattutto essa è costruita con parole che vengono ricontestualizzate, ricreata consentendo loro di diventare scaturigine di nuove realtà, non meno vere né meno concrete.

L’antologia è impreziosita da foto di Gabriella Maleti, molto suggestive ed è tirata in un numero limitato di copie (399) tutte numerate a mano.

L’antologia si apre con i testi in prosa poetica di Lucianna Argentino , una voce di spicco fra quelle contemporanee. Probabilmente l’uso del verso lungo, ipermetrope (?)  consente di dare al suo pensiero una completezza e una coesione che forse il verso breve non le consentiva. I suoi brani sono tesi , arditi, profondi e abbracciano la parola , che sostanzia la poesia, e la vita. Usa lo stratagemma della terza persona per non farsi sopraffare da quanto va dicendo. Mi piace qui riportare il brano che apre la sua silloge:   “ La bambina guardava il padre che con un righello e una matita tracciava righe sui fogli bianchi del diario con la copertina……… Tracciava righe perché le parole non sbandassero su quel bianco che allora le era estraneo, perché quel bianco non l’abbagliasse, ma la punta della penna si poggiasse su di esse e proseguisse diritta il suo viaggio. Cominciava così ad imparare che la realtà si può riscrivere, su quel bianco poteva progettare se stessa e offrire un rifugio al tempo”

E’ una fiabesca ma anche realistica spiegazione della funzione della scrittura: è vero che essa ci consente di riscrivere la realtà e di progettare la nostra identità. Le righe non sono sbarre ma punti di appoggio, griglie per salire o discendere.

Non meno significativi sono gli altri scritti di Lucianna che riflette sulla conoscenza minuta e su quella complessa, sul silenzio e sulla parola, sulle mani, strumento che decide lo spessore dell’umanità.

I testi  a seguire di Pasquale Balestriere si aprono a paesaggi interiori ed esteriori di bellezza e di armonia, dove la speranza trova un nido protetto per ripararsi. Rispondono perfettamente al titolo:

sono percezioni d’invisibile e, ossimoricamente, amara denuncia di “ seminato/ pianto, infruttifero grido di giorni/ che il pio occidente accoglie.”

I versi di Floriana Coppola che sono raggruppati in poemetto dal titolo “Trascendenze” sono venati d’amaro, sollevano il velame del belletto per smascherare la miseria che nascondono, il male, il dolore, le nefandezze:  “ …/ compagine indolente, sale e scende/ la scala tra verticali sospensioni del respiro/ del nostro respiro, respiro di terra e di fango/ e polvere raggrumata nei polmoni/ …”; ancora una  volta si chiede alla poesia la salvezza: “ datemi un nome/ inviate il mio ultimo recapito/ l’esercito bellicoso appassionato/ di sillabe, questo concerto bianco lucente/ di vocali e io risorgerò intatta/….” Dunque la poesia salvi l’armonia  ( la vita?), basta far caso ai campi semantici   a cui fanno capo la vita e quello a cui fa capo la parola: il primo fango , il secondo concerto.

Non meno amari sono i versi di Giovanna Iorio, costruiti con grande intensità e con intensa melodia. La sua visionarietà possiede una grande originalità e coinvolge le minuzie e le grandi emozioni , perché la vita è costituita da entrambe; entrambi gli aspetti finiscono con l’ essere spregiati quasi che la valutazione fosse solo velleitaria e non meritassero che derisione. Ma la vita che ci rincorre e ci trapassa ha magie che dobbiamo cogliere per non restare inani al punto di partenza abbagliati dalla polvere che luccica e che non si riesce ad afferrare: “ …/ bisogna essere pazienti con la vita /  come un’arancia appesa ad un rami/ fuori la buccia amara/ dentro gli  spicchi rossi” ; e ancora : “ Domani un pezzo di cielo sarà/ sciolto./ Una pozzanghera in più fa comodo / a molti./ “ E’ una poesia apparentemente semplice questa di Giovanna eppure esamina la ragione stessa dell’esistenza e ci porge l’inesausta domanda del perché e se pure la risposta non è certa , l’amarezza nasconde un succo buono. Ed è questo buono che si deve cercare per gustarla nella sua pienezza e totalità.

Molto più rapsodiche e donate al vento perché trovi loro riparo in un’oltranza ospitale sono le poesie di Ketti Martino e di Cinzia Marulli  Ramadori; entrambe le poetesse conoscono e proteggono un sogno di integrità e di innocenza, non deflettono dalla loro certezza di trovare un porto sicuro anche se la meta non è in vista , ma entrambe hanno assaporato l’esperienza del sogno e ne portano ancora l’indimenticabile profumo:” …/Rette senza infinito, ci rincorriamo nel poco/ stare insieme che non basta. cerchiamo ancora involucri di sabbia per i castelli che sapemmo alzare.” ( Ketti Martino) e di Cinzia Marulli Ramadori :” Sìè fatto mare il pensiero e m’ha immerso nel sogno/ nella sua frescura mi piace restare/…”; “ Si sfiorano i sentieri del domani/ nell’apparente conclusione di un percorso.”

L’ultimo poeta antologizzato è Marco Righetti che scrive di un’umanità in cerca di un salvifico approdo e che è guardata senza distacco perché a quella si appartiene e se mille volte abbiamo sentito i mali inflitti, alte mille abbiamo sentito le piccole gioie ricevute: “ …/ metto  il mio sguardo nei tuoi occhi/ perché anche tu possa frantumare/ il marmo dello spavento/ ti scrivo da una ferita che non ha più sangue/—“ . Potrei citare e citare, tanto vale procurarsi il libro e leggerlo, è buona medicina per il pensiero e per gli innumeri mali che ci colpiscono ma è capace anche di donarci una carezza sul cuore, uno squarcio di luce, una piccola speranza.

percezioni dell'invisibile

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