Il suono del grano di Mariangela Ruggiu, nota di lettura di Annalisa Rodeghiero

Il suono del grano di Mariangela Ruggiu, Terra d’ulivi ed., 2018, nota di lettura di Annalisa Rodeghiero.

    

    

Nel suono indicibile del grano circola la sensibilità di uno sguardo comprensivo di slanci di un’anima che si interroga sulla vita indagando ogni aspetto dell’esistere e delineando un percorso che attraversa il vissuto nelle cose che contano. Esse, viste inizialmente attraverso gli occhi bambini – quando l’amore aveva un’altra forma – si caricano di esperienze che modificano le aspettative e modificando insegnano oltre la solitudine, oltre il dolore, oltre la fatica e la paura/ (…) il mistero della gioia.
La solitudine è abitata da altre solitudini sorelle e, insieme alla sofferenza che si allarga ad altre sofferenze, diventa humus per l’atto creativo. Si procede accompagnati da una scrittura sensibile, autentica e meditativa, profonda eppure piana e lieve, dove l’intelligibilità del testo – privilegiando l’essenza della parola poetica – diventa pregio. E così sul fare poesia, leggiamo: io non volevo scrivere, oggi/ (…) ma tu mi chiami con questa voce che diventa/ un cordone ombelicale e sottolineamo: sarà scandaloso anche il nome di poesia/ ma non so come chiamarla/ questa voce che viene da lontano/ e mi attraversa come il sangue/ scortica. Ecco l’autenticità di Ruggiu, della sua scrittura, filo d’inchiostro di fronte alla neve.
Morte e vita, dolore e gioia si compenetrano e si specchiano reciprocamente in alternanza d’opposti nella consapevolezza della loro inseparabilità e allora la morte, per cui non si è mai pronti a partire da soli o a restare soli a guardare increduli senza sapere che era l’ultima volta,si alterna sempre alla vita: ma ho imparato da te a partorire.
Il suono del grano è anche ricerca d’amore al quale si arriva tramite l’amore/ per la presenza e per la mancanza, anche se in noi è tutto l’amore che ci manca, e che si declina con un altro alfabeto. Amore che è scelta quotidiana: non mi disegno le ali/ ma ogni giorno quando mi sveglio/ raccolgo tra le mani la vita/ la curo e la custodisco/ scelgo nel mio tutto possibile/ e liberamente ti amo e si afferma come forza vitale nella compiutezza dell’istante, nella perfezione del dono che andrebbe colto appieno, più che nella ricerca d’approdo o di compimento:

non cerca l’uscita
l’amore nel labirinto

non c’è un luogo da raggiungere
né casa da abitare
non c’è il tempo dell’attesa
né del compimento 

è la perfezione dell’istante
l’incanto del non luogo
l’essere e lo svanire
tra la siepe del bosso 

e le tue mani.

L’amore come dono e mistero di cui andrebbe colta la perfezione senza nulla togliere all’altro mentre noi cerchiamo sempre l’ombra (…)/ guarda guarda le rose/ fioriscono di bellezza inconsapevole/ e si danno fino a sfiorire.
Ma l’amore non rimane una questione privata e sa allargarsi alle creature tutte, diventando compassione, nel senso etimologico del termine, un sentire insieme, dove tutto vibra doloroso e vero nella tragedia dell’ingiustizia sociale e delle guerre. Nascono così versi umanissimi di solidarietà nei confronti di uomini e bambini, vittime sacrificali:
«io mi vergogno delle mie calde coperte/ delle giustificazioni che altri dicono per me» p. 75
«alla logica della guerra non ho armi da opporre/ niente disarma la convenienza / e diventa un macigno il dolore» p.78
«tante volte la notte mi ha ucciso/ ed io ho ucciso i miei figli» p.78
«i bambini affamati ci divoreranno domani/ avranno il ricordo della fame negli   occhi/ e di noi che mangiamo indifferenti» p. 76
«certi figli/ hanno il cuore atrofizzato/ (…) hanno coltelli al posto delle dita» p. 79
«gli uomini si stanno perdendo/ nascono senza Madre» p. 90

Ancora una volta nella forza di una Natura che si fa simbologia esistenziale è l’antidoto, nelle sue continue rinascite, nel suo mare d’immensi silenzi, nei suoi prodigiosi insegnamenti: impariamo il senso dagli alberi/ lasciano germe dormienti prima degli strappi/ è un invito la leggerezza delle foglie.
La sfida sta nel riuscire a cogliere ciò che la Madre, attraverso i suoi segni, ci indica, la sfida è nel farne memoria,

 (…) diamo acqua alla memoria
fiorirà in tempi di guerra
ora che l’odio lo spezziamo come il pane
e l’amore è dentro il fosso, nascosto (…)

      

in apertura Ksenja Laginja, Natural Sacred Geometry II

2 thoughts on “Il suono del grano di Mariangela Ruggiu, nota di lettura di Annalisa Rodeghiero”

  1. grazie di cuore ad Annalisa Rodeghiero per questa bellissima lettura e a Versante Ripido per l’accoglienza

  2. Pensavo di leggerlo un poco alla volta ma, come ipnotizzata dal suono delle parole e dal senso profondo, non ho potuto smettere sino a « ci son poesie che non si possono scrivere ».
    Mariangela racconta: istanti, esperienze, sensazioni, emozioni e sentimenti che ognuno di noi incontra nel comune cammino. Le sue parole risvegliano in noi ricordi sopiti o nascosti. Dolcemente, leggendo, si entra in contatto con il proprio profondo. Grazie.
    D.V.

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