Si china col corpo e coi capelli, poesie di Laura Liberale

Si china col corpo e coi capelli, poesie di Laura Liberale.

    

    

La veglia e la vestizione dei defunti: quasi un rituale.
La parola di Laura Liberale nell’operare in pietas e misericordia al tempo del transito.
Silvia Secco

    

Da Unità stratigrafiche, sezione Tanatoestetica (raccolta inedita)

    

alla signora S. hanno aperto gli occhi per mostrarceli
la signora S. l’hanno estratta dal frigo e ora trasuda brina
è un pezzo d’inverno che si prepara a cedere a colliquare
il globo oculare ha un colore ottuso che non riconosciamo
qualcosa che vorremmo affondare sotto il peso di due monete

alla signora S. hanno sigillato le labbra con il Pattex

i piedi li diresti di una bambola

*

i morenti se ne vanno
facendo sbattere finestre a chilometri di distanza

al fremito dei vivi rispondono:
se ci sentiste dentro anziché fuori
(nel sangue che rallenta
nel fiato che s’ingorga nella gola)
sarebbe forse minore lo spavento?

*

la vicinissima alla morte
non parla più ma tutti segue
con lo sguardo, si assicura
alla cordata dei vivi, perimetra
lo spazio che resta in luce
e quello che invece imbuia
alla più giovane di noi elargisce
una smorfia ipossica
un sorriso che vorremmo
già oltre la fatica

*

si china sul suo morto e coi capelli
gli asciuga la bocca gli spinge in gola
le parole silenziate che schiumano

*

    

Dalla sezione Animal-Animot-Animort

     

essere due corpi
uno che abbraccia l’altro che muore

essere due corpi
uno che affonda i capelli nel fiato dell’altro
che batte la terra che piange:
bevete la morte
è schiuma versata dal rhyton
della mia testa

eppure lei si è gettata
come strame
e ripara
come strame
ripara

     

Nel 2015, a Malaga, Virginia Ruiz irrompe nell’arena e abbraccia il toro a cui sta per essere inferto il colpo mortale.

*

“In memoria della
devozione di
Tip
cagna da pastore
che stette accanto
al corpo del suo padrone morto,
il sig. Joseph Tagg,
sulla brughiera di Howden
per quindici settimane
dal 12 dicembre 1953
al 27 marzo 1954″

E comunque dove si poteva andare?
Non a mettere in allarme, ché di rimediabile non c’era niente.
Non a casa, e il perché è fin troppo ovvio.
Si poteva girare in tondo, allontanarsi per un breve tratto, come presi da una smania
e poi tornare subito indietro, a infilarsi nelle pieghe familiari:
l’incavo dell’ascella, tra guancia e orecchio, sotto il dorso della mano
anche quando il vecchio odore scompariva nel nuovo.
Si poteva farsi passare l’inverno addosso, vegliare sull’osso
virtuosamente placare la fame altrove
ripararsi dove il centro dello sguardo mai lo perdesse 

*

come svanisci, amato
ti nebulizzi piano
particole di te si innalzano
frammiste ai vortici di polvere
vai disperdendoti
ed è impossibile afferrare
i tanti in cui ti sfai, tenerti

si guarda ciò che avviene
senza saperti dire se la luce
viene da te, dal tuo pulviscolo
o dalla lampada, o da entrambi

     

Il marito di C.V. morì a 52 anni improvvisamente, nel sonno, il 7 dicembre del 1995. Nei giorni precedenti, i suoi due cani si comportarono in modo strano: seduti ai suoi piedi, non smettevano di fissarlo. La notte del 6 dicembre uno gli strofinò il muso addosso e l’altro gli porse la zampa.

*

     

Nota biografica

Laura Liberale è laureata in Filosofia, dottore di ricerca in Studi Indologici e ha conseguito il diploma del master Death Studies & the End of Life. Da diversi anni tiene corsi e seminari di scrittura creativa e di Cultura e Filosofia dell’India. Ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi di poesia e narrativa. Suoi testi sono apparsi su riviste e antologie. Ha pubblicato i romanzi Tanatoparty (Meridiano Zero, 2009), Madreferro (Perdisa Pop, 2012), Planctus (Meridiano Zero, 2014); le raccolte poetiche Sari – poesie per la figlia (d’If, 2009), Ballabile terreo (d’If, 2011, premio Mazzacurati-Russo 2011), La disponibilità della nostra carne (Oèdipus, 2017, premio Lorenzo Montano 2017, 2° posto ex aequo Premio Anna Osti 2017); i saggi indologici I mille nomi di Ga(Edizioni dell’Orso, 2003), I Devīnāmastotra hindū – Gli inni purāici dei nomi della Dea (Edizioni dell’Orso, 2007), I nomi di Śiva (Cleup, 2018). È presente tra gli autori di Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012).

    

Laura Liberale – in apertura Ksenja Laginja, L’era della dissonanza, frame

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