Rubrica Poeti che scrivono a poeti. Da Patrizia Sardisco a Orazio

Rubrica “poeti che scrivono a poeti”:
da Patrizia Sardisco a Orazio.

                  

   

Dato il successo riscosso fra gli autori e fra i lettori dell’inserto speciale di luglio 2013,  abbiamo deciso di istituire la rubrica “poeti che scrivono a poeti” nella quale pubblicheremo le “lettere” poetiche e anche le eventuali risposte ad esse che dovessero pervenire. Invitiamo dunque gli autori che hanno qualcosa da dire ai loro colleghi contemporanei o anche dei tempi andati ad inviarci le loro opere. 

In questo numero proponiamo la “lettera” di Patrizia Sardisco a Orazio.

    

 

Reciproco del marmo

lettera a Orazio e al suo Carpe Diem.

    

Indagando parentesi
le dismissioni affrettate
di una o di molte
aperture, e le barriere a chiudere
senza didascalia  né codice,  appurarsi
reciproco del marmo
la feritoia la crepa la gelosia lo sfiato
di un’ipotesi.
Non troncarmi le ore,
non liquidare in solido
le corse iperbariche
o le anossie di ieri:
è fame d’aria, ma umana
la fame di domani
questuare che il tempo volga a un poi,
fessurare le palpebre:
trova accesso la luce
– se Luce, Bianca, ha accesso
lascia che la Speranza flauti il passo nuovo
nella voce transeunte di ogni verbo

tn_klinger max

 

2 thoughts on “Rubrica Poeti che scrivono a poeti. Da Patrizia Sardisco a Orazio”

  1. Pat, alta poesia: mi è sembrata una contrapposizione al “carpe diem” di Quintus Horatius Flaccu, che non è quel “cogli l’attimo” (che in maniera spicciola abbiamo acquisito e alleggerito di significato nel tempo), piuttosto affonda le radici nella sua concezione di “otium” composto da autàrkeia e tranquillitas animi. Io continuerei la frase con “quam minimum credula postero”, cioè “confidando il meno possibile nel domani”: Orazio ci invita a vivere bene il presente.
    Ho notato, nella tua opera, un paio di parole, la prima “fessurare”, magnifica, e “transeunte”, quasi in disuso, che a me piace molto, mi piace il suo suono, la sua perfetta collocazione.
    Ho trovato notevole tutta la struttura.
    Ultima cosa, ho apprezzato l’impeccabile scelta dei dipinti: la quarta versione de “Isola dei morti” di Arnold Bocklin e il secondo che non ho mai visto. Di chi è?
    Una meravigliosa eccellenza.
    L.I.

  2. L’immagine di testata è quella dell’acquaforte che Klinger realizzò “copiando” la quarta versione de “L’isola dei morti” di Bocklin, che tu hai prontamente riconosciuto. L’immagine di chiusura è relativa ad un’altra opera di Klinger: “Prometeo liberato”.
    Grazie per il tuo bel commento.
    Emanuela Rambaldi per Versante Ripido.

Rispondi a Versante Ripido Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: