Sotto il cielo di Lampedusa, presentazione di Claudia Zironi

Antologia Sotto il cielo di Lampedusa, Rayuela Edizioni 2014 a cura di 100TPC Bologna. Presentazione di Claudia Zironi.

   

   

Dalla prefazione di Erri De Luca leggiamo:

I versi di questa raccolta somigliano a onde, stanno in una corrente che accompagna. Mettersi è il verbo di chi deve andare allo sbaraglio di un’emigrazione: mettersi nel viaggio. E’ carovana, pista nel deserto, in mani di mercanti di persone. Sono i peggiori: di qualunque altra mercanzia avrebbero premura di custodia e consegna.

Il corpo umano è diventato la più redditizia delle merci. Occupa poco spazio e pure se non sbarca, non arriva a destinazione, ha pagato lo stesso.

Naufraga da invincibile. Non può essere fermata la spinta di chi ha smesso di aspettare. Ogni persona delle miriadi che si mettono nel viaggio, si stacca da un’oppressione e si sporge sul vuoto. Questi versi plurali, irregolari, non possono riempirlo, ma vogliono tenere compagnia alla vita sospesa dei viaggianti.

Si dà un gran da fare il capomastro dei miracoli a strappare dall’annegamento le manciate di salvi afferrati per i capelli, mentre il resto diventa plancton, alga, corallo.

Ma nessuno è salvo: chi conserva la vita conta perdite di affetti e di sogni, rinchiusi nei sacchi da obitorio di tutti coloro che non ce l’hanno fatta e sono approdati cadaveri, perduti in fondo al mare con  coloro che non avranno neppure un nome scritto su una lapide, rinchiusi nei centri di accoglienza, avviliti su un marciapiede a battere, sfruttati in un campo dove si raccolgono pomodori, infreddoliti a un semaforo a lavare vetri guardando con rancore i conducenti delle auto, schiacciati da una trave sotto un capannone crollato, schiantati al suolo da un’impalcatura malferma, rimasti con la famiglia di origine al Paese natale.

Quando il 3 ottobre 2013 gli italiani hanno visto scorrere sui telegiornali le immagini della disperazione, delle ricerche vane, dei corpi raccolti sulle banchine di Lampedusa, e gli italiani hanno ascoltato gli ipocriti mea culpa, le accuse, le polemiche e i pianti, anche i poeti erano in ascolto. Tanti di loro hanno sentito di dover scrivere dell’accaduto: quale miglior modo per non dimenticare, in questa epoca in cui tutto scorre velocemente e se ne va dalle memorie, che lasciare una testimonianza scritta? Oggi la velocità, il consumismo della tragedia sono lavaggi rapidi per coscienze trattate con sostanze antimacchia. L’espiazione della colpa avviene davanti alla TV, in poche ore di contrizione, e con discussioni fra amici su qualche social network su quanto è brutto il mondo e su cosa si potrebbe o si dovrebbe fare per impedire l’ingiustizia e lo sfruttamento. E questo solo se si ha l’animo gentile e una certa predisposizione ideologica. Altrimenti la tragedia diventa addirittura motivo di becero festeggiamento, per chi ha la mente ottenebrata dalla paura dello straniero e del diverso.

copertinaMa il poeta scrive, e altri, poeti attivisti nel sociale, frugano con pazienza per giorni nei social network, nei blog e fuori dalla rete alle manifestazioni di solidarietà per raccogliere questo materiale, renderlo di pubblica e libera fruizione tramite il sito GLOB011, organizzarvi attorno eventi fisici di lettura e testimonianza diretta dai sopravvissuti ed infine farne un libro, un volume che rimanga a ricordare e tramandare a lungo l’accaduto per chi avrà voglia di sapere, di andare a fondo e di agire. Contro i colpi di spugna che vengono perpetrati continuamente nei confronti della storia dei vinti.

Grazie alle persone dell’organizzazione 100 Thousand Poets for Change – Bologna c’è un’onda di reperti scritti, di immagini, di azioni che è stata incanalata a formare una corrente duratura che non potrà essere ignorata e cancellata.

Questo libro ha un buon contenuto poetico, godibile e fruibile da parte dei lettori più disparati, ma il suo vero valore è simbolico e risiede nel suo significato globale. Dunque, un libro da leggere ma soprattutto da acquistare per spingere il cambiamento e per dare un futuro migliore all’umanità intera.

Segnalo che il 10% del ricavato (la percentuale di solito destinata agli autori) andrà  all’organizzazione EYSNS Eritrean Youth Solidarity for National Salvation che assiste i profughi e diffonde informazioni circa la situazione politica eritrea, causa prima di fuga da quel Paese verso l’Italia.

Hanno offerto i propri contributi poetici a questa antologia:

Anna Albertano, Khaled Soliman Al-Nassiry, Hamid Barole Abdu, Bartolomeo Bellanova, Bietelihem Berhane, Alessandro Bon, Cristina Bove, Bruno Brunini, Jorge Canifa Alves, Alessandra Carnaroli, Nadia Cavalera, Roberto Cavallo, Elena Cesari, Gianfranco Corona, Rosana Crispim Da Costa, Asmae Dachan, Francesco Dal Corso, Alessandro Dall’Olio, Luca De Risi, Antonio Devicienti, Patrizia Dughero, Leila Falà, Giulia Fantoni, Fernanda Ferraresso, Giulia Angela Fontana, Caterina Franchetta, Paolo Gagliardi, Federica Galletto, Giovanna Gentilini, Fabia Ghenzovich, Chiara Giangiordano, Annamaria Giannini, Lucia Guidorizzi, Valdo Immovilli, Selam Kidane, Mohamed Malih, Marina Mazzolani, Awa Meite Van Til, Karim Metref, Anna Milici, Antar Mohamed Marincola, Gassid Mohammed, Annamaria Moscatiello, Mara Paltrinieri, Maria Chiara Papazzoni, Riccardo Paradoz, Sebastiano A. Patanè Ferro, Graziamaria Pellecchia, Pina Piccolo, Poetainazione, Graziella Poluzzi, Brenda Porster, Susanne Portmann, Patricia Quezada, Valeria Raimondi, Marco Ribani, Maria Angela Rossi, Nina Sadeghi, Meth Sambiase, Maria Sardella, Francesco Sassetto, Katia Sassoni, Silvia Secco, Giacomo Sferlazzo, Warsan Shire, Antonella Tavarella, Maria Luisa Vezzali, Visar Zhiti, Claudia Zironi

Dall’antologia vi proponiamo in lettura tre poesie:

Non voglio più bagnarmi in questo mare
di Marco Ribani

Non voglio più bagnarmi in questo mare
di sepolti vivi. Non lo vedete anche voi che la mattina
il mare non gode più l’azzurro e sulla battigia le alghe
sono nere come se fossero capelli e le piccolissime
conchiglie somigliano ai dentini di lattanti
Non lo vedete anche voi che le stelle marine
hanno cinque dita?

E non sentite quando è l’ora della calma piatta
che anche il vento si arrende e dal profondo emerge
un cono di silenzio illuminato dalla luna. Non sentite che
sono le storie che premono nell’aria per essere raccontate?

Sono Amir, vent’anni e mi dispiace, ditelo ai miei, che sopratutto
mi dispiace per i soldi che non potrò restituire, e poi mi dispiace
che sono morto per primo. Non se lo meritavano. Un figlio così
debole. Mi piacerebbe che qualcuno mettesse una croce
su una piccola boa con il mio nome ” Qui in questo mare
si è dissolto Amir colpevole di essere innocente”
Mi piacerebbe che tutti avessimo per ricordo una piccola boa
sopra di noi in cima la mare.

Non voglio più bagnarmi in questo mare.
Non li sentite i canti? Ancora credete che sia vento?
Il primo verso dice: Ci avete rubato l’orizzonte poi ciascuno
prega nella propria lingua.
Il secondo verso dice: Ci avete rubato la speranza e ancora
ognuno prega nella propria lingua
e il terzo verso dice: I poveri non hanno forse diritto a un orizzonte?
e il quarto invece: I poveri non hanno nemmeno diritto a una speranza?
Poi per tre volte ripetiamo: Siamo morti di silenzio e vuoto.
Di silenzio e vuoto siamo morti.

*

Lampedusa
di Alessandro Dall’Olio

Da una terra di nessuno ti ritrai
tra queste onde di mare,
onde di male
che addentano il fiato,
da riempire di pedate
onde da picchiare,
come un bambino in riva
che prende a calci il mare.

Ti muovi dagli spigoli di sole
che non puoi schivare,
nessuno lo può fare.
Nessuno.

Perduto in una vita perduta
dai nomi che possiedi.
Non si asciuga mai la paura.
Non si secca. Mai.

Sconfitto, a sparire lento
nelle ossa
bianche
d’odio tramandato,
a ricordare sempre
per sempre
tra le gambe
il rumore
del gorgo.

*

Tredici
di Silvia Secco

Dove il mare arriva stiamo in tredici
fradici a guardare tredici paia
di piedi nel fuoriuscire dai sacchi
sacchi di sogni e di sale
sabbia nei tredici sacchi
sabbia e sale e l’acqua in luogo dell’aria
a riempire i polmoni. E i piedi

tredici paia:
tratti somatici adatti alla platea
dei telegiornali. Tredici paia
uguali in tutto e per tutto al mio paio
da lontano da dove li guardiamo
scordarsi dei passi, annerire.

Degli ultimi tredici passi
chi ci verra’ a dire? E dei nomi?
Tredici nomi nominati, pianti
pensati, gridati nomi affidati
a un dio in tutto e per tutto uguale
al mio: come lui sordo, dove il mare
giunge e aggiunge altri tredici al totale.

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Gentile lettore, all'autore di questo articolo farà molto piacere se vorrai lasciare un commento.

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