Rock Poetry by S.F.: Le tre morti del Maggiore Tom

Rock Poetry by S.F.: Le tre morti del Maggiore Tom

     

     

UNO (Space Oddity)

Vecchio secolo. Anni sessanta.
Al tempo in cui gli umani camminavano a testa in su, il Maggiore Tom parte per il suo viaggio in cerca dellaterra – vista dalla luna.
E’ giovane ed è un sognatore. E’ il momento giusto per cominciare a scrivere la propria storia, creare i propri eroismi e inventarsi le proprie vite. Un umano, ma non troppo umano.
Una volta lassù, scopre ciò che già sapeva, che esiste un altro modo di vedere il mondo. Dallo spazio, “le stelle appaiono davvero differenti e il pianeta terra è blu. Il pianeta terra è triste, e non c’è nulla che possa fare”.
Scopre anche che se qualcosa va storto – lassù nello spazio – mentre si esce per fare una passeggiata, non rimane molto da fare se non lasciarsi andare, “in modo davvero insolito”, alla perenne fluttuazione, alla morte infinita.

Benchè sia lontano centomila miglia, mi sento molto tranquillo.
E penso che la mia nave spaziale sappia dove andare.”

 

DUE (Ashes to ashes)

Ancora vecchio secolo. Undici anni dopo.
Il Maggiore Tom, perso nello spazio, alla fine è caduto sulla terra.
Voglio un’ascia per frantumare il ghiaccio. Voglio scendere subito.
L’urlo del silenzio mi sta uccidendo.”
Per diventare cosa. Un poeta. Un musicista. Un attore. Un duca. Un tossico. Un cattivo soggetto. Qualcuno con il quale è meglio non avere a che fare, come mette in guardia la vecchia filastrocca.
Mamma mi diceva che per fare bene le cose non dovevo perdere tempo col Maggiore Tom”.
Ne celebra il funerale un pierrot alla testa di un bizzarro corteo. In riva al mare. Alle spalle scogliere scoscese.
Cambiamenti. La vita si compie nella metamorfosi.

Sono felice. Spero sia felice anche tu.
Un lampo. Ma nessuna pistola fumante.
Ho amato tutto ciò che ho avuto bisogno di amare.
Seguono sordidi dettagli.”

 

TRE (Blackstar)

Nuovo secolo. Un ultimo azzardo. Il mondo è buio. Il cielo è scomparso.
Cosa resta del Maggiore Tom.
Riverso al suolo di un pianeta che forse è la terra, o forse solo il suo incubo, illuminato da un sole nero, tra rocce aguzze, avvolto nella tuta da astronauta. Una fanciulla ne apre il casco e ne rivela il teschio, incastonato di pietre preziose.
Non c’è più alcun posto a cui fare ritorno.

Una candela solitaria si erge
al centro di tutto
i tuoi occhi.”

Un altro corteo funebre accompagna il teschio, mentre lo scheletro del Maggiore Tom ancora fluttua nello spazio, irresistibilmente attratto dal sole nero.

Il giorno dell’esecuzione
solo le donne si inginocchiano e sorridono.”

Poi, tutto si compie. Appare il libro con la stella nera stagliato contro un cielo di finzione, azzurro e bianco.
David Bowie canta e danza, come cantano e danzano gli immortali, o le rock star, e fa smorfie beffarde, e gesti da monello. Mentre la morte implacabilmente avanza, per portarsi via gli uomini vuoti, gli uomini impagliati.

Qualcosa accadde nel giorno della sua morte.
Lo spirito si elevò e si fece da parte.
Qualcun altro prese il suo posto. E gridò con coraggio.
Sono una stella nera. Sono una stella nera.”

 

 

Grazie a Francesco Benozzo (a cui si deve anche lo spunto per questo RP) e ad Elena Lamberti, suadenti narratori di come i poeti – le loro storie – le cantino.

 

        

Ksenja Laginja, There’s a starman waiting in the sky, 2019

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